Se Theresa May riuscirà nel suo intento, il governo britannico negozierà con l’UE un accordo per mantenere la piena integrazione finanziaria e i privilegi della City di Londra. Il libro bianco sul rapporto tra Regno Unito e Unione Europea, dal titolo The Future Relationship between the United Kingdom and the European Union, pubblicato il 12 luglio dal Dipartimento per l’Uscita dall’Unione Europea di Theresa May, ammonisce che, dato il ruolo e le dimensioni della City di Londra, non c’è alternativa a negoziare tale accordo con la Commissione dell’UE. Il libro bianco è molto chiaro, indicando a pag. 32 fino a che punto siano “altamente collegati” i mercati finanziari del Regno Unito e quelli dell’UE:

* “le banche che hanno sede nel Regno Unito sottoscrivono metà del debito e delle azioni emessi da imprese dell’UE”;

* “le banche che hanno sede nel Regno Unito sono la controparte di metà dei derivati over-the-counter sui tassi di interesse scambiati da società e banche europee”;

* “titoli per quasi millequattrocento miliardi di sterline vengono gestiti nel Regno Unito per conto di clienti europei”;

* “il mercato assicurativo londinese, il primo al mondo, ospita le venti principali compagnie di (ri)assicurazione internazionali al mondo”;

* “vi sono più attività bancarie nel Regno Unito che in qualsiasi altro Paese”.

“Questo mercato interconnesso produce benefici per i consumatori e le imprese in tutta Europa. Per esempio, uno studio dimostra che se le nuove regole creassero barriere imponenti la frammentazione dei bilanci delle imprese, l’intera industria bancaria sarebbe costretta a reperire dai ventitré ai trentotto miliardi di sterline di capitale extra. Sono costi che verrebbero scaricati su consumatori e imprese”.

“Questa interconnessione dimostra inoltre gli interessi comuni del Regno Unito e dell’Unione Europea alla stabilità finanziaria. Il Regno Unito ospita tutte le trenta banche sistemicamente importanti ed è l’ente di controllo di quattro di loro. Data questa scala, il Fondo Monetario Internazionale ha descritto la stabilità finanziaria nel Regno Unito come un ‘bene pubblico globale'”.

Lasciando l’UE, il Regno Unito perderebbe il “passaporto” con il quale le imprese che hanno sede nel Regno Unito possono operare nei Paesi dello Spazio Economico Europeo (SEE/EEA, integrante l’Unione Europea e l’Associazione Europea di Libero Scambio, AELS/EFTA) e sarebbe ridotto a uno status di “Paese terzo”. Quindi, per mantenere la piena integrazione, il libro bianco propone nuovi accordi economici e di regolamentazione, che mantengano i benefici economici derivanti dalle norme transfrontaliere sui principali servizi finanziari scambiati tra i Paesi membri dell’UE).

Il libro bianco è stato preceduto da un monito della Banca d’Inghilterra, secondo la quale, rifiutandosi l’UE di negoziare un accordo, 137.000 miliardi di dollari di valore nozionale dei contratti derivati OTC potrebbero finire in un limbo e saltare per aria. L’amministratore delegato dell’International Swaps and Derivatives Association (ISDA), Scott O’Malia, ha sottolineato in una lettera al Financial Times che, se non vi sarà l’accordo, il problema “non sarà la cifra nozionale ma il numero sostanziale di contratti che dovranno essere trasferiti e il numero di controparti che dovranno concordare individualmente il trasferimento in un breve periodo di tempo”. Un’operazione che con grande probabilità non avrà successo.