Con una videoregistrazione dell’8 febbraio dal titolo “Terrore ucraino in vece della democrazia europea”, l’economista ed ex parlamentare ucraina Natalia Vitrenko ha elencato le più recenti prove del tentativo dei servizi segreti ucraini SBU di zittirla con una montatura giudiziaria di tipo politico che la accusa di tendenze separatiste. “La violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina” è, infatti, un reato ai sensi di una legge varata all’indomani del golpe appoggiato dagli Stati Uniti di Barack Obama e Viktoria Nuland per rovesciare il Presidente eletto Viktor Janukovyč. Tra due settimane ricorre il terzo anniversario di questo cambiamento di regime di ispirazione neoconservatrice e imperiale. Il comitato centrale del PSPU si è rivolto anche a Federica Mogherini con un appello pubblicato alla fine di questo articolo, in cui sottolinea tra l’altro il fatto che Natalia Vitrenko è stata la prima candidata presidenziale donna nella storia dell’Ucraina (vedi foto durante la campagna presidenziale).



Il 28 ottobre 2016 la sede del Partito Socialista Progressista ucraino (PSPU) di Natalia Vitrenko è stata oggetto di un’incursione e di occupazione da parte di forze paramilitari. Il materiale contenuto negli uffici, oggetti di proprietà del partito, del suo organo di stampa, delle associazioni satelliti e delle persone fisiche suoi membri, sono stati sequestrati dalla SBU. Nel mese di novembre Vitrenko ha ammonito che l’SBU avrebbe potuto combinare documenti nelle memorie dei calcolatori confiscati per calcare la mano su un’indagine del 2014 a carico dell’associazione femminile Dono della Vita e di Vitrenko come sua presidente, con false accuse di “violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina”, l’articolo 110 del codice penale ucraino, che prevede una pena di dieci anni di reclusione.

L’on. Vitrenko è stata interrogata due volte dal 2014 a proposito delle accuse rivolte all’associazione Dono della Vita di ricevere denaro russo allo scopo di condurre quella che alcuni media hanno definito maliziosamente una “propaganda per screditare le autorità governative ucraine, provocare conflitti armati tra differenti strati della popolazione dell’Ucraina, incitare l’odio etnico e fornire sostegno informativo per condurre ‘referendum’ nelle regioni orientali dell’Ucraina”. Nell’aprile 2015, dopo il secco rigetto di Vitrenko delle accuse che le erano state mosse durante l’interrogatorio e dopo un silenzio durato un anno, l’agenzia stampa Glavcom.ua ha soffiato nuovamente sul fuoco, pubblicando alcuni articoli che citano “sospetti” della SBU sulla ricezione da parte di Vitrenko di denaro proveniente da una fondo del Ministero russo degli Esteri dedicato ‘al sostegno e alla difesa dei diritti dei compatrioti residenti all’estero’.

Le accuse riguarderebbero il maggio 2014, allorché furono congelati i conti bancari dell’associazione. Stando ai media ucraini, ciò fu fatto “nel quadro di un’indagine dell’SBU su trasferimenti di fondi tramite Ukrinbank, destinati a persone sospette di violare l’integrità territoriale ed attentare all’inviolabilità dell’Ucraina”. Numerosi articoli dei media hanno fatto il nome della Vitrenko quale principale sostenitrice del separatismo e del terrorismo, categorie vaghe impiegate dalle attuali autorità ucraina per attaccare gli oppositori politici.

Il PSPU dichiarò l’8 aprile 2015: “Non è un caso che vengano diffuse queste falsità. Il regime arrivato al potere con la rivolta di Euromaidan è screditato dal collasso economico, dal genocidio sociale, dalla corruzione e dalla sua incapacità di stabilire la pace e conservare l’integrità territoriale della nazione o concretizzare i promessi valori europei. Natalia Vitrenko ha fornito le prove del fatto che le accuse nei suoi confronti non sono valide e che le dichiarazioni sono false. Ma gli sforzi per diffamarla e costruire un’immagine negativa di lei presso il pubblico proseguono, per mezzo dei media”.

