Scienza, antidoto all’oligarchia: Leibniz contro Russell

Traduciamo liberamente un estratto della presentazione di Jason Ross, del gruppo di ricerca scientifica del LaRouchePAC, sul decadimento cognitivo e morale del XX secolo, attuato essenzialmente sostituendo alla creatività una “scienza” ridotta alla logica.

L’anno 1900 è un anno di svolta [vedi “Man’s True Nature”]. Comincia il periodo che precede la prima guerra mondiale. È a cavallo tra la morte di Johannes Brahms e la morte di Giuseppe Verdi, perdite che sanciscono un arresto, un collasso della tradizione genuinamente classica nella composizione musicale. Si afferma inoltre un sorprendente contrasto tra il vero lavoro scientifico e il tentativo, capeggiato da Bertrand Russell, di soffocarlo. Questo è il motivo centrale per cui Lyndon LaRouche definì l’esponente dell’oligarchia britannica “l’uomo più malvagio del XX secolo”.

Se non ne siete convinti, e pensate che Bertrand Russell sia stato un affascinante vecchietto amante della pace, impreziosito da una visione iconoclasta della società e delle regole morali non necessarie delle quali dovremmo liberarci, vorrei leggervi alcune citazioni di questo “onorato pacifista”. Le leggerò in ordine cronologico, perché possiate confrontare quanto affermò prima della seconda guerra mondiale con quanto scrisse successivamente. Capirete così come l’esperienza del nazismo non cambiò affatto il suo modo di pensare. Nel 1931 scrisse un libro, “The Scientific Outlook”, nel cui capitolo sull'”Istruzione in una Società Scientifica” discute di come “gli scienziati dominanti forniranno un tipo di istruzione agli uomini e alle donne ordinarie, ed un altro tipo a coloro che sono destinati a diventare detentori del potere scientifico”.

Russell_Scientific_Outlook_1931

Zeus
Zeus

Qui si riconosce la figura di Zeus. La gente comune non merita di conoscere alcunché, ma coloro che controllano la scienza beneficeranno di un’istruzione completamente diversa.

“Gli uomini e le donne ordinarie”, dice Bertrand Russell, “saranno, secondo le attese, docili, industriosi, puntuali, spensierati e contenti. Di queste qualità probabilmente il contegno sarà considerato la più importante. Per produrlo saranno chiamati in causa tutte le ricerche in psicoanalisi, comportamentismo e biochimica…” Non vi ricorda il concetto di soma, [nel “Mondo Nuovo” di Aldous Huxley]? “Tutti i ragazzi e le ragazze impareranno in tenera età ad essere ciò che si dice ‘cooperativi’, cioè disposti a fare ciò che fanno tutti gli altri. La propria iniziativa sarà scoraggiata in questi fanciulli ordinari, e l’insubordinazione sarà scientificamente abolita in essi, senza l’uso di punizioni”.

Invece l’élite dovrebbe essere, secondo lui, colma di avventura e iniziativa, che dovrebbe esprimere creatività; quindi afferma:

“In quelle rare occasioni in cui un ragazzo o una ragazza, che abbia superato l’età entro la quale è agevole determinare lo status sociale, mostri una marcata abilità tanto da sembrare un pari dei dominanti, si presenterà una situazione difficile, che richiederà un’attenta considerazione. Se il giovane sarà contento di abbandonare i suoi compagni e di gettarsi di tutto cuore nel campo dei dominanti, potrà, dopo opportune valutazioni, essere promosso; ma se mostrerà una qualche forma deprecabile di solidarietà con i suoi compagni d’un tempo, i dominanti dovranno in modo riluttante concludere che nulla può essere fatto per lui all’infuori di spedirlo alla camera letale prima che la sua intelligenza indisciplinata abbia il tempo di diffondere il seme della rivolta. Questo sarà un compito doloroso dei dominanti, ma penso che essi vi lavoreranno senza cedimento”.

