Ristabilire la verità sulla battaglia della Cina contro il terrorismo

La campagna contro Pechino in Europa e negli Stati Uniti ha raggiunto nuovi livelli. Alle voci allarmistiche sulla Cina che la accusano di comprare intere economie nazionali, ultimamente si sono aggiunte quelle concentrate sul fomentare una rivoluzione colorata a Hong Kong e denunciare i presunti “campi di concentramento” per estremisti islamici nella provincia dello Xinjiang.
Dopo che, due settimane fa, il Congresso americano ebbe approvato la legge sulla democrazia a Hong Kong, il 3 dicembre la Camera dei Rappresentanti ha approvato un disegno di legge per tutelare i “diritti umani” della popolazione uigura nello Xinjiang simile a quello approvato al Senato in settembre. Il testo condanna la Cina per aver creato dei centri di formazione professionale per i giovani uiguri che rischiano altrimenti di cadere vittime della propaganda terroristica, e prevede sanzioni contro i funzionari cinesi responsabili