Le sfide del 2020, dal crac finanziario alle elezioni americane

Il 2020 promette di essere un anno turbolento. Anche se è difficile fare previsioni a causa dei molti elementi di imponderabilità, un dato è certo: la lotta per “gli scopi comuni dell’umanità” si intensificherà.
Un dato imponderabile è l’incipiente collasso della più grande bolla finanziaria della storia. Nel primo numero dello scorso anno ci chiedevamo se il 2019 sarebbe stato l’anno del meltdown. Il meltdown non c’è stato ma è cominciato, solo mascherato dall’intervento delle banche centrali (la Fed in primis), che stanno prolungando il coma del sistema fornendo liquidità alle banche e imprese zombie e pompando gli ingannevoli indici azionari. Dal FMI a Moody’s, all’Economist, non si contano più gli avvertimenti, più o meno espliciti, del crac in arrivo.
Ma di costoro, nessuno ha proposto soluzioni alternative ragionevoli, a differenza dello Schiller Institute che martella sulla necessità di una riforma di separazione bancaria (Glass-Steagall) come primo passo per la completa riorganizzazione del sistema, parte delle “quattro leggi” di LaRouche per la ripresa economica.
La dinamica del crollo finanziario alimenta il pericolo di nuove guerre e conflitti basati su considerazioni geopolitiche “a somma zero”.
Nel 2020 si deciderà se Donald Trump otterrà un altro mandato alla Casa Bianca. Sulla carta egli non ha rivali, anche perché i democratici hanno puntato tutto sull’impeachment invece di opporgli un candidato credibile con un programma alternativo. Il mese di gennaio vedrà la continuazione del processo di impeachment che mira principalmente, come abbiamo ripetutamente scritto, a impedirgli di porre fine alle guerre perpetue e ai cambiamenti di regime, e ad avviare una modalità di “cooperazione win-win” con Cina e Russia in particolare.
Questa prospettiva non interessa all’Unione Europea, i cui leader sembrano intenti ad aumentare la propria irrilevanza gettandosi a capofitto in un suicida “Green New Deal”, escogitato dalle élite finanziarie nella speranza che una “bolla verde” possa allungare la vita alla bisca finanziaria globale e confidando nell’apparente illimitata capacità di manipolazione di gran parte dell’opinione pubblica. Fortunatamente, il fallimento della conferenza sul clima di Madrid mostra che al di fuori dell’Europa gran parte del mondo respinge l’opzione anti-crescita, preferendo lo sviluppo e il conseguente aumento dei livelli di vita.
Questo ci porta su un piano di buon auspicio. Il 2020 segnerà il 250mo anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven. L’occasione dovrebbe essere colta non solo per celebrare il genio del grande compositore, ma anche per rilanciare la cultura classica e promuovere la vera creatività umana, diversa dalla cultura di morte e pessimismo propagata dai movimenti ambientalisti e dai loro finanziatori.