A Davos la Cina sfida la comunità internazionale a correggere il sistema finanziario

Pur mancando il Presidente cinese Xi Jinping al Forum Economico Mondiale di Davos, gran parte delle discussioni ha riguardato la Cina. La delegazione da Pechino, composta di funzionari politici e imprenditori, era capeggiata dall’economista Liu He, il quale è stato per molti anni un consigliere poco noto del presidente e soltanto quest’anno è stato eletto all’interno del gabinetto politico al vertice del partito comunista cinese. I principali cambiamenti avvenuti in Cina negli ultimi anni, si dice, sono dovuti in larga misura ai consigli del dott. Liu, un economista educato ad Harvard e altre istituzioni che dal 2008 ha scritto molto a proposito della crisi e delle sue conseguenze, e sembra riferirsi soprattutto agli scritti di economisti come Joseph Schumpeter e Peter Romer. Nel suo intervento a Davos ha chiesto con urgenza cambiamenti fondamentali al sistema finanziario mondiale.

Dopo aver esposto la prospettiva politica della Cina dopo il XIX congresso del partito, ha identificato un requisito, un compito e tre battaglie fondamentali. Il requisito in questione è la trasformazione dell’economia preferendo lo sviluppo ad alta qualità rispetto alla crescita ad alta velocità, ovvero un’economia basata sul “è buono abbastanza” rispetto a un’economia basata sul “è abbastanza”, usando le sue espressioni. Il compito, sul breve periodo, è quello di portare il reddito pro-capite dagli 8000 dollari ai 10000 dollari o più entro il 2020, riformando l’economia dal punto di vista dell’offerta, per esempio riducendo eccessi di produzione, riducendo gli inventari di consistenze nell’edilizia e riducendo la leva sul debito. Le tre battaglie sono di contrasto dei rischi, soprattutto a livello finanziario, della povertà e dell’inquinamento. Lo scopo, ha detto, è:

“porre il sistema finanziario in una migliore conformità, impedire i rischi finanziari e rendere il sistema finanziario più adatto al fine di servire meglio l’economia reale”.

Liu ha sottolineato che la comunità internazionale sta seguendo da vicino gli sforzi cinesi, quindi ha esposto la sua visione delle connessioni con il sistema finanziario mondiale:

“Inoltre, il rafforzamento della consapevolezza del rischio e il mutamento delle aspettative del mercato e delle implicite assicurazioni rispetto all’azzardo morale, hanno creato condizioni psicologiche importanti per noi da punto di vista del contrasto e del controllo del rischio finanziario. Vorrei sottolineare che la crescita dei rischi finanziari della Cina e la nostra risposta a essi sono intimamente legate al mercato globale in mutamento. Ecco perché diamo il benvenuto alla partecipazione e alla cooperazione della comunità internazionale con l’intenzione cinese di affrontare il rischio finanziario in quanto esso è parte degli sforzi globali per il mantenimento della stabilità economica”.

Quindi, dopo qualche commento sul significato dell’Iniziativa Belt and Road nuovamente presentata in apertura a tutte le nazioni, Liu ha parlato della crisi finanziaria. Pur facendo accenno ai presunti primi segnali di ripresa economica dell’anno passato e alla teoria della ciclicità, ha ammonito:

“In un tale momento critico noi tutti dobbiamo concentrarci sulle ricadute della politica economica delle principali economie del mondo e sui mutamenti di breve periodo nei mercati del debito, delle azioni e delle materie prime. Nel medio termine dobbiamo fare attenzione alla questione della produttività del lavoro e ai cambiamenti nei tassi di risparmio nelle economie più ampie… Nel frattempo, dobbiamo ancora sistemare problemi persistenti nell’economia mondiale. Molteplici rischi e notevoli incertezze si manifestano nella forma di alti debiti, bolle azionarie, protezionismi e escalation di focolai di guerre globali e regionali. Abbiamo bisogno di concentrare i nostri sforzi globali, se vogliamo trasformare le riprese economiche dovute alla ciclicità in crescita sostenibile”.

Tra le altre cose notevoli del discorso di Liu alcuni dati statistici: il contributo dei consumi alla crescita economica è ora al 58%, 4% in più rispetto al precedente quinquennio; il rapporto tra industria dei servizi e PIL ha raggiunto il 60%; negli ultimi cinque anni 80 milioni di persone hanno abbandonato le campagne portando all’attuale tasso di urbanizzazione di 58,52%.

Liu ha concluso il suo discorso riferendosi all’appello dello scorso anno di Xi Jinping, quello a formare una “comunità del futuro condiviso per l’umanità”, che è stato più volte lodato da Karl Schwab, il presidente del forum di Davos e moderatore della sessione che ha ospitato Liu.

“Stabilendo fermamente la consapevolezza del fatto che il destino umano ci è comune, lavoreremo assieme per aiutarci reciprocamente e supereremo tutti le difficoltà, riuscendo a rendere il mondo un luogo migliore”.

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