Piuttosto terrificante, eh? Questo è un testo del 1931: che cosa venne dopo? Il nazismo, la seconda guerra mondiale, i campi di concentramento, ecc. Ma questi sviluppi non lo fecero dubitare. Continua ad associare a questo problema quello della pretesa sovrappopolazione. In una citazione precedente, del 1923, Russell si lamenta dell’aumento demografico:

Una lenta crescita della popolazione potrebbe essere ottenuta tramite miglioramenti nei metodi agricoli, ma una rapida crescita alla fine condannerebbe per forza l’intera popolazione alla penuria, […] la popolazione bianca del mondo cesserà presto di crescere. Le razze asiatiche occuperanno più tempo, e i negri ancor di più, prima che i loro tassi di natalità calino in modo sufficiente da rendere stabile il loro numero senza l’aiuto di guerre e pestilenze…. le razze meno prolifiche dovranno difendersi da quelle più prolifiche con metodi che sono disgustosi anche se necessari”.

Tutto questo non è qualcosa di registrato di nascosto con uno smartphone durante una riunione a porte chiuse. È quanto scrisse pubblicamente: che le razze bianche “dovranno difendersi da quelle più prolifiche con metodi che sono disgustosi anche se necessari”. Potremmo pensare che dopo aver assistito al nazismo avesse cambiato idea. No, non lo fece. Disse che servirebbe avere una peste nera a ogni generazione, in modo che i sopravvissuti potessero procreare liberamente senza lo scrupolo della sovrappopolazione. Dice:

“Questa situazione potrebbe essere in qualche modo spiacevole, ma che dire? Soltanto le persone davvero elevate mentalmente sono indifferenti alla felicità, specialmente delle altre persone”.

Si tratta di un uomo ripugnante. Propose anche che alla fine della guerra venisse lanciato un attacco nucleare preventivo all’Unione Sovietica, prima che potesse sviluppare un proprio arsenale nucleare, e stabilire così un governo mondiale. Ecco la sua idea di pace.

Sì, un attacco nucleare. C’è anche una sua citazione sul tema di come trovare quanto costi insegnare ai bambini che la neve è nera e di quanto si risparmierebbe nell’insegnare loro a pensare che la neve sia grigio scuro, argomentando così che in una dittatura scientifica potrebbe aversi pace e popolazione stabile.

È difficile immaginare un’affermazione più direttamente oligarchica, alla Zeus, per cui la vasta maggioranza dell’umanità è considerata una zavorra inutile, salvo per il lavoro che l’élite ritiene in qualche modo utile, e comunque dell’inutilità di molti in essa. Quante persone servono per nutrire i cavalli di Sua Maestà?… Si tratta di un approccio retrogrado, anti-umano, malvagio, satanico. Bertrand Russell fu un malvagio, un satanista nel modo di pensare, nel senso letterale di negare le capacità dell’uomo.. a dire il vero nemmeno negandole ma, una volta riconosciute, combattervi contro. Avrebbe voluto un mondo nel quale gli esseri umani vivono nella maggioranza dei casi non come esseri umani. Questo è il male. Prima di scrivere queste affascinanti missive, Bertrand Russell lavorò sulla logica. La sua prima esperienza con Euclide, infatti, fu tale da esserne stupito. Disse che fu come la prima fiamma dell’innamoramento.

Per dirla brevemente, Bertrand Russell lavorò per ridefinire la scienza, cosicché non potesse nascervi nulla di nuovo; per portare l’approccio aristotelico nella scienza, in modo che qualunque pensiero nel futuro derivasse da quelli del passato, e non potesse verificarsi qualcosa di fondamentalmente nuovo. Il modo di farlo per lui fu quello di lavorare sui libri di matematica e sulla logica.

In altre occasioni abbiamo approfondito questo tema. Per riassumere qui, possiamo dire che l’anno 1900 è quello in cui David Hilbert, un matematico, parlò a una conferenza a Parigi sui massimi e più importanti problemi della matematica. Quali classi di problemi dovrebbe prendere in considerazione la gente per far avanzare la disciplina e scoprire nuove cose? Uno di questi, il famoso secondo problema, fu lo stabilire se fosse possibile trasformare l’aritmetica in logica. Possiamo provare che ogni cosa scopribile in aritmetica deriva in realtà da regole logiche?

Ora, il modo in cui funziona la logica è simile a quella dei giochi di parole. Dato un enunciato, una combinazione di certe parole con un certo ordine, e un altro enunciato composto di parole ordinate, posso giungere ad un nuovo enunciato fatto di parole in un nuovo ordine? Ecco la logica. Non ridefinisce il significato della parole. Non crea nuovi concetti. Non crea nuovi termini. Stabilisce come io possa passare da un’affermazione a un’altra in modo certo. Un esempio di logica è:

“Sta piovendo, userò l’ombrello”. Ma se guardi attraverso la finestra e la persona che si è così espressa non usa l’ombrello, allora concludi che non sta piovendo. Ecco un esempio di logica.

