La “Commissione sulla Verità sul Debito” è stata istituita il 4 aprile 2015 su decisione del Presidente del Parlamento greco Zoe Konstantopoulou, la quale ha affidato il Coordinamento Scientifico a Eric Toussaint, mentre il lato cooperativo della Commissione con il Parlamento Europeo e con altri Parlamenti ed organizzazioni internazionali è stato affidato a Sofia Sakorafa.
I membri della Commissione si sono riuniti in sessioni pubbliche e private per produrre questo rapporto preliminare, sotto la supervisione del coordinatore scientifico e con la collaborazione ed i contributi di altri membri della Commissione e di esperti esterni.
Riportiamo di seguito il testo integrale del rapporto preliminare della Commissione.

Nel giugno 2015 la Grecia si trova di fronte a un bivio: proseguire i programmi falliti di aggiustamento macroeconomico imposti dai creditori o perseguire un cambiamento reale spezzando le catene del debito. Dopo cinque anni dall’introduzione delle riforme imposte dalla Troika il Paese rimane profondamente invischiato in una crisi economica, sociale, democratica ed ecologica. La scatola nera del debito è rimasta chiusa, e fino ad oggi nessuna autorità, greca o internazionale, si è sognata di portare alla luce la verità sul come ed il perché la Grecia fu soggetta al regime della Troika. Il debito, nel cui nome nessuno è stato risparmiato, rimane la regola per la quale vengono imposte riforme neoliberiste, e la causa della più profonda e duratura recessione sperimentata in Europa in tempi di pace.

Esistono responsabilità sociali e bisogni immediati che impongono di affrontare una serie di implicazioni legali, sociali ed economiche sull’argomento. Per questo motivo, il Parlamento ellenico ha istituito la “Commissione d’Inchiesta sul Debito Pubblico” nell’aprile 2015, con il mandato ad investigare sulla nascita e crescita del debito pubblico, le modalità e le ragioni per le quali questo debito fu contratto e l’impatto che le condizioni sui prestiti hanno avuto sull’economia e la popolazione. La Commissione ha il mandato di sollecitare la consapevolezza delle ragioni del debito greco, sia domestico che internazionale, e di elaborare le ragioni per la cancellazione dello stesso.

Le indagini della Commissione presentate in questo rapporto preliminare fanno luce sul fatto che tutti i programmi di aggiustamento imposti alla Grecia avevano, e hanno, un preciso orientamento politico. L’esercizio tecnico intorno alle variabili macroeconomiche e le proiezioni del debito, che incidono direttamente sulla vita dei cittadini e sul loro sostentamento, hanno incentrato le discussioni sul fatto che queste politiche avrebbero incrementato la capacità greca di ripagare il debito. I fatti presentati in questo rapporto mettono in discussione questa tesi.

Tutte le prove che presentiamo in questo rapporto dimostrano non soltanto che la Grecia non ha la possibilità di ripagare questo debito, ma che questa impossibilità deriva principalmente dagli accordi con la Troika in palese contrasto con i diritti umani fondamentali del popolo greco. Siamo pertanto giunti alla conclusione che la Grecia non deve ripagare questo debito in quanto illegale, illegittimo e detestabile.

La Commissione è inoltre giunta alla conclusione che l’insostenibilità del debito pubblico greco fosse già evidente fin dall’inizio ai creditori internazionali, alle autorità greche ed ai gruppi mediatici. Ciò nonostante nel 2010 le autorità greche, insieme ad altri governi europei, hanno cospirato contro la ristrutturazione del debito pubblico per proteggere gli istituti finanziari. I gruppi mediatici hanno nascosto la verità al pubblico presentando i piani di salvataggio come benefici per la Grecia, scaricando allo stesso tempo sulla popolazione la responsabilità della situazione.

I fondi forniti per il bailout in entrambi i programmi del 2010 e 2012 sono stati gestiti esternamente attraverso schemi complessi, impedendo ogni forma di autonomia fiscale. L’utilizzo di questi fondi è stato strettamente subordinato alle condizioni dei creditori e meno del 10% di questi fondi è stato destinato alla spesa pubblica.

