Chiesto a viva voce alla Camera un dibattito sulla separazione bancaria, ma Renzi boccia gli emendamenti

Renzi fa il duro con la Merkel sul bail-in, ovvero il prelievo forzoso sui nostri conti correnti per salvare gli speculatori, ma contemporaneamente, in occasione della conversione definitiva in legge del Decreto n.59/2016 avvenuta nel corso della settimana appena conclusasi, respinge due emendamenti presentati alla Camera per la separazione bancaria, unica alternativa al furto dei nostri risparmi, ricorrendo nuovamente al solito squallido trucco della Boschi della questione di fiducia che in questo caso è sull’approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell’articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in argomento, nel testo delle Commissioni, identico a quello approvato dal Senato.

C’è da aggiungere che su detti emendamenti si è espresso anche il Presidente della Commissione Finanze alla Camera, Maurizio Bernardo, che li ha dichiarati inammissibili “per estraneità di materia“.

Il dibattito sull’urgenza della separazione bancaria per salvare i risparmi dei cittadini è riecheggiato in Aula, durante la seduta del 28 maggio. Simonetti del gruppo LNA ha dichiarato: “avete fatto una serie infinita di provvedimenti per salvare le banche, ma manca quello più importante, quello sulla separazione fra le banche commerciali e le banche di speculazione. Questo provvedimento voi non l’avete fatto, avete fatto quello per l’introduzione del bail-in, quello sulle banche di credito cooperativo, quello per le banche popolari, quello per le newco dei fallimenti bancari del « giglio magico », vi manca proprio quella parte più importante e ci sono proposte di legge in questo Parlamento di cui sarebbe veramente interessante i quali il Parlamento prendesse atto e il Governo le perseguisse”.

Nel corso della stessa seduta, il Movimento Cinque Stelle, la Lega e Sinistra Italiana-Sinistra ecologia e Libertà con un esponente del gruppo misto-conservatori e riformisti hanno presentato anche Ordini del giorno a favore della separazione delle banche che il governo ha accolto come raccomandazione, ma su cui ha rifiutato il voto.

Gli onorevoli Giancarlo Giorgetti e Scotto hanno respinto la riformulazione in raccomandazione ed hanno chiesto la votazione sui rispettivi ordini del giorno, poi respinti a maggioranza. Interessante la motivazione data da Scotto che chiede un dibattito in Aula sulla legge Glass-Steagall voluta da Roosevelt: “Noi non accettiamo la raccomandazione, come ha già fatto prima di me il collega della Lega Giorgetti, per una semplice ragione, che forse sarebbe opportuno per il Governo e anche per questo Parlamento riflettere un po’ di più – è chiaro che lo spazio non può essere quello di un ordine del giorno – rispetto alla necessità di dire una parola un po’ più netta, oltre ai proclami che ciascuno e ciascuna di noi fa, rispetto alla crisi, al dominio della finanza sull’economia reale. Noi proponiamo, con questo ordine del giorno, di rivedere una scelta che fu fatta a partire dagli Stati Uniti d’America nel 1999, Congresso a maggioranza repubblicana, Presidenza Bill Clinton, cioè l’abrogazione del Glass-Steagall Act, che prevedeva la separazione tra le banche tradizionali e le banche di investimento. Fu una legge che invertì una tendenza all’indomani della grande crisi del 1929 e fu una delle chiavi della svolta che portò al New Deal e alla ripresa negli Stati Uniti d’America sotto l’amministrazione Roosevelt. Dopo il 1999 sappiamo come sono andate a finire le cose, conosciamo che cosa è stata la crisi dei derivati e che impatto ha avuto sull’economia reale, e dal 2007, dalla crisi dei mutui subprime, le classi dirigenti mondiali ed europee non sono riuscite a mettere in campo nessuna misura significativa di governo della finanza. E quindi, probabilmente, sarebbe un fatto molto importante se il Parlamento ponesse questo tema al centro e votasse a favore di questo ordine del giorno, che, tra l’altro, va nella direzione anche di alcune indicazioni nazionali e internazionali che sono state date non semplicemente a formazioni progressiste o di sinistra o di altro orientamento politico, ma dalla stessa Consob, che dice che occorrerebbe andare verso una separazione più netta tra le banche tradizionali e le banche di investimento”.

Come il LaRouchePAC e MoviSol vanno ripetendo fin dal crac finanziario del 2008, questa è e resta l’unica alternativa alla crisi economica che ne scaturì, ed al furto dei nostri risparmi col bail-in. Lo ha ribadito chiaramente anche l’europarlamentare penta stellato Marco Zanni parlando alla conferenza internazionale dello Schiller Institute a Berlino. Non deve trarre in inganno l’apparente contrasto tra Renzi e la Merkel sul salvataggio delle banche. Senza la netta separazione tra banche ordinarie e banche speculative, sancita dalla legge Glass-Steagall, non cambia molto tra il salvataggi da parte dello stato (bail-out) e il prelievo forzoso (bail-in): saranno comunque i cittadini a pagare il conto degli speculatori, a partire da Deutsche Bank con la sua mostruosa esposizione in derivati. Nella partita tra Renzi e la Merkel, fanno autogol tutti e due.

di Liliana Gorini e Maria Gagliotta