TPP: la Cina risponde all’insulto di Obama

Finora la Cina, esclusa dalle trattative, aveva tenuto un certo riserbo.

Rispondendo a una dichiarazione del Presidente americano Obama in occasione della firma, il 3 febbraio, delle dodici nazioni dell’accordo TPP, il Ministro cinese degli Esteri Lu Kang ha affermato il 5 febbraio durante una conferenza per la stampa che nessuna nazione ha la prerogativa e la capacità di determinare le regole del commercio. Obama aveva asserito che “il TPP permette all’America – e non a nazioni come la Cina – di scrivere le regole nel corso del XXI secolo”.

“Noi non crediamo che la Cina da sola determini la formula degli impegni e delle regole del commercio globale del XXI secolo”, ha detto Lu. “Né crediamo sia possibile che qualunque altra nazione possa farlo da sola. Abbiamo sempre sostenuto e considerato il ruolo primario dell’OMC nel formulare le regole commerciali globali. Speriamo che la nazioni più impegnate nel commercio e le economie più forti possano impegnarsi nel mantenere, a questo proposito, lo status dell’OMC”.

Lu ha poi auspicato che i governi principali “non facciano dei temi economici e commerciali una questione politica”. Altrimenti i popoli potrebbero avere l’impressione che il TPP sia stato semplicemente promosso dagli Stati Uniti “seguendo alcune considerazioni politiche”, cosa che gli Stati Uniti negano con veemenza, nonostante sia noto il contrario.

La sicumera di Obama potrebbe essere troppo affrettata. Le dodici nazioni firmatarie non hanno ancora assimilato questo accordo draconiano. I loro parlamenti, incluso il Congresso americano, non sono particolarmente felici della perdita di sovranità contenuta in un accordo di 6mila pagine. Non appena sarà esaminato più attentamente, è probabile che si consoliderà anche una certa opposizione.