Aumento dei prezzi energetici: è l’iperinflazione, sciocco!

Gli aumenti del 15-30% delle bollette elettriche e del gas che stanno colpendo tutta l’Europa, già di per sé dolorosi, non sono che una frazione dell’aumento drammatico del prezzo gas sui mercati spot, salito del 280% dall’inizio dell’anno. Siamo vicini alla definizione tecnica di iperinflazione, che convenzionalmente si ha in presenza di un aumento costante del 50% su base mensile.
Mentre la causa diretta dell’esplosione dei prezzi dell’energia va ricercata nella politica di “transizione ecologica”, che ha costretto i produttori e i distributori a spostarsi dal carbone al gas, la dinamica iperinflazionistica era in moto da tempo e cercava solo un’opportunità per dilagare. Infatti, i prezzi delle merci erano esplosi già un anno fa, trascinando alle stelle i prezzi di rame, legname, grano ecc. Come oggi, allora i rappresentanti dell’establishment spiegavano il fenomeno con una teoria da “killer solitario”, e cioè che l’aumento della domanda sarebbe causato dalla ripresa dell’economia cinese.
Oggi, il “killer solitario” – anzi, i “killer solitari” – sarebbero Eolo che ha smesso di soffiare sul Mare del Nord e l’aumento del prezzo della CO2 che ha reso il carbone troppo costoso. In più, quel losco figuro di Putin se ne approfitta chiudendo i rubinetti del gas all’Europa.
Sicuramente, la défaillance delle rinnovabili, in special modo nelle eolico-dipendenti Gran Bretagna e Germania, è un fattore reale, così come lo è la scellerata decisione di raddoppiare il prezzo delle emissioni di CO2 per promuovere la “transizione climatica”. Tuttavia, questi fattori hanno offerto ai mercati finanziari delle opportunità da tempo attese per scatenare un attacco speculativo. Infatti, se fosse solo il meccanismo della domanda e dell’offerta a determinarli, i prezzi non salirebbero in modo iperinflazionistico; lo fanno perché il prezzo di tutte le merci – compresa la CO2, che è negoziata come se fosse una merce – è determinato dalle scommesse sui mercati a termine. In altre parole, la domanda di una merce è moltiplicata dagli speculatori, che creano una scarsità artificiale e prezzi astronomici.
Ciò che si dipana sotto i nostri occhi e colpisce dolorosamente le nostre tasche è l’atto finale della crisi del sistema finanziario globale che, come Lyndon LaRouche (foto) ha ripetutamente sostenuto, era già fallito decenni fa. Ci sono solo due alternative: o il sistema si disintegra attraverso una reazione a catena di bancarotte finanziarie o tramite una fiammata iperinflazionistica nel caso che le banche centrali insistano nel continuare la politica monetaria espansiva. Il Green Deal, o transizione climatica, è il tentativo di percorrere la seconda strada dietro il pretesto dell’emergenza climatica.
In un webinar su “Economia e Finanza dell’Ideologia Climatica”, tenutosi il 21 settembre scorso, l’economista Mario Giaccio ha rivelato che una fonte altolocata alle Nazioni Unite gli ha confessato che “il sistema economico mondiale è obsoleto; non si può più ‘estrarre’ abbastanza valore, quindi bisogna cambiarlo”. Ciò che emerge è “il tentativo di riorganizzare finanziariamente l’economia mondiale usando il clima come scusa”. (https://www.youtube.com/watch?v=bn1nSOpZ984, min. 1:40:24).
Questa schietta confessione prova quanto questa newsletter ha sempre sostenuto e smaschera anche la storiella dell’inflazione “transitoria” propinata dalle banche centrali. L’aumento dei prezzi al consumo è pianificato allo scopo di “estrarre” valore dall’economia fisica in un atto finale di cannibalizzazione. Infatti, la politica monetaria espansiva è arrivata al capolinea, con tassi negativi su tutti i mercati finanziari e sempre meno opportunità di espansione della bolla speculativa. A causa del fatto che le banche centrali acquistano ogni sorta di “monnezza”, persino i rendimenti dei titoli ad alto rischio, i cosiddetti “junk bonds”, sono crollati. Per sopravvivere, il sistema finanziario necessita di un grande volume di ricchezza saccheggiata in un modo o nell’altro da consumatori, imprese e contribuenti. L’alternativa sarebbe una riorganizzazione fallimentare del sistema stesso, cosa che le attuali élite vedono come il diavolo.
In questo contesto, l’approccio scelto dalle autorità cinesi verso l’insolvente gigante immobiliare Evergrande è esemplare. Se Evergrande fosse un’impresa occidentale, rientrerebbe nella categoria “too big to fail” e otterrebbe senza discutere un salvataggio pubblico e i soldi dei contribuenti finirebbero nelle tasche degli speculatori internazionali che hanno acquistato obbligazioni al 14% di interesse. Invece, il governo cinese lascerà a secco quei creditori, abbandonando a sé stesse le parti speculative e salvando solo i clienti che hanno anticipato i soldi per la casa, che otterranno un appartamento o il rimborso.
In conclusione, l’inflazione dei prezzi al consumo non è casuale: è la conseguenza della decisione delle banche centrali di mantenere in piedi un sistema fallito, sia saccheggiando valore dall’economia fisica, sia forzando una riduzione del debito globale con l’inflazione. Tuttavia, chi si illude di poter controllare l’inflazione in un sistema inondato di liquidità non ha fatto i conti con la realtà. Gli alti aumenti dei costi dell’energia stanno già colpendo le attività produttive e avvisando di un prossimo crollo dell’economia fisica.
Siamo ancora in tempo per evitare che si scateni l’inferno se riorganizziamo il sistema finanziario secondo i criteri della famosa legge Glass-Steagall, affossando la finanza speculativa, regolando i mercati globali delle merci e avviando un programma di ripresa come quello recentemente rilanciato dalla The LaRouche Organization (TLO) nel rapporto “Il prossimo miracolo economico USA sulla Via della Seta” (The Coming U:S: Economic Miracle on the New Silk Road) https://laroucheorganization.nationbuilder.com/returning_to_the_american_system_the_coming_us_economic_miracle.