Cheminade su La Voix du Nord: candidato contro il “sistema delle banche casinò”

Pubblichiamo l’intervista di Jacques Cheminade a La Voix du Nord:

Qualificato per la terza volta, il candidato di Solidarité et Progrès, discepolo dell’americano Lyndon LaRouche, si considera come unico oppositore dell’ordine finanziario internazionale.

D: Nel nostro sondaggio di BVA pubblicato questo venerdì, Lei è a meno dello 0,5%. La Sua candidatura è veramente utile?

JC: Io sono per uno scrutinio diverso, nel quale si potrà assegnare un voto tra 1 e 20 e designare colui che avrà ottenuto il voto migliore. Non si avrà più il gioco dell'”elimino o rifiuto colui che non conosco”, ma vi sarà una scelta personale. I francesi detestano il solipsismo della vita politica francese. Rappresento questa attesa di rinnovamento.

D: Lei ha molti concorrenti, su questo piano!

JC: Sì, ma nessuno affronta il vero problema. Questa settimana l’Obs si domanda dove sia finito il tema “il nostro nemico è la finanza”. Ebbene è finito presso di me. Sono io ad aver sviluppato il tema dell’occupazione finanziaria. Avevamo 239 miliardi di debito nel 1979; oggi il debito è a 2170 miliardi e nel frattempo abbiamo pagato 1400 miliardi di interessi. Prendiamo a prestito per pagare interessi sul debito. Il denaro non va più allo sviluppo, ma a un sistema di banche casinò che mantengono assieme questo sistema.

D: Lei vuole uscire del dominio della City e di Wall Street e al contempo vuole uscire dell’euro…

JC: L’euro è diventato disgraziatamente un ingranaggio di questo sistema internazionale, con Mario Draghi. Non per nulla lavorò per Goldman Sachs e il Sig. Barroso vi fa ritorno. L’Europa stessa è diventata un intermediario per i lobbisti. Ve n’erano settecento allorché rappresentavo la Francia a Bruxelles, ve ne sono 30 mila oggi. Avevo sostenuto il piano Delors quando l’euro era legato a progetti; ora non lo è più. Bisogna ristabilire una vera Europa che riunisca i Paesi che possono armonizzarsi socialmente e fiscalmente, e avere una moneta comune.

D: Lei promette cinque milioni di posti di lavoro. Come fa?

JC: No, prometto di condurre una dura battaglia. Bisogna far saltare il catenaccio europeo che non consente una politica di credito pubblico nell’ordine di 100 miliardi all’anno finalizzati a progetti che permettano successivamente un rimborso. La Francia si rifondò nel dopoguerra tramite il credito, e non con il risparmio né con la rendita. Oggi abbiamo bisogno di un nuova ricostruzione, rivolta a tutte le tecnologie del futuro.

D: Lei si vanta di raccomandare la ricerca sul nucleare. Non crede alle energie rinnovabili?

JC: Ad alcune sì. Credo molto nell’energia solare in Africa, per piccole centrali locali. Ma non per un Paese come la Francia. Abbiamo sfigurato il paesaggio per niente, con le pale eoliche. Il futuro sta nel nucleare, e nella fusione termonucleare che prepariamo nel progetto ITER. Questo progetto non è immediato, pertanto si ha bisogno di operare la saldatura con i reattori esistenti.

D: Lei non chiuderà la centrale d Fessenheim?

JC: Se l’agenzia di sicurezza nucleare mi dice che occorre chiuderla lo farò, ma non ho una visione ideologica nel merito.

D. Perché vuole annullare la fusione delle regioni?

JC: Parlo delle grandi regioni così come sono state fatte. È un po’ folle aver creato una sola regione con la Champagne, le Ardenne, l’Alsazia e la Lorena! Bisogna fare regioni che corrispondano a una volontà di vivere in comune e conferire loro dei mezzi e una fiscalità al loro livello. Propongo un credito d’imposta regionale per l’industria per coloro che vogliano investire nella propria regione, in quanto vi credono. Marine Le Pen vuole eliminare le regioni: è aberrante. Bisogna al contrario fare una politica di coordinamento tra i diversi gradi territoriali basata sul principio di sussidiarietà. Tutto quel che possiamo fare a livello del comune, deve essere fatto.

D: A qualche candidato “anti-sistema” si sente più vicino?

JC: Molti dicono che sono anti-sistema, mentre ne sono il prodotto più collaudato. Il dramma di questa campagna è che i francesi vogliono uscire del solipsismo e vedono tra i candidati principali soltanto persone che provengono dall’ordine stabilito; persone che hanno ereditato della loro famiglia, come Marine Le Pen, oppure sono ex assistenti parlamentari che sono stati promossi, oppure – come Mélenchon, senatore da trent’anni – promossi da François Mitterrand e ora nell’alleanza bolivariana!

D: Si candiderà ancora nel 2022?

JC: No! Ho molti giovani intorno a me, assai qualificati. A ogni modo, prima del 2022 la Francia dovrà affrontare lo tsunami finanziario che si avvicina. Un rapporto del Senato dice che tutti gli ingredienti sono riuniti. Persino Fillon l’ha riconosciuto durante il Grand Débat. Il debito non può più essere rimborsato, tanto per la Francia quanto per la Grecia. Bisogna valutare quello che sarà rimborsato in quanto legittimo e quello che dovrà beneficiare di una moratoria. Se non sarà fatto, il sistema diventerà estremamente distruttore.

Lei si definisce come un “gollista di sinistra”. Non è propriamente il profilo del Suo ispiratore americano Lyndon LaRouche, complottista e classificato di estrema destra…

JC: La stampa francese ingoia tutte le menzogne provenienti dagli Stati Uniti su Lyndon LaRouche. Finge di non vedere che già nel 1976 promuoveva un nuovo ordine economico internazionale. Si è sempre battuto contro ciò che anche egli chiamava la “dittatura finanziaria”, espressione impiegata da François Mitterrand. Si è anche battuto assieme all’allora Presidente messicano Lopez Portillo per una moratoria sul debito del Messico. Oggi ha novantaquattro anni e sua moglie si batte per la “Nuova Via della Seta” verso la Cina.