A lezione di sofismo da Draghi

di Claudio Celani, Vicepresidente di MoviSol

Nell’ora di filosofia si studiavano i sofisti, gli avversari di Socrate, come esempio negativo. I sofisti sono coloro che, negando il valore della verità, “fanno uso di ragionamenti cavillosi” (Dizionario Sabatini-Coletti della lingua italiana) per prevalere. Mario Draghi deve averli studiati bene, perché la risposta che ci ha dato il 2 agosto scorso alla conferenza stampa della BCE a Francoforte può essere considerata un caso da manuale.

Gli abbiamo chiesto:

“Mr. Draghi, lo scandalo Libor ha creato un clamore a favore della separazione bancaria. I contribuenti non vogliono più sborsare un centesimo per salvare banche che non solo fanno gioco d’azzardo, ma truccano anche le scommesse. In Gran Bretagna c’è una vera e propria fazione, compresa la banca centrale, che chiede la completa separazione bancaria, e negli Stati Uniti sono già più di 80 i congressisti che hanno firmato una proposta di legge per la reintroduzione di Glass-Steagall; e persino il ministro delle Finanze tedesco Schaeuble ha detto questa settimana che non si opporrebbe a una riforma del genere.”

“Poiché lei è personalmente associato alla legge che in Italia ha abrogato il vecchio regime di separazione bancaria, col senno di poi, se la sente di unirsi a Sandy Weill, l’architetto dell’abrogazione di Glass-Steagall negli USA, nel dire: ‘Abbiamo fatto un errore e dovremmo tornare alla completa separazione tra banche commerciali e banche d’affari’?”

Draghi ha risposto:

“Se lei paragonasse mele a mele, direi di si, ma lei invece mette insieme mele e pere. La legge a cui si riferisce non aveva niente a che vedere con la discussione attuale. Non c’erano banche d’investimento da fondere con le banche commerciali in Italia a quell’epoca. L’unica separazione che c’era era quella tra banche che potevano operare a breve e banche che potevano operare a lungo termine. Il grande progresso che abbiamo fatto all’inizio degli anni Novanta è fondamentalmente stato quello di dire alle banche che potevano fare entrambe le cose, per cui il tema non fu neppure considerato. L’unica banca d’affari che c’era all’epoca, Mediobanca, è rimasta quello che era: una banca d’affari. Perciò, il tema non si presentò.” [1]

Risposta tanto formalmente esatta quanto capziosa. E’ vero che in Italia esisteva un regime di “specializzazione” piuttosto che di separazione bancaria, ma nei fatti era lo stesso. Infatti, che cos’è l’investment banking se non la commistione tra il breve e il lungo termine? Lo scoppio della crisi finanziaria mondiale ha messo a nudo la realtà di ex banche commerciali che si sono indebitate a breve sul mercato interbancario (cioé con altre banche) ed esposte con investimenti (crediti) a lungo termine.

Sotto il regime della “specializzazione” bancaria, creato con la Legge Bancaria del 1936 (il cui architetto, Donato Menichella, fu sicuramente influenzato dalla legge Glass-Steagall del 1933), tali commistioni non erano possibili. Essendo Mediobanca l’unica banca d’affari, le altre erano tutte banche commerciali o di deposito, oppure di credito industriale o agricolo. Esse non potevano svolgere attività di investment banking, e cioé indebitarsi a breve emettendo titoli, cartolarizzazioni ecc. per esporsi a lungo. Per non parlare dei derivati, della leva finanziaria e di tutte quelle attività che la legge Glass-Steagall e la Legge Bancaria del 1936 proibivano o regolavano. I risparmi erano garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Con il processo che va dalla Legge Amato (1992) alla Legge Draghi (1998), si è passati a un regime in cui, abolite le specializzazioni, le banche sono diventate banche universali, e cioé tutte fanno tutto, compresa l’attività di banca d’affari. Il Fondo di Tutela dei depositi si trova così a proteggere banche che mettono a repentaglio i risparmi dei cittadini speculando sui mercati finanziari con la loro divisione investment.

Un esempio concreto: Il Crediop (Consorzio di Credito per le Opere Pubbliche) era specializzato nella concessione di mutui e prestiti a lungo termine per la realizzazione di grandi infrastrutture. Esso raccoglieva risparmio mediante l’emissione di obbligazioni garantite dallo Stato e lo utilizzava per erogare finanziamenti a lungo termine, prevalentemente destinati agli enti locali. Dunque, raccoglieva a lungo e finanziava a lungo, permettendo agli enti locali di superare lo scoglio della contabilità di bilancio annuale.

Negli anni Novanta il Crediop fu privatizzato. Dapprima confluì nel Sanpaolo di Torino, poi fu venduto alla banca franco-belga Dexia nel 1999, cambiando nome in Dexia-Crediop.

Dexia, nata come banca finanziatrice degli enti locali, si era trasformata in un gigantesco bubbone speculativo e trasmise l’infezione a Dexia-Crediop. La clientela rimase la stessa, ma invece di crediti per le opere pubbliche, Dexia-Crediop cominciò a vendere i famigerati derivati, contratti swap sui tassi d’interesse a cui sono letteralmente rimasti impiccate migliaia di enti locali, si stima per un ammontare di 66 miliardi in totale. Dexia è fallita e in Italia sono in corso azioni legali contro Dexia-Crediop intentate dalle amministrazioni locali.

Non è neppure vero che Mediobanca sia rimasta una pura banca d’affari. La nota banca online “CheBanca” appartiene infatti all’istituto di Piazzetta Cuccia.

Per concludere, a darci ragione e a dare torto a Draghi sulle mele e sulle pere è nientemeno che la Banca d’Italia. Afferma infatti Anna Maria Tarantola, Direttore Centrale per la Vigilanza creditizia e finanziaria:

“Dalla legge bancaria del 1936, per quasi sessant’anni, la disciplina dell’attività creditizia e finanziaria è rimasta sostanzialmente inalterata. L’impianto normativo, concepito come risposta alle crisi bancarie degli anni trenta, si basava sui principi di separatezza tra banca e industria e di specializzazione temporale e funzionale. La proprietà pubblica di molte banche garantiva la separatezza, riconduceva allo Stato la funzione di controllo e di indirizzo dei finanziamenti. Analogamente a quanto accadeva in altri paesi (ad esempio negli Stati Uniti con il ‘Glass-Steagall Act’), la specializzazione dell’operatività fu ritenuta funzionale a isolare l’attività bancaria dalle tensioni che potevano originarsi in altri settori del mercato.” [2]

Dunque, il presidente Draghi ha perso una buona occasione per fare ammenda pubblica. Ci siamo un po’ sentiti nei panni del Commendatore che chiede a Don Giovanni-Draghi: “Pentiti”, e lui risponde “no”, prima di essere inghiottito dalle fiamme dell’inferno.

Quelle mancavano l’altro ieri nella sala climatizzata della sede della BCE a Francoforte.


Note:

[1] – Qui il video dello scambio in conferenza stampa, a partire dal minuto 28,18:

ECB Press Conference – Aug. 2nd, 2012

[2]


“Dalla proprietà pubblica a quella privata: concorrenza ed efficienza del sistema bancario italiano”
, intervento di Anna Maria Tarantola, Direttore Centrale per la Vigilanza creditizia e finanziaria, Mosca 20 luglio 2007.