Che ruolo svolgono i britannici nello schianto dell’A321M russo nel Sinai?

Durante la videoconferenza del LaRouchePAC venerdì scorso, l’ultima domanda posta al leader politico americano era sul volo russo A321M che si è schiantato nel Sinai sabato scorso. Circolano notizie non confermate – ha detto l’ascoltatore – secondo cui l’aereo sarebbe stato abbattuto da una bomba, affermazione contestata da Egitto e Russia. Il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond ha dichiarato che la Gran Bretagna ha vagliato la situazione, inclusa la rivendicazione dell’ISIS dopo lo schianto, giungendo alla conclusione che questa sia una possibilità concreta. Se questi resoconti saranno confermati dall’inchiesta in corso, che azioni potrebbe prendere il governo russo contro i responsabili di questo crimine?

Ha risposto Jeff Steinberg, capo del counterintelligence dell’EIR. Riportiamo integralmente la sua risposta.

“Prima di tutto, ritengo che la mossa del ministro degli Esteri britannico sia inusitata e riprovevole. I britannici non svolgono alcun ruolo nell’inchiesta. Se disponevano di intercettazioni che suggerivano che i terroristi pianificavano un simile attacco, la domanda da porsi è perché non abbiano informato le autorità egiziane e russe? In realtà i britannici hanno teso un’imboscata al Presidente egiziano el-Sisi, visto che Hammond ha fatto queste dichiarazioni proprio mentre el-Sisi stava per arrivare a Londra per una visita di stato, annunciando al contempo che la British Airways avrebbe sospeso tutti i voli per e dall’Egitto.

Quindi i britannici ed anche Obama stanno giocando sporco, perché un funzionario anonimo dell’amministrazione Obama ha dichiarato alla Reuters che gli Stati Uniti concordano con la Gran Bretagna su queste conclusioni affrettate (…). La risposta di LaRouche è che prima di tutto bisogna lasciar condurre l’inchiesta ai russi. I russi sono perfettamente in grado di condurre un’inchiesta forense per stabilire che cosa sia accaduto. E per la natura dell’area in cui è avvenuto lo schianto, il deserto del Sinai, sarà possibile recuperare tutti i resti dell’aereo e le scatole nere, anche se una è lievemente danneggiata. Avendo a che fare con persone competenti, che hanno interesse a scoprire la verità sull’accaduto, è bene lasciare che siano i russi a fare il loro lavoro, come ha dichiarato LaRouche. Oggi il capo dei servizi di intelligence russi, Alexander Bortnikov ha rilasciato una dichiarazione trasmessa oggi sul canale televisivo russo Pervij Kanal, che ora leggerò:

‘Dobbiamo ottenere dati oggettivi e verificati sui motivi dello schianto dell’aereo. Ciò è necessario al fine di indagare sulle cause del disastro e per poter informare il pubblico. Questo lavoro va fatto nel modo più meticoloso, con tutto il tempo che richiede, e voglio dichiarare che finché non avremo stabilito le cause reali di ciò che è accaduto, ritengo inappropriato sospendere i voli civili russi in Egitto. Si tratta principalmente di voli turistici. Al contempo, riteniamo necessario cooperare attivamente con le autorità egiziane nell’inchiesta sulle cause del disastro’

Lo stesso canale televisivo ha citato anche il portavoce del Presidente Putin, Peškov, che ha dichiarato che il Presidente concorda con le raccomandazioni di Bortnikov, aggiungendo che ‘fermare i voli non significa che la versione secondo cui si tratta di un atto di terrorismo venga considerate la principale nell’inchiesta sul disastro aereo. Gli esperti continuano a non escludere niente, inclusa la possibilità di un’esplosione sull’aereo in volo’.

Per rispondere alla domanda su che cosa dovrebbero fare i russi, credo che la risposta sia ovvia, e i russi lo stanno già facendo. Dal 30 settembre Mosca conduce una campagna per sconfiggere le reti terroristiche che operano in Siria. Al contempo hanno avviato uno sforzo diplomatico per porre fine a una guerra che dura da cinque anni. Questo avrà implicazioni importanti per la situazione in Iraq, in Libano e in altre parti del Medio Oriente. Quindi, di fatto, Putin ha già preso una decisione e ha lanciato un’operazione contro lo Stato Islamico ed altri gruppi jihadisti alleati sponsorizzati da paesi come l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia. Se si scoprisse – e ancora una volta, è prematuro dare giudizio su questo – che lo Stato Islamico o gruppi ad esso affiliati sono coinvolti in un attentato contro quel volo, la risposta sarebbe un’escalation della campagna contro l’ISIS. Qual è l’infrastruttura con cui è stata condotta l’operazione, se viene provato che era un bomba piuttosto che un guasto meccanico? Stiamo parlando dell’ISIS, del Fronte al-Nuṣra, di al Qaeda e, in ultima analisi, di tutte le operazioni che sono state il frutto della politica delle presidenze Bush e Obama, e dei governi Blair e Cameron in Gran Bretagna. Quindi, tutte le strade portano a quel che abbiamo detto all’inizio di questa trasmissione stasera, ovvero a quello che l’ex capo della Defense Intelligence Agency (DIA), il generale Michael Flynn, ha dichiarato ad Al Jazeera, e ripetuto in interviste successive ai media americani e russi: il Presidente Obama e la sua amministrazione erano stati avvertiti del fatto che le azioni intraprese dagli Stati Uniti in località come Bengasi, in Libia, avrebbero alimentato la crescita delle organizzazioni jihadiste. I moniti sono stati ignorati, anche se già nel 2012 la DIA aveva anticipato la possibilità della creazione di un califfato jihadista in alcuni territori di Iraq e Siria.

In altre parole, il capo della DIA ha dichiarato pubblicamente che il Presidente Obama ha promosso una politica che ha creato l’ISIS. Quindi se dall’inchiesta risulterà che si è trattato di una bomba, bisognerà risalire nella catena di comando politica e logistica, come abbiamo discusso questa sera.”