Stati Uniti: la campagna di O’Malley farà rivivere l’istituzione della Presidenza?

Anche negli Stati Uniti c’è profonda disaffezione dalla politica e una volatilità tra gli elettori che non viene riflessa dai sondaggi. Ma se emergesse un candidato presidenziale che rifiutasse la “solita politica” preferendo dire la verità sulle cause e la profondità della crisi, e soprattutto offrendo un’alternativa, l’apatia dell’elettorato verrebbe sostituita da una nuova passione per la vera politica, come rilevano gli attivisti del LaRouche Political Action Committee parlando quotidianamente con la gente comune.

C’è un candidato disposto a suscitare tale passione per la vera politica?

Tra i repubblicani ci sono già quindici candidati, ma nessuno di loro è capace di cambiare l’agenda. Si descrivono come “veri conservatori”, il che significa filo-Wall Street, guerrafondai, liberisti ed anti-governo, e nessuno di loro offre una seria opposizione alla miriade di azioni incostituzionali del Presidente Obama, dalle guerre illegali, allo spionaggio della NSA, all’insabbiamento delle torture della CIA e via dicendo.

Tra i democratici, Hillary Clinton è compromessa dalla sua alleanza con Obama, al punto che non si oppone nemmeno al trattato di libero scambio Trans-Pacific Partnership (TPP), a cui si oppongono quasi tutti i democratici. La sua campagna è stata duramente colpita dalla pubblicazione dei documenti della Defense Intelligence Agency.

Lyndon LaRouche ha sottolineato che la qualifica più importante per un candidato oggi è la sua disponibilità a rompere con il pragmatismo politico. Il primo passo sarebbe opporsi alla politica prevalente di Wall Street, a partire dal ripristino della legge Glass-Steagall che separa le banche commerciali dalle banche d’affari. Molti democratici, tra cui la Senatrice Elizabeth Warren, si sono espressi a favore del ripristino di Glass-Steagall, ma solo un pre-candidato ne ha fatto la sua piattaforma, ed è l’ex governatore del Maryland Martin O’Malley.

Secondo LaRouche, O’Malley è arrivato a riconoscere che occorre un cambiamento di direzione per la nazione, mettere fine alla corruzione diffusa da Wall Street e domina la vita politica negli Stati Uniti da molti anni. O’Malley ha attaccato con forza la deindustrializzazione degli Stati Uniti e la delocalizzazione dei posti di lavoro come risultato dei trattati di libero scambio.

Quando fa campagna, O’Malley evoca consapevolmente la leadership dinamica di John F. Kennedy, ricordando agli elettori che una volta gli americani erano ottimisti sul futuro perché erano impegnati in azioni per migliorarlo. Se riuscirà o no ad ispirare gli americani a porre fine al loro cinismo sulla politica diventerà chiaro ben presto, perché annuncerà la sua candidatura il 30 maggio.