Questo rapporto preliminare fornisce una mappatura primaria dei principali problemi associati al debito pubblico, ed evidenzia le principali illegalità contrattuali.; delinea inoltre le basi giuridiche su cui si può basare la sospensione del pagamento del debito. I risultati di queste ricerche sono presentati in nove capitoli organizzati come segue:

  1. Il debito prima della Troika; analizza la crescita del debito pubblico greco dal 1980. La conclusione è che il debito non è dovuto ad un eccesso di spesa, che in pratica rimane inferiore alla spesa pubblica in altri paesi dell’Eurozona, ma piuttosto al pagamento di tassi di interesse particolarmente elevati, un eccessiva e ingiustificata spesa militare, i mancati introiti dovuti alla fuga illecita di capitali, la ricapitalizzazione di banche private e gli squilibri internazionali creati dagli errori progettuali dell’Unione Monetaria.

    L’adozione dell’Euro ha portato in Grecia ad un drastico incremento del debito privato nei confronti delle principali banche elleniche ed europee. L’aggravarsi delle crisi bancarie ha contribuito alla crisi del debito sovrano. Il Governo di George Papandreu, nel 2009, ha contribuito a presentare gli elementi della crisi bancaria come crisi del debito sovrano aumentando il debito e il deficit pubblici
  2. Evoluzione del debito pubblico greco tra il 2010 e il 2015; conclude che il primo accordo sul prestito del 2010 era mirato principalmente a salvare le banche private greche ed europee, permettendo loro di ridurre l’esposizione verso i titoli di stato greci.
  3. Debito pubblico greco nei confronti dei creditori nel 2015; presenta la natura contenziosa dell’attuale debito, delineando le caratteristiche fondamentali dei prestiti, le quali sono ulteriormente analizzate nel capitolo 8.
  4. Il Sistema del Meccanismo del Debito in Grecia; rivela i meccanismi nati dagli accordi presi a partire dal maggio 2010. Questo meccanismo ha creato una quota sostanziale di nuovo debito nei confronti di creditori bilaterali e del Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (EFSF), generando allo stesso tempo ulteriori costi abusivi che hanno ulteriormente aggravato la crisi. I meccanismi evidenziano come la maggior parte dei fondi ricevuti fu trasferita direttamente agli istitutii finanziari. Invece di beneficiare la Grecia hanno accelerato, tramite l’utilizzo di strumenti finanziari, il processo di privatizzazioni.
  5. Condizioni contro sostenibilità; spiega come le condizioni invasive subordinate all’erogazione dei prestiti abbiano condotto all’ingovernabilità dell’economia e all’insostenibilità del debito. Queste condizioni, sulle quali i creditori continuano ad insistere, non soltanto hanno contribuito ad abbassare il PIL ed incrementare la necessità di finanziamenti, aumentando il rapporto deficit/PIL e conseguentemente rendendo il debito ulteriormente insostenibile, ma hanno anche condotto a cambiamenti drammatici nella società, causando una crisi umanitaria. Attualmente il debito pubblico greco si può considerare totalmente insostenibile.
  6. Impatto dei programmi di salvataggio sui diritti umani; conclude che i programmi di salvataggio hanno influito direttamente sulle condizioni di vita della gente e hanno violato i diritti umani che la Grecia e i suoi partner hanno l’obbligo di rispettare, proteggere e promuovere secondo quanto prescritto dalla legge nazionale, europea ed internazionale. I drammatici cambiamenti imposti sull’economia e la società greca nell’insieme hanno portato ad un rapido deterioramento degli standard di vita, e sono incompatibili con la giustizia sociale, la coesione sociale, la democrazia e i diritti umani.
  7. Questioni legali inerenti gli accordi sui prestiti ed il Memorandum d’Intesa; argomenta che ci sono state violazioni dei diritti umani da parte della Grecia e dei creditori, ovvero degli Stati Membri della Zona Euro, la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale, i quali hanno imposto queste condizioni alla Grecia. Tutti questi attori non hanno valutato le violazioni dei diritti umani che sono derivate dalle politiche imposte alla Grecia e hanno anche violato la Costituzione greca, privando il paese della maggior parte dei propri diritti sovrani. Gli accordi contengono clausole abusive che hanno costretto la Grecia a cedere aspetti significativi della propria sovranità. In particolare, la scelta di utilizzare il diritto britannico come legge vigente per quegli accordi ha facilitato l’elusione della Costituzione greca e degli obblighi internazionali a rispettare i diritti umani. I conflitti con i diritti e i doveri dell’uomo, le molteplici indicazioni sulla malafede dei contraenti, in aggiunta al carattere inammissibile di questi accordi, li rendono completamente invalidi.
  8. Accertamento del debito in funzione diillegittimità, detestabilità, illegalità e insostenibilità; fornisce una valutazione del debito pubblico greco in relazione alle definizioni di debito illegittimo, detestabile, illegale e insostenibile adottate dalla Commissione.

