La seguente intervista è stata concessa dal Maestro Silvano Frontalini, direttore artistico del Roncole Festival, a Carlos Valdivieso per MoviSol.

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Quali differenze ha trovato tra la prima edizione e la seconda? Sia dal punto di vista degli artisti, sia da quello dei finanziamenti pubblici e privati.

Differenze peggiorative. M’ero illuso di creare un festival davanti alla casa di Verdi, grazie all’elemento trascinante di quest’ultima. Per una questione affettiva, di rispetto per il compositore. Se ci aggiungiamo il recupero dell’intonazione verdiana, che non è ancora possibile del tutto con l’orchestra, ma con il pianoforte sì, in questo festival ci sono valori che altrove non si trovano. In pratica abbiamo la rivalutazione del pensiero di Verdi.

Da solo non posso fare tutto quel che serve nell’organizzazione. L’anno scorso non sono stato aiutato come mi era stato promesso, con otto-dieci persone del posto in cambio di una mia prestazione d’opera gratuita.

Non ho avuto neanche un contributo del Comune di Busseto, chiesto sempre con educazione.

Adesso c’è una politica renziana, che dice “un euro alla difesa, un euro alla cultura”… Questo “euro alla cultura” ancora io non l’ho visto. Poi quando lo darà, a chi lo darà? Alla cultura pop, a quella degli stadii, non la darà a quella lirica, quella del recupero della cultura musicale nostra, ch’è un patrimonio nostro!… alcune cose non si possono copiare… noi potremmo vivere di arte…

Il mio unico collaboratore locale, Germano Meletti, ugualmente convinto l’anno scorso di poter tirar fuori voci giovani dal festival, mi ha detto di conoscere a Salsomaggiore la struttura dell’Albergo Baistrocchi…

A settembre del 2015 abbiamo fatto una riunione e abbiamo deciso di ripetere l’esperienza. Se fossimo stati capaci di avere determinati sponsor, l’avremmo fatta con l’orchestra; altrimenti con il pianoforte. Cosa che decidemmo a marzo di quest’anno.

Quindi fui esortato, qui, sul posto, ad andare avanti.

Il 30 aprile di quest’anno, questo piccolo comitato organizzativo propone di annullare tutto, di rimandarlo al 2017. Che dire ai solisti cinesi che, hanno già sottoscritto un contratto e hanno già acquistato un biglietto aereo? E agli altri solisti impegnati? Che vengono – questo lo devo dire – gratis! Vitto e alloggio… ma senza cachet!

Questo è l’euro di Renzi, l’aiuto alla cultura..

Perché questi cantanti l’hanno fatto? Per la gratificazione di cantare nei luoghi di Verdi. Ci hanno creduto.

Questi sono i valori che, ancora oggi, qualcuno sente.

Come si prospetta la terza edizione del Roncole Festival?

Non posso, con la mia esigua pensione, continuare a finanziare il festival… con tutto l’amore per Verdi… nel territorio ove Verdi ha avuto successori che, secondo me, non rispettano Verdi. Non lo rispettano, ma lo sfruttano, come [elemento di] marketing. Anche tutto questo abbinamento.. Mozart ha il suo cioccolato, su, a Salisburgo… Verdi ha la spongata o il culatello (perché gli piaceva tanto)… tutte queste forme di commistione che esaltano “la sinergia tra la enogastronomia e la cultura” sono spaventosamente obbrobriose, per me. Tu vai a fare i soldi, approfittando del nome di Verdi. Mi potrebbe andar bene se apportassi un incremento della cultura verdiana, ma a te non interessa affatto. Ti interessa vendere il culatello e vendere la spongata. Verdi è solo un pretesto.

Come nasce e procede la collaborazione con il Conservatorio di Chengdu?

Nel novembre del 2015 ho fatto un concerto con l’orchestra del Conservatorio di Chengdu. Sono rimasto esterrefatto della preparazione musicale dei cinesi. Non conosco altre realtà, perché era la prima volta che andavo in Cina.

Un’orchestra favolosa, favolosa.

Quando sono andato a fare la prima prova con questa orchestra, mi son trovato allo stesso parametro… come quando, in Italia, con un’orchestra russa, ucraina, italiana, vado a fare la prova generale, cioè prima dell’esecuzione finale. Quando io ho fatto la prima prova con i cinesi, erano come alla prova generale: sapevano tutto. Ho fatto, non dico benissimo, ma quasi.

Mi hanno messo due cantanti, per arie di opera, che sono quelle che ho qui invitate, che ho trovate di ottimo livello. Ho pensato: queste possono benissimo cantare al festival a Roncole. Le ho invitate ed è nata una collaborazione con questo conservatorio che, adesso, ha visto qui i due soprani, ma […] ha prodotto un progetto per cui il 31 dicembre di quest’anno, chi capita a Firenze in Piazza della Signorìa, vedrà il concerto del Conservatorio di Chengdu, con settanta orchestrali che suoneranno i valzer di Strauss.. il concerto di Capodanno, sotto il loggiato del Landi. […] Il giorno dopo sarà al Teatro Milanollo di Savigliano (CN) e terrà alcuni concerti in altre realtà italiane. […]

Hanno tardato tre mesi a firmare il contratto, perché tutte le spese (sono 1200 euro a persona, per il viaggio) sono pagate dallo Stato, non a livello nazionale ma a livello dell’ente regionale. […] Chengdu con tutto il circondario fa 14milioni di abitanti, la regione del Sichuan fa 92milioni di abitanti… Abbiamo avuto un ritardo nella firma, per un semplice motivo: la legge cinese impone un controllo anticorruzione.