Ancora una volta, dato che a quanto pare alla fine del 2016 il servizio segreto SBU non ha trovato quello che cercava nel materiale sequestrato, l’agenzia Glavcom.ua il 4 febbraio è uscita con il titolone incendiario “Una corte sequestra la proprietà dell’organizzazione presieduta da Vitrenko: sospetta la violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina”. L’articolo sostiene che l’SBU prosegue le sue indagini fondate su prove ovviamente costruite ad arte: il 23 gennaio un tribunale di Kiev, esaminando una mozione dell’SBU, aveva ordinato il sequestro della proprietà dell’associazione Dono della Vita. L’ordinanza del tribunale, tuttavia, riguarda beni confiscati in un luogo differente della capitale, assolutamente estraneo all’associazione: si tratta di tende, sacchi a pelo, bottiglie (“Stanno cercando di renderlo simile a una fabbrica di bottiglie Molotov?”) e pasta in scatola.

Ricordando che la Costituzione dell’Ucraina garantisce la protezione dei cittadini da false accuse, nel video Natalia Vitrenko fornisce i dettagli dell’attività dal 2012 al 2014 dell’associazione Dono della Vita, fondata nel 2000, in difesa dei diritti umani e di come, a un certo punto, questa fu costretta a cessarle dal blocco dei suoi conti correnti voluto dell’SBU.

Nel video, poi, muove una polemica a proposito del fatto che il suo programma economico è stato ignorato sin dalla metà degli anni Novanta, allorché come parlamentare lo presentò in aperto contrasto alla deregulation e alle privatizzazioni imposte dall’FMI. L’Ucraina, ha dichiarato, oggi sarebbe una nazione viva e prosperosa; non ci sarebbero le dure condizioni economiche imposte alla gente, in preda agli slogan degli organizzatori del golpe che sostenevano di voler vivere “una vita migliore in Europa”. Non vi sarebbe stato alcun golpe, la Crimea non sarebbe andata perduta e nessuna rivolta nel Donbass avrebbe determinato la morte di diecimila persone. Ben lontana dal “violare” alcunché, l’economista Vitrenko afferma che il suo programma avrebbe protetto l’Ucraina e garantito la sua prosperità futura, in cooperazione con il più generale sviluppo eurasiatico.

La Vitrenko chiede, infine, che l’agenzia Glavcom.ua ritratti il suo articolo:

Alla redazione del sito di Glavcom:

In relazione alla Vostra pubblicazione il 4 febbraio 2017 dell’articolo “Un tribunale sequestra la proprietà dell’associazione presieduta da Vitrenko: sospetta la violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina”, contenente false informazioni che mettono in discussione il mio onore, la mia dignità e la mia reputazione negli affari, e tale da screditare l’organizzazione femminile che presiedo, Vi chiedo di pubblicare il seguente testo di ritrattazione.

Natalia Vitrenko

Ritrattazione (bozza)

Il sito Glavcom ritratta l’informazione pubblicato nell’articolo del 4 febbraio 2017 intitolato “Una corte sequestra la proprietà dell’associazione presieduta da Vitrenko: sospetta la violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina” e accompagnato da una fotografia di Natalia Vitrenko.

L’articolo era falso e mette in discussione l’onore, la dignità e la reputazione negli affari della dottoressa in Economia Natalia Mikhailovna Vitrenko, presidente del Partito Socialista Progressista dell’Ucraina, Presidente dell’Associazione delle Donne di tutta l’Ucraina denominata Dono della Vita (Dar Zhizni), Deputata del Popolo dell’Ucraina nelle legislature II e III, due volte candidata alla Presidenza dell’Ucraina.

Sia il titolo dell’articolo sia il suo testo affermano che il tribunale del distretto di Pečarskij di Kiev hanno sequestrato il 23 gennaio 2017 la proprietà dell’associazione Dono della Vita. L’articolo suggerisce pertanto che la proprietà sequestrata appartenga inequivocabilmente a tale associazione. Nel contesto delle informazioni addizionali il sequestro della proprietà viene presentato come prova del fatto che l’associazione Dono della Vita, presieduta da Natalia Vitrenko sta violando l’integrità territoriale dell’Ucraina, un capo d’accusa previsto dalla parte 2, articolo 15 e dalla parte 2, articolo 110 del Codice Penale dell’Ucraina. È una falsità e un’informazione scorretta dire che la decisione del tribunale citato nell’articolo abbia richiesto il sequestro delle proprietà dell’associazione Dono della Vita. Poiché questo fatto non esiste né nella realtà né nella decisione della corte, gli oggetti sequestrati, appartenenti ad altri, non possono essere prova di attività criminali da parte dell’associazione delle donne guidata da N. Vitrenko.

