Mentre il 7 e l’8 luglio si tiene il vertice NATO ad Ankara, due grandi conflitti nei quali i Paesi membri sono profondamente coinvolti (Russia-Ucraina e Iran) potrebbero rapidamente aggravarsi fino a un punto di non ritorno. Mentre i leader europei continuano a presentare la Russia come una minaccia imminente per l’Europa, il 6 luglio le forze russe hanno lanciato una vasta offensiva contro siti di produzione militare a Kyiv, in risposta all’intensificarsi degli attacchi sul territorio russo condotti dalle forze ucraine con l’assistenza della NATO e delle potenze europee. Contrariamente a quanto riportato dai media occidentali, l’Ucraina non è sul punto di sconfiggere la Russia e la Russia non è sul punto di crollare. Tuttavia, questa narrazione propagandistica è utile a giustificare la corsa al riarmo nell’Europa occidentale e a consentire al presidente ucraino Zelensky, anch’egli presente al vertice, di chiedere ulteriori finanziamenti: non meno di 70 miliardi di dollari in nuovi fondi per il 2027.

Il 4 luglio, Vladimir Putin ha telefonato a Donald Trump per congratularsi in occasione della Festa dell’Indipendenza. Durante il colloquio, durato 90 minuti, il leader russo avrebbe aggiornato il presidente americano sulla reale situazione lungo il fronte della guerra in Ucraina, secondo quanto riferito dai media. Il Cremlino ha dichiarato che il presidente degli Stati Uniti è disposto a contribuire alla cessazione delle ostilità e a cercare una soluzione diplomatica.

Infatti, il giorno prima di lasciare Washington per la capitale turca, Trump aveva dichiarato ai giornalisti che la fine del conflitto è “molto più vicina di quanto la gente immagini”. Resta da vedere se i leader europei e Zelensky riusciranno a convincerlo, durante il vertice della NATO, a interrompere il dialogo con Putin.

Quanto all’Iran, un numero record di persone, tra i 12 e i 20 milioni, secondo le fonti citate, ha riempito le strade per i funerali dell’Ayatollah Khamenei, che è stato ucciso in un attacco congiunto statunitense-israeliano il primo giorno della guerra. Questa straordinaria manifestazione di sostegno contraddice l’affermazione secondo cui il regime iraniano sarebbe stato indebolito e prossimo al collasso. Donald Trump, in uno dei suoi momenti di maggiore sincerità, avrebbe espresso stupore per l’entità della partecipazione, affermando di ritenere che la Guida Suprema fosse odiata dalla popolazione. Oltre al popolo iraniano, alla cerimonia funebre hanno preso parte delegazioni ufficiali di numerosi paesi stranieri, nonostante le esplicite pressioni esercitate dal Dipartimento di Stato americano affinché ciò non avvenisse.

Come si evolverà ora la situazione è estremamente incerto. Il Memorandum d’Intesa concordato tra gli Stati Uniti e l’Iran, che comprendeva il ritiro di Israele dal Libano e un cessate il fuoco, è stato successivamente annullato dall’accordo firmato il 26 giugno dai governi di Israele e del Libano e dal Segretario di Stato americano Marco Rubio. La guerra contro l’Iran ha imposto un riallineamento delle forze nell’Asia sud-occidentale e, più in generale, in tutto il Sud globale, mostrando ancora una volta l’isolamento del cosiddetto “ordine internazionale basato sulle regole”.

Per quanto riguarda la NATO, essa avrebbe dovuto essere sciolta già al momento del crollo dell’Unione Sovietica, come scrivevamo all’epoca. Da allora invece è diventata infinitamente più aggressiva ed espansiva, trasformandosi nel braccio militare di un aspirante impero che oggi, a sua volta, starebbe andando incontro al collasso. Tuttavia, è improbabile che i leader ora riuniti ad Ankara siano disposti ad affrontare questa realtà. (Nella foto Erdogan)