“Tutti gli uccelli volano, dunque i piccioni volano, poiché i piccioni sono uccelli”. Ecco un enunciato logico. La domanda è, naturalmente, sull’origine di tali enunciati, come “tutti gli uccelli”. Peccato che non sia vero. Ma anche se lo fosse, da dove viene? Deriva dall’aver visto una marea di esempi e aver poi generalizzato? Deriva dall’aver condotto osservazioni in passato e aver poi enunciato qualcosa che raccolga le esperienze passate in un modo economico di esprimermi? È tutto qui? O v’è qualcos’altro? In realtà v’è qualcos’altro.

Russell lavorò su questo problema di Hilbert. Individuò un modo di comporre un testo di matematica che non contenesse contraddizioni, per evitare di cadere nei guai della logica e i paradossi logici che la gente conosceva, tali da impedire enunciati come “Questo enunciato è falso”. Questo è un paradosso logico. “Questo enunciato è falso”. Se sto dicendo il vero, allora l’enunciato è falso. Se mento, allora esso è vero. Non ha senso. Così Russell escogitò un modo di rimuovere tutto questo e scelse un modo specifico di dire le cose in modo che non nessuno si sarebbe posto domande su sé stesso, o sarebbe pervenuto a questo genere di paradossi autoreferenziali. Ecco, in sostanza, come lavorò alla cosa.

Russell_Principles_Mathematics_1903

Nel frattempo, che cosa facevano altre persone? Nel momento in cui Russell stava sgobbando per scrivere una quantità di volumi sulla matematica, Planck e Einstein stavano rivoluzionando la nostra comprensione del mondo naturale. Nello stesso anno 1900 in cui David Hilbert stava cercando di dimostrare qualunque cosa solamente da quanto è noto in passato, Planck scoprì qualcosa che non s’accordava con il passato. Non si limitava, tuttavia, a mancare di conseguire dal passato. Era in disaccordo con esso. Una vera scoperta scientifica dissente dal passato. Essa include sempre – pensiamo alle grandi scoperte – qualche cosa di cui il pensiero precedente non era meramente carente, ma che si rivela profondamente errato. Dimostra che mancava di qualcosa, o era limitato, dal modo in cui impiegava la lingua per discutere dei fenomeni, o era incapace di esprimere nuovi concetti.

Che cosa fece Planck? Scoprì il quantum, cioè che in un corpo nero, nell’interagire con la materia, la luce era soltanto assorbita o soltanto emessa, in porzioni finite, individuali, chiamati quanti, per quantità discrete di energia, in relazione alla sua lunghezza d’onda. Che cosa accadde di conseguenza? Nel 1903, Russell scrisse un libro di matematica per riproporre quanto era stato proposto da Hilbert. Trasformare l’aritmetica in logica pura. Un bel divertimento per lui.

Nel 1905 Albert Einstein ebbe il suo “anno miracoloso”. Generalizzò la scoperta del quantum di Planck tramite il proprio lavoro sull’effetto fotoelettrico, per il quale successivamente ricevette il Premio Nobel. In quel lavoro disse che in modo ancor più generale la luce si propaga a pezzetti. È quantizzata, cosa che non era compatibile con la teoria ondulatoria della luce. Gli esperimenti di centocinquantanni fa, infatti, avevano dimostrato che la luce non è costituita di particelle, proprio perché il modo di interferire con sé stessa indicava una natura simile a quella delle onde sull’acqua. Ora Einstein e Planck mostrarono che in qualche modo sembrava che la luce conservasse le caratteristiche di onda e di particella. Ciò non deriva da qualcosa di precedente. Ed anche si contraddice! Giusto? Certamente non è una dirompente scoperta logica.