La verità è che durante i tre anni dall’apertura della suddetta causa penale e fino a oggi, nessuna prova è stata raccolta, né avrebbe potuto esserlo, che dimostrasse azioni preparate o commissionate dall’associazione Dono della Vita allo scopo di violare l’integrità territoriale dell’Ucraina. Nel 2014 Natalia Vitrenko testimoniò due volte davanti agli inquirenti del servizio segreto ucraino SBU e fornì tutti i documenti del caso, a prova inconfutabile dell’attività legale dell’associazione di donne Dono della Vita nel pianificare attività in difesa dei diritti umani in Ucraina e nient’altro. La Vitrenko spiegò a più riprese in pubblico i termini della questione.

Nonostante la sua testimonianza e le prove fornite all’SBU, la causa penale non è stata chiusa. Vi è invece una continuata distorsione delle vere intenzioni dell’associazione delle donne Dono della Vita di condurre attività in difesa dei diritti umani, definendole invece reati.

Natalia Vitrenko ritiene che lo scopo di queste azioni da parte dell’SBU e dei magistrati sia la repressione politica e il tentativo di screditarla agli occhi del pubblico come una criminale.

Poiché l’articolo pubblicato implica effettivamente una politica di discredito e di diffamazione ai danni di Vitrenko, i redattori del sito di Glavcom ritrattano le informazioni ivi affermate, secondo le quali il tribunale del distretto di Pecharskij di Kiev avrebbe deliberato il 23 gennaio 2017 che la proprietà dell’associazione femminile Dono della Vita venisse sequestrata nel contesto di un’indagine penale fondata sulla prova di reati oggetto della parte 2, articolo 15 e della parte 12, articolo 110 del Codice Penale dell’Ucraina (“Violazione dell’integrità territoriale / Inviolabilità dell’Ucraina”).

Appello del PSPU a Federica Mogherini: fermiamo
la diffamazione della leader di opposizione ucraina Natalia Vitrenko!

Il seguente appello è stato inviato dal comitato centrale del Partito Socialista Progressista Ucraino (PSPU) a Federica Mogherini, Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, ed alle ambasciate di Germania, Italia, Bielorussia, Cina, Russia, Stati Uniti e Francia in Ucraina.

Il comitato centrale del PSPU fa appello affinché interveniate per porre fine alla diffamazione politica di un partito di opposizione, il Partito Socialista Progressista ucraino, e del suo leader, l’economista Natalia Vitrenko, due volte parlamentare e prima candidata presidenziale femminile nella storia dell’Ucraina.

Benché l’Ucraina abbia firmato e ratificato un accordo associativo con l’Unione Europea assumendosi l’impegno di attuare le norme ed i principii della democrazia europea (libertà di assemblea pacifica, libertà di attività politica, pluralismo politico, il diritto ad un equo processo, la supremazia del diritto, il diritto al rispetto della vita privata, il diritto al possesso pacifico di proprietà e il presupposto di innocenza) è in corso contro il Partito Socialista Progressista ucraino, un partito di opposizione, una politica di diffamazione, intimidazione, persecuzione e discredito. Il risultato è quello di impedire l’attività politica del nostro partito.

Ecco alcuni esempi:

1. Il Ministero della Giustizia ucraino si è rifiutato due volte di registrare le delibere del XXIX Congresso (8 settembre 2015) e XXX Congresso (25 giugno 2016) del PSPU con emendamenti al programma ed alla Carta del PSPU in accordo ai requisiti della legge ucraina “sulla condanna dei regimi totalitari comunisti e nazional-socialisti (nazisti) in Ucraina e la proibizione della loro propaganda e dei loro simboli”. Il Ministero rivolge al PSPU accuse infondate, rifiutandosi dimostrativamente di collaborare alla preparazione dei documenti congressuali.

2. Il Ministero della Giustizia ucraino, ignorando l’appello del PSPU, si rifiuta di registrare gli emendamenti sulla composizione degli organi del partito (…)

3. Le forze dell’ordine in Ucraina non hanno condotto un’indagine e non hanno messo alcuno sotto accusa per

– l’aggressione, da parte di neonazisti del battaglione Azov, nei confronti dei partecipanti a una manifestazione pacifica organizzata dal PSPU il 17 marzo 2016 a Kiev

– l’aggressione da parte di neonazisti ad una manifestazione pacifica e autorizzata del PSPU il 9 maggio 2016 a Kiev e la distruzione di simboli di partito del PSPU.

