Il “Supersunday” elettorale in Germania: un disastro annunciato

Nelle elezioni tenutesi il 13 marzo in tre Stati della Germania, il cancelliere Merkel e la coalizione di governo CDU-SPD ha pagato il prezzo di un’ostinata adesione alle politiche sbagliate. La reazione popolare ha principalmente premiato il partito xenofobo Alternative für Deutschland (AfD), che ha cavalcato la campagna contro la politica di immigrazione. L’AfD ha ottenuto il 24% in Sassonia-Anhalt, il 14% in Baden-Wuerttemberg e il 12% nella Renania-Palatinato.

Anche se la crisi dei profughi era un tema importante, esso non è stato il solo motivo di scontento popolare. La CDU e la SPD hanno cocciutamente ignorato per anni la crescente ostilità verso l’UE, mantenendo il rovinoso corso di difesa dell’Eurosistema e del paradigma monetarista. I due partiti hanno anche abbracciato e sostenuto le sanzioni americane contro la Russia, nonostante queste abbiano provocato una caduta degli scambi e una perdita di occupazione, soprattutto nelle regioni orientali.

Allo stesso tempo, essi hanno mostrato poco entusiasmo per la cooperazione con la Nuova Via della Seta e con i BRICS, che avrebbe offerto una prospettiva per il futuro. E hanno lasciato che il ministro dello Sviluppo, il bavarese Gerd Müeller, fosse il solo a martellare sulla necessità di un piano per la ricostruzione della Siria.

Entrambi i partiti hanno deciso di ignorare il monito lanciato all’inizio di febbraio, quando un sondaggio DIMAP mostrò che solo il 24% degli elettori riponeva ancora fiducia nella capacità della CDU di affrontare i numerosi problemi economici, e, ancor meno, il 16%, nutriva lo stesso sentimento nei confronti della SPD. Non era difficile intravedere la rapida ascesa dell’AfD.

Un’eccezione nel quadro generale è rappresentata dalla vittoria della governatrice della Renania-Palatinato, Malu Dreyer, premiata per il suo spirito combattivo e per una campagna a favore degli investimenti nelle infrastrutture, in edilizia abitativa e in posti di lavoro per tedeschi e profughi. Dreyer ha sconfitto la candidata democristiana Julia Klöckner, che ha tentato la carta populistica smarcandosi dalla Merkel sui profughi, senza tuttavia frenare l’emorragia di voti verso l’AfD.