Al vertice dei BRICS a Nuova Delhi, la presidente della Nuova Banca di Sviluppo, Dilma Rousseff (foto), ha sottolineato che nel 2025 quasi il 46% dei prestiti della banca è stato erogato nelle valute nazionali dei paesi membri, una percentuale destinata ad aumentare. Inoltre, la NDB, fondata dai BRICS nel 2014 e operativa dal 2015, intende aumentare le proprie capacità di finanziamento, anche per lo sviluppo di nuove tecnologie.
Molti dei leader presenti, tra cui il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, hanno sostenuto tale prospettiva. In occasione del Forum economico dei BRICS dell’11 settembre, Pezeshkian ha sollecitato un maggiore ricorso alle valute nazionali negli scambi commerciali tra i membri, “accompagnato dalla creazione degli strumenti necessari per la gestione dei rischi valutari e dei regolamenti reciproci”. Sottolineando la vulnerabilità dell’attuale sistema finanziario agli “shock politici”, vulnerabilità dovuta alla concentrazione su un numero limitato di valute, ha proposto che “per trasformare la cooperazione commerciale in investimenti reali, la Nuova Banca di Sviluppo debba diventare il motore principale per il finanziamento delle infrastrutture e dell’energia nei paesi membri per mezzo di linee di credito dedicate, finanziamenti in valute locali e strumenti di garanzia per attrarre capitali privati”.
Finora, aggiungeremmo, la NDB ha svolto un ruolo modesto in tali finanziamenti, in parte perché è un’istituzione basata sul dollaro che dipende dai mercati finanziari concentrati nella City di Londra e a Wall Street, e in parte perché è stata costretta a rispettare le sanzioni finanziarie imposte dall’Occidente alla Russia.
Vladimir Putin, nel suo intervento al Forum economico, ha affermato che la NDB sta lavorando allo sviluppo di meccanismi finanziari più efficaci: “La Russia ha proposto di utilizzarla [la banca] come base per la creazione di una nuova piattaforma di investimento, che ci aiuterà ad attrarre ulteriori fondi privati verso le infrastrutture, la tecnologia e altri settori che sono alla base della competitività dei nostri Stati. Speriamo che questa iniziativa riceva il sostegno dei membri della nostra associazione”.
Lo stesso giorno, il presidente russo ha anche incontrato Dilma Rousseff a Nuova Delhi, per discutere delle proposte della Russia relative alla creazione di nuove piattaforme volte ad ampliare le capacità della Banca e a renderle più versatili. La Rousseff si è detta “molto ottimista riguardo al futuro, poiché abbiamo adottato misure per affrontare le difficoltà e la profonda ingiustizia che la Federazione Russa ha subito da parte della Banca. Dopotutto, la Federazione Russa ha sempre svolto un ruolo fondamentale e ha agito con integrità nei confronti della Banca”. Si riferiva al fatto che la NDB aveva congelato tutti i finanziamenti ai progetti destinati alla Russia (che detiene una quota paritaria del 19,42% nell’istituzione) per conformarsi – pena il diniego dell’accesso della stessa NDB ai mercati dei capitali dominati dagli anglo-americani – alle sanzioni antirusse varate altrove.
L’altro grande azionista (e il principale, secondo il motto “le azioni si pesano, non si contano”), il presidente cinese Xi Jinping, nel suo intervento alla sessione plenaria del 12 settembre, ha sottolineato il ruolo della NDB “per facilitare la cooperazione del Sud del mondo. L’architettura finanziaria internazionale deve essere riformata e migliorata per aumentare la rappresentanza e la voce dei paesi in via di sviluppo”.