Il governo giapponese pianifica di finanziare progetti della Belt and Road (Nuova Via della Seta) con le proprie istituzioni creditizie, secondo quanto riferisce il quotidiano economico Nikkei il 31 dicembre. “Secondo il piano, Tokyo estenderebbe assistenza finanziaria a imprese giapponesi che partecipassero all’Iniziativa Belt and Road, con un approccio caso per caso”, ha scritto il giornale. “Il sostegno finanziario sarà fornito per mezzo della Banca per la Cooperazione Internazionale, della Nippon Export and Investment Insurance e di altri canali. Questi forniranno il capitale tenendo conto di trasparenza, rendimento e impatto economico sulle aree locali. Esse garantiranno anche che i fondi non finiscano a scopi militari”.

L’iniziativa giapponese mostra che è perfettamente fattibile per una nazione fortemente indebitata estendere credito per lo sviluppo. Ciò spinge a una riflessione sugli Stati membri dell’Unione Europea, cui tale facoltà non è concessa.

Il Giappone è la nazione col più alto tasso di debito pubblico su PIL del mondo, con oltre il 250%. Secondo i dettami della teoria economica liberista, un debito simile è insostenibile ed emettere credito pubblico peggiora la situazione. Ma lo yen non crolla, né aumenta lo spread sui titoli giapponesi. In realtà, il credito per gli investimenti fa parte di un bilancio capitale e incorpora la promessa di sviluppo futuro e di maggiori entrate fiscali che aumenteranno il credito della nazione e renderanno il debito più sostenibile.

I Paesi europei, con i loro crescenti livelli di povertà, hanno urgente bisogno di una svolta di politica economica a favore della crescita, e la Iniziativa Belt and Road offre la cornice per la creazione di posti di lavoro nelle infrastrutture. Ma la camicia di forza dell’UE lo impedisce e questa deve essere aggirata o abbattuta. Un episodio recentemente rivelato dal New York Times è esemplare delle catene auto-inflitte dai Paesi europei. Secondo l’articolo, durante la prima visita della Cancelliera Merkel alla Casa Bianca di Trump, nel marzo scorso, questi propose di negoziare un accordo commerciale bilaterale. Una nazione libera avrebbe colto l’occasione, ma la Merkel rispose che ciò non è possibile secondo la legge europea, e sono ammessi solo negoziati tra gli Stati Uniti e l’UE. Anche se il New York Times ha usato l’episodio per sostenere che Trump è ignorante in tema di relazioni internazionali, in realtà mostra che le nazioni dell’UE si scavano la fossa da sé, continuando ad aderire a un sistema fallito.

L’UE è una costruzione geopolitica che, per propria natura, è contraria al paradigma degli accordi “win-win” per lo sviluppo tra nazioni sovrane. Perciò non è una sorpresa che Bruxelles abbia sabotato la Belt and Road fin dall’inizio.