Che cos’altro fece Einstein quell’anno? La relatività ristretta. Mostrò che spazio e tempo, come ben sapeva Leibniz, non sono cose indipendenti, non sono assolute. In base al modo con cui ci si muove, quando si osserva un evento collocato in qualche punto dello spazio-tempo, il tempo del suo processo e le distanze che lo caratterizzano potrebbero cambiare. Se due eventi accadono, infatti, mentre ci si muove rispetto ad essi, si potrebbe dire che accadano in ordine cronologico inverso. Sconvolgente! Lo spazio dunque non è piatto; diventa sbilenco a causa di questa scoperta. Scoprì che in qualche modo a ogni massa, a ogni oggetto materiale, è legata una certa quantità di energia E pari al prodotto della massa m e della velocità della luce c elevata al quadrato: E=mc2. Fu stravolgente considerare questo ammontare di energia. Nemmeno Einstein sapeva come ciò fosse accaduto, ma questo è il modo in cui risultò. Anche in questo caso, fu una scoperta che non conseguiva qualcosa di precedente. Prima la materia e l’energia erano concepite come assolutamente separate, come lo spazio e il tempo. Erano cose nettamente separate, con due distinti princìpi di conservazione, separati da un muro, che improvvisamente venne giù.

Nel corso della prima metà del Novecento la nostra comprensione del mondo intorno a noi fu cambiata considerevolmente. Russell non cambiò e scrisse un più corposo libro di matematica in tre volumi, questa volta con il titolo in latino, per mostrare che è possibile avere una comprensione della conoscenza come unica derivazione dal passato, cioè per via logica.

Qui non approfondisco, ma nel 1931 Kurt Gödel, impiegando lo stesso suo linguaggio e la stessa logica, dimostrò che l’approccio di Russell non avrebbe mai funzionato: anche se penso che Planck ed Einstein l’avessero già dimostrando lavorando a una vera scienza.

In quel periodo lo scienziato russo-ucraino Vladimir Vernadskij pubblicò il suo scritto “Lo studio della vita e la nuova fisica”, riflettendo la rifondazione concettuale, proposta da Einstein con la relatività generale, della gravità, dell’energia, della massa, dello spazio, del tempo, della luce, ecc. Vernadskij scrisse che “Lo spazio, il tempo, la materia e l’energia sono chiaramente distinte per il naturalista dell’anno 1929” (anno in cui redasse lo scritto, nulla di particolare di per sé), e che sono differenti “per il naturalista dell’anno 1929 dallo spazio, dal tempo, della materia e dalla luce del naturalista dell’anno 1900”. Questi concetti fondamentali, applicati da tutti per parlare del mondo, erano ormai cambiati. La logica non può contenere questo cambiamento. Non voglio infierire, ma davvero la logica non è in grado di compiere scoperte. Lo sapeva bene Niccolò Cusano: per sua concezione generale, ogni nuova idea riconcilia tra loro idee precedenti, in contraddizione per la mancanza di un’idea; quando qualcosa sfugge alla nostra conoscenza e si ha bisogno di scoprirla, la mancanza di tale conoscenza risulta nella possibilità di vedute contraddittorie che rendono impossibile una certa spiegazione.

Ecco che cosa dimostrò ne La Nuova Astronomia, quando, cercando di approssimare il moto di Marte da un punto di vista matematico e geometrico, arrivò a due rappresentazioni diverse dell’orbita. Introducendo però il nuovo principio della gravitazione, cioè di come il sole conferisce velocità ai pianeti in base alla loro distanza, la difficoltà svanì. Il concetto superiore risolse la contraddizione e tale contraddizione svolse così il ruolo di un avanzamento concettuale. Non era qualcosa da evitare, ma anzi una chiave importante per cambiare il modo di pensare.

Il cambiamento di pensiero datato anno 1900 fu in grado di permeare tutto il modo di pensare, la cultura. Che le scienza sia osservazione e interpretazione dei dati, senza limitarsi a rispettare una data tradizione, non è qualcosa di nuovo. Il punto fu individuare il modo in cui far emergere nuove idee. Quale relazione vige tra la nostra mente e le idee possibili, che possano avere un potere nell’universo?

Al futuro

Consideriamo ora alcuni modi possibili, o necessari, di applicare questo potere per compiere scoperte dirompenti, che devono ancora esser compiute. Ecco la terza parte della nostra discussione. Ne parleremo ancora in futuro. Riconsideriamo quanto abbiamo discusso, poi avremo un assaggio di come Leibniz offrì un’idea ulteriore di come far avanzare la scienza. Consideriamo il mondo microscopico: paragoniamo il mondo fisico, quello chimico, quindi quello dei nuclei atomici. La chimica è sostanzialmente chiarita. Conosciamo una montagna di cose su come combinare atomi e molecole. Non tutto è risolto, ma siamo piuttosto a buon punto. Al contrario, ancora non sappiamo bene che cosa accade nel nucleo. Se parliamo di sezione d’urto in una reazione nucleare, parliamo di qualcosa di non derivabile da princìpi primi. Perché certi atomi decadono in un certo modo? Non lo sappiamo. Vi sono molti dati che ancora non sono ben integrati tra loro.