4. Il servizio di sicurezza, la Procura, il Ministero degli Interni e i tribunali ucraini, con le loro decisioni, azioni e inazioni illegali, hanno consentito al cittadino A.E. Shalitin e ai neonazisti del battaglione Azov di mettere sotto sequestro la sede del PSPU il 28 ottobre 2016, sede regolarmente in affitto dal 2005 da parte del proprietario, la società Siver Ukraina. Tra i locatori del palazzo, oltre al PSPU, c’erano altre associazioni ucraine, la redazione del giornale del PSPU Dosvitni ogni, l’associazione delle donne ucraine Dar Zhizni (Dono della Vita), l’Unione dei Popoli Eurasiatici, e l’Assemblea delle Donne Ortodosse d’Ucraina. Oltre a mettere sotto sequestro le loro sedi, hanno sequestrato anche i documenti del PSPU, i simboli di partito, l’archivio del partito con 20 anni di attività, i computer, i dati personali degli iscritti al partito, e gli effetti personali della presidente del PSPU Vitrenko e del vicepresidente V. Marčenko. Il giorno dopo il sequestro, il 29 ottobre 2016, un investigatore del servizio segreto SBU, in coordinamento con la Procura, ha emesso un mandato, senza l’autorizzazione di un giudice, e senza informare il PSPU o l’associazione delle donne Dar Zhizni, per confiscare la proprietà del partito e la redazione del giornale del partito, inclusi gli hard disk con informazioni giornalistiche e politiche della redazione, documenti di partito e gli effetti personali di Natalia Vitrenko e Vladimir Marčenko. La confisca della proprietà è avvenuta in assenza di accuse penali o amministrative nei confronti del PSPU, e nel contesto di una causa penale fabbricata con falsi pretesti nell’aprile 2014 contro l’associazione delle donne Dar Zhizni, presieduta da Natalia Vitrenko. Si tratta di una causa penale motivata politicamente e completamente infondata che in effetti era rimasta congelata per due anni e mezzo (…) Di fatto il PSPU è stato privato della possibilità di difendersi in tribunale. Perfino al proprietario dello stabile, la società Siver Ukraina, non è stato consentito di presentare ricorso contro il sequestro della proprietà da parte del servizio segreto SBU e della Procura, in quanto la causa non è stata trasferita dal tribunale distrettuale alla Corte d’Appello per due mesi, finora.

5. Inoltre il servizio segreto ucraino e la Procura, con l’assistenza del giudice istruttore del tribunale distrettuale, hanno condotto perquisizioni il 18 novembre 2016 e il 20 gennaio 2017 sequestrando proprietà di persone sconosciute e che non hanno nulla a che vedere con il PSPU, con Natalia Vitrenko, o con l’organizzazione delle donne che presiede. La perquisizione è stata condotta, ripetiamo, nell’ambito di una causa fabbricata con falsi pretesti contro l’associazione ucraina delle donne Dar Zhizni, causa che il governo ucraino continua ad usare allo scopo di diffamare Natalia Vitrenko, accusandola di aver violato l’integrità territoriale dell’Ucraina.

6. I media ucraini, eseguendo le istruzioni che hanno ricevuto di diffamare Natalia Vitrenko facendone un bersaglio di attentati terroristici, pubblicano false informazioni basate sulle veline ricevute dal servizio di sicurezza SBU e dalla Procura, e attribuendo a Natalia Vitrenko reati inesistenti.

Il comitato centrale del Partito Socialista Progressista Ucraino è convinto che queste azioni da parte delle autorità ucraine siano politicamente motivate, allo scopo di impedire l’attività di un partito politico di opposizione, e del suo leader, l’economista Natalia Vitrenko, eletta due volte parlamentare e prima candidata presidenziale donna nella storia dell’Ucraina.

Il comitato centrale del PSPU le chiede di prendere in considerazione il nostro appello ad aiutare il PSPU, la redazione del giornale Dosvitni Ogni e le altre pubblicazioni citate sopra, a poter condurre la propria attività con garanzie di diritto in conformità alla Convenzione Europea sui Diritti Umani e la pratica della Corte Europea per i Diritti Umani, che la nazione ucraina ha assunto l’obbligo di rispettare.