    Conclude che il debito pubblico greco contratto fino al giugno 2015 è insostenibile, considerato che la Grecia non è attualmente nelle condizioni di ripagarlo senza nuocere gravemente all’onere di rispettare i diritti umani fondamentali. In aggiunta, per ogni creditore, il rapporto fornisce prove di evidenti casi di debito illegale, illegittimo e detestabile.

    Il debito nei confronti del Fondo Monetario Internazionale deve essere considerato illegale in quanto viola lo stesso statuto dell’FMI, e le condizioni imposte violano la Costituzione greca, il diritto internazionale consuetudinario e i trattati sottoscritti dalla Grecia. E’ anche illegale in quanto viola gli obblighi inerenti ai diritti umani. E’ detestabile in quanto l’FMI era a conoscenza che queste misure fossero antidemocratiche, inefficaci, e che avrebbero portato a gravi violazioni dei diritti socio-economici.

    (Nel documento viene allegata una foto di E.Toussaint mentre presenta un documento dell’FMI che prova che il Fondo era a conoscenza che queste misure avrebbero incrementato il debito greco).

    Il debito nei confronti della BCE è illegale in quanto la BCE è fuoriuscita dal suo mandato imponendo l’applicazione di programmi di aggiustamento macroeconomico (deregolamentazione del mercato del lavoro) tramite la sua partecipazione alla Troika. Anche i debiti nei confronti della BCE sono illegittimi e detestabili dal momento che la ragione principale per l’imposizione del programma di acquisto dei titoli (SMP) è stata quella di tutelare gli interessi degli istituti finanziarii, permettendo alle principali banche private greche ed europee di sbarazzarsi dei titoli greci.

    Il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (EFSF) è impegnato nell’elargizione di prestiti non-cash che dovrebbero essere considerati illegali perché violano l’articolo 122(2) del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFEU), oltre a violare diversi diritti socio-economici e libertà civili. Inoltre, l’EFSF “Framework Agreement” del 2010 e il “Master Financial Assistance Agreement” del 2012 contengono diverse clausole illegali che dimostrano chiare irregolarità da parte dei creditori. L’EFSF agisce anche in contrasto con i principi democratici, rendendo questi specifici debiti illegali e detestabili.

    I prestiti bilaterali devono essere considerati illegali in quanto violano le procedure stabilite dalla Costituzione greca. Questi prestiti sono frutto di condotta illecita da parte dei creditori e le condizioni sono in violazione della legge o delle politiche pubbliche. Sono state violate sia le leggi dell’UE che le leggi internazionali, con lo scopo di marginalizzare i diritti umani nella scelta dei programmi macroeconomici. Sono inoltre illegittimi in quanto non sono stati utilizzati a beneficio della popolazione ma semplicemente per permettere il salvataggio dei creditori greci. Infine, i crediti bilaterali sono detestabili in quanto gli Stati creditori e la Commissione Europea erano a conoscenza delle potenziali violazioni, ma sia nel 2010 che nel 2012 si sono rifiutati di valutare gli impatti sui diritti umani degli aggiustamenti macroeconomici e del consolidamento fiscale imposti come condizioni dei prestiti.