Passiamo a considerare ora il mondo della galassia. Benjamin ha curato alcune presentazioni sui paradossi in cui incorriamo quando cerchiamo di capirla. Si parla di cose difficili come la materia oscura. Non capiamo che relazioni vi siano tra il moto del sistema solare entro la galassia e l’evoluzione della vita terrestre. Occorrerà una nuova comprensione della fisica, o della biologia?

Resta il fatto che noi stessi siamo una forza della natura, e questo è un punto chiave da considerare.

Vi leggo ora alcuni passaggi in proposito, di Leibniz. Potrebbe sembrarvi familiare, deriva dai “Princìpi della Natura e della Grazia, fondati sulla Ragione”. Questo scritto del 1714, verso la fine della sua vita, dice:

“Dobbiamo far uso del grande principio, comunemente poco usato, per cui nulla accade senza una ragione sufficiente, cioè nulla accade senza che sia possibile per qualcuno che conosce abbastanza il fornire un ragione sufficiente per determinare perché sia così, piuttosto che altrimenti”.

Leibniz_Principes_Nature_Grace_1714

Perché le cose esistono così come fanno e non altrimenti? È la domanda di Keplero. “Perché così, e non altrimenti?” Se si ha una teoria che potrebbe essere tra una moltitudine di spiegazioni, e senza una necessità di fondo, proprio per questo cadrà lontana dalla verità. Questa è la visione di Keplero. Ed è quanto affermò Leibniz, dicendo che vi sono due tipi di ragione sufficiente. Una potrebbe essere – diciamo: “Perché questa penna si muove sul tavolo? Perché il dito l’ha spinta. Perché il dito l’ha spinta? Per la volontà di spingerla, i nervi hanno trasmesso un impulso ai muscoli.” Questo è un modo di ragionare. L’altro è: “Perché le leggi della natura stessa sono così e non altrimenti?” Qual è la ragione sufficiente di questi princìpi fisici, che potrebbe spiegare tutti i passaggi? La sola risposta a questa domanda non deriva dalla serie di spinte. Giace al di fuori del tempo e nel dominio della bontà. Pensate a Platone, nel Timeo, ove dice che Dio, nel comporre l’universo lo fece in tal modo affinché fosse buono e giusto, bello.

Un altro concetto di Leibniz:

“Segue dalla suprema perfezione di Dio, che Egli scelse il progetto ottimo, nel produrre l’Universo, un progetto nel quale vi fosse la massima varietà insieme al massimo ordine. Il progetto impiegato nel modo più cauto nello spazio e nel tempo, il massimo effetto prodotto dai mezzi più semplici, le massime potenza, conoscenza, felicità e bontà, nelle cose create, che l’Universo potesse permettere. Poiché tutte le cose possibili chiedono d’esistere, nell’intelletto di Dio, in proporzione alle loro perfezioni, il risultato di tutte queste richieste deve essere il mondo reale più perfetto possibile. E senza questo, non sarebbe possibile dare una ragione per cui le cose si siano trasformare in questo modo, piuttosto che in un altro”.

Portiamo la ragione sufficiente al più alto livello possibile, alla visione leibniziana di Dio, un essere onnipotente ma non tirannico. Egli crede che Dio sia onnipotente, ma dice che non si può lasciar fuori la saggezza e la bontà, nella creazione dell’Universo. Questo fu un punto di cui molti si presero beffe. Leibniz fu dileggiato per questa idea che questo è il migliore dei mondi possibili. Voltaire scrisse un romanzo piuttosto stupido, il Candido, col quale dire: “Se questo è il migliore dei mondi possibili, perché ieri sono scivolato sul ghiaccio? Perché qualcuno si ammala? Perché qualcuno è stato ucciso con un colpo di pistola? Perché c’è la povertà, se questo è il migliore dei mondi possibili? Chiaramente, vi potrebbe essere molto più bene. Di che cosa parla Leibniz?”