[I musicisti] lo fanno per farsi conoscere in Italia, nella patria della musica, della lirica. Vedete, a noi fa bene la cultura cinese. Noi conosciamo i cinesi solo dal lato economico, ecc. ma io ho scoperto che dal lato culturale sono straordinari.

A questo si aggiungono altri progetti: quello di portare l’opera tradizionale cinese, che non è come la nostra opera lirica. È fatta di giocolieri, sputafuoco, ballerini, con una trama semplice, incentrata su un soggetto fantasmagorico. Un italiano dopo dieci minuti si stanca, ma è per loro come il nostro Verdi, ecc.

Lo Stato cinese paga tutto. Noi dobbiamo soltanto trovare i teatri, da affittare.

Altro progetto è di fare una Turandot in Cina. Nei prossimi due anni.

Sa quanto costa un progetto del genere? Intorno a 1 milione di euro, con sette-otto esecuzioni. Paga tutto lo Stato. È un po’ come ai tempi nostri. Lo Stato spendeva per la cultura.

Visto che la Cina e la Russia (penso a Palmira, il concerto dell’orchestra e dei solisti russi per celebrare la vittoria contro l’ISIS) promuovono la cultura, specialmente quella classica, come vede l’impegno del governo italiano, dell’UE nei finanziamenti della cultura?

I pochi soldi che dà, l’Italia li dà male, sotto forma di clientelismo. In Italia tutto è finalizzato al consenso sociale, politico o elettorale. […]

Quando Renzi dice: “Do un euro per la sicurezza e un euro per la cultura”, io gli chiederei subito: “Ma quale cultura? Quella degli stadi, dei juke box, o quella della lirica e della musica classica?” Se mi dicesse: “Lirica e musica classica”, io ribatterei: “Ma a quali condizioni, le stesse che ci sono oggi negli enti lirici, in cui l’80% di quel che dà lo Stato va in corruzione?” […] Noi siamo governati da quel che nell’ambiente chiamiamo “do ut des”, da queste persone, che, se chiedi loro del la verdiano, si pisciano addosso, non sanno che cosa sia, non sono interessate. “Produce soldi, il la verdiano? No, e allora lasciami in pace”.

Mentre il governo cinese dà un milione per promuovere la cultura, in Europa si farebbe fatica a pensarlo, oggi.

Con la classe politica attuale, sì, è un’utopia.

Parliamo dei 432 Hz. Che cosa ha visto, già l’anno scorso, in termini di accettazione dei musicisti e del pubblico?

Purtroppo siamo a livelli miseri. Alle gente non interessa, ma [interessa] a un “visionario” come me (“Verdi voleva il 432 Hz? Cerchiamo di farlo”) e a qualche altro “visionario”.

Ma io ho individuato un’equità di ragionamento e la vorrei portare avanti.

Dietro di me pochissimi. L’unico che a livello ufficiale ha elogiato le mie iniziative è stato MoviSol.

Il 2 luglio hanno tenuto una conferenza a Busseto sul La = 432 Hz, inizialmente appoggiandosi a me per organizzarla, ma non mi avevano fatto sapere più niente…

E i musicisti?

Erano contenti, ma alla fine ci siamo resi conto che vi sono due tipologie di strumenti. Per l’oboe, il fagotto e il flauto… se non investi per avere strumenti del periodo barocco, del periodo di Verdi, non riesci a fare il 432 Hz. Per l’oboe e il fagotto ci puoi anche riuscire modificando l’ancia e modificando un tantino lo strumento, ma il flauto va costruito in modo diverso. Se abbassi d’intonazione un flauto di oggi, non ha più intonate le note acute. Per il flauto bisognerebbe prendere degli strumenti del 1800 o costruirli come si facevano nel 1800…

Devi fare un’orchestra del 432 Hz che non ti può fare, dopo, Beethoven o Wagner. È un investimento grosso, che dico si può fare, chiamando sempre gli strumentisti specializzati.

Anche per il violino è stato problematico?

Il violino può arrivare a 432 Hz come tutti gli archi. Tromba, trombone e corni pure, perché hanno la coulisse che puoi restringere… Il problema è nell’oboe e nel fagotto, risolto costruendo un’ancia… L’ostacolo incontrato l’anno scorso è nel flauto.

Crede che l’intonazione a 432 Hz sia una delle tante, come quelle delle vecchie scuole, la barocca, ecc. oppure si possa definire una intonazione aurea?

[Un’intonazione] con la natura.. La legge della fisica, della natura. Nell’universo, in noi, ogni cosa sta a un’altezza di suono. La pianta che cresce ha una sua frequenza…

Il suono naturale è a 432 Hz. Verdi per questo lo voleva. Diceva: uso la voce umana che è la natura. Bisogna usare questo suono secondo quello che la natura ci ha dato. Non trasformiamola artificialmente, come ha fatto la società elevando, elevando, elevando la frequenza… come hanno fatto soprattutto i tedeschi, in nazisti… durante l’ultima guerra addirittura le truppe tedesche avevano l’obbligo di far suonare le bande a 442, 444, per un maggior stimolo… una specie di droga psicologica… non fisica, ma psicologica…

Io non sono competente, ma addirittura c’è che sostiene abbia delle funzioni terapeutiche…

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Altre iniziative in Italia sul La verdiano (432 Hz)



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Per approfondire

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