    I crediti contratti con i privati sono da considerarsi illegali per la condotta irresponsabile delle banche private prima dell’ingresso della Troika, rifiutando di utilizzare la dovuta diligenza, mentre altri creditori privati come gli hedge funds hanno agito in malafede. Una parte dei debiti verso le banche private e gli hedge funds sono illegittimi in quanto illegali; inoltre, le banche greche sono state illegittimamente ricapitalizzate dai contribuenti. I debiti nei confronti delle banche private e degli hedge funds sono detestabili dal momento che i principali creditori privati erano a conoscenza che questi debiti non erano nell’interesse della popolazione ma esclusivamente per il loro profitto personale.

    Il rapporto si conclude con delle considerazioni pratiche.
  9. Basi giuridiche per il ripudio e la sospensione del debito sovrano greco; presenta le opzioni per la cancellazione del debito, in particolare quelle in base alle quali uno stato sovrano può ricorrere per esercitare il diritto unilaterale a ripudiare o sospendere il pagamento del debito secondo la legge internazionale.

    Diversi argomenti giuridici permettono a uno Stato di ripudiare unilateralmente i debiti illegali, illegittimi e detestabili. Nel caso greco, questo atto unilaterale potrebbe basarsi sui seguenti argomenti: la malafede dei creditori che hanno spinto la Grecia a violare le leggi nazionali ed internazionali circa il rispetto dei diritti umani; la prevalenza dei diritti umani su accordi come quelli firmati con i creditori e la Troika dai precedenti governi; la coercizione; clausole inique in palese violazione della sovranità greca e della Costituzione; e, per concludere, il diritto dello Stato, garantito dalle leggi internazionali, ad agire per contrastare atti illeciti da parte dei creditori che ne hanno volontariamente danneggiato la sovranità fiscale, obbligandolo a contrarre debiti detestabili, illegali e illegittimi, violando l’autodeterminazione economica e i diritti umani fondamentali. Per quanto riguarda i debiti insostenibili, qualsiasi stato ha il diritto, in situazioni eccezionali, di invocare lo stato di necessità per salvaguardare quegli interessi fondamentali minacciati da un grave e imminente pericolo. In questi casi lo Stato può essere dispensato dall’onorare quegliobblighii internazionali che incrementerebbero il pericolo, come nel caso degli attuali contratti di prestito. Infine, gli stati hanno il diritto di dichiararsi insolventi qualora il pagamento dei debiti fosse insostenibile, senza per questo commettere alcun illecito e conseguentemente in nessun caso devono essere ritenuti responsabili.

    La dignità delle persone vale più di un debito insostenibile, detestabile, illegittimo e illegale.

    Avendo concluso questa indagine preliminare, la Commissione considera la Grecia vittima di un attacco premeditato e organizzato da parte del Fondo Monetario Interenazionale, della Banca Centrale Europea e della Commissione Europea. Questa operazione violenta, illegale e immorale aveva l’esclusivo scopo di accollare i debiti privati al settore pubblico.

    Distribuendo questo rapporto preliminare alle autorità greche e al popolo greco, la Commissione considera conclusa la prima parte del suo mandato, come richiesto dal Presidente del Parlamento il 4 aprile 2015. La Commissione spera che questo rapporto divenga uno strumento utile per coloro che vogliono uscire dalla logica distruttiva dell’austerità e che vogliono battersi per quanto oggi è a rischio: i diritti umani, la democrazia, la dignità ed il futuro delle generazioni a venire.

    In risposta a coloro che impongono misure ingiuste, il popolo greco potrebbe invocare quanto Tucidide affermò riguardo alla Costituzione del popolo di Atene: “Quanto al nome, essa è chiamata democrazia, poiché è amministrata non già per il bene di poche persone, bensì di una cerchia più vasta” (Orazione al funerale di Pericle, nei discorsi tratti dalla Storia della Guerra del Peloponneso).

Vedi anche…

La Commissione d’Inchiesta greca: tutto il debito della Troika è illegittimo
Il rapporto sul sito del Parlamento ellenico