Voltaire_Candide

Così dicendo, però, Voltaire, dimostrò di non avere colto il punto. Leibniz non pensa che le cose intorno a noi non potrebbero essere poste o preparate meglio, né che di conseguenza le cose non potrebbero essere migliori di come sono, mancando la possibilità per noi di migliorarle. Consideriamo anche qui una prospettiva superiore, quella di principio. L’Universo è composto in modo che non potrebbe essere fatto migliore, nel suo insieme.

Poiché il libero arbitrio esiste, naturalmente le cose possono essere fatte male. Un mondo senza la libertà non avrebbe l’umanità. Nulla sarebbe lodevole in assenza di libera volontà. Così la nostra abilità nel migliorare e nel perfezionare noi stessi richiede un Universo in cui il non farlo ha cattive conseguenze ed effetti. Ecco la contraddizione, il paradosso che può essere chiave di un movimento d’avanzamento.

Leibniz non fu un filosofo astratto. Fu un uomo che istituì numerose accademie in Europa, con l’idea che esse fossero coerenti con il motto “teoria unita alla pratica”. Come fece Benjamin Franklin più tardi, egli disprezzò l’idea di una accademia scientifica che si occupa solo di questioni astratte, che non traduce in pratica il miglioramento della vita umana. Disse: abbiamo bisogno di studiare la medicina, di studiare l’economia, l’ingegneria, ecc. Si occupò personalmente di come migliorare l’estrazione mineraria. Lavorò sulla trasmissione della potenza per via meccanica.

Vorrei leggervi alcuni passi del breve articolo che scrisse da giovane, nel 1671, poco prima di soggiornare in Francia per qualche tempo. Il titolo è “Società ed Economia”. Vi leggerò un paragrafo. Lo potete trovare in Rete. Leibniz scrisse:

“Grazie a queste accademie, o società, che sono istituzioni di ricerca e di sviluppo, con le loro proprie manifatture, e con le loro società commerciali direttamente attaccate..”

Denis Papin regge lo schema del suo motore a vapore
Denis Papin regge lo schema
del suo motore a vapore

Quando propose queste accademie, propose un modo di finanziarle; cosicché quando stava lavorando alle miniere, sperò che i vantaggi derivanti dalle migliorie tecnologiche nell’estrazione potessero aiutare a finanziare un’accademia. O, volendo importare la produzione della seta, l’accademia avrebbe potuto darsi il compito di migliorarla, e con i proventi dei miglioramenti si sarebbe potuto finanziare altri lavori dell’accademia. Pensò insomma che l’accademia dovesse essere in connessione con l’economia. Scrisse:

“Nel fare ciò, i monopoli saranno eliminati, poiché l’accademia offrirà sempre un prezzo giustamente basso per le merci”. Aggiunse: “I monopoli commerciali saranno eliminati. La ricchezza dei commercianti è troppo elevata, e la miseria dei lavoratori e degli operai è fin troppo profonda, come dimostra il caso particolare dell’Olanda, ove il metodo dei mercanti è di mantenere il lavoratore in uno stato di povertà e di lavoro servile. Ma il mercato non può trasferire qualcosa che non sia stato prodotto dai lavoratori e dagli operai. E perché così tanta gente deve essere ridotta in povertà, per il vantaggio di così pochi? La società avrà pertanto come suo scopo il liberare il lavoratore della sua miseria”.

Questa è l’idea di come dovrebbe essere organizzata un’accademia scientifica, o di quale dovrebbe essere il vero scopo di un’università, come Harvard all’epoca di Cotton Mather. C’è dietro un piano, di ciò che divenne il concetto di repubblica, della Repubblica Americana. Così avrebbe dovuto essere organizzata; dal suo punto di vista, la base avrebbe dovuto essere l’amore, cioè il desiderio di accrescere la perfezione degli altri, di fare sì che la gente abbia la possibilità di vivere una vita preziosa, perché necessaria, ovvero perché parte di qualcosa di grande.

Potremmo aggiungere molto altro su Leibniz. Ovviamente ne parleremo ancora, ma penso che sia importante citarlo come punto di riferimento per giudicare il terribile XX secolo appena trascorso, e per cogliere alcune ragioni per le quali ci stiamo trovando in questa incredibile confusione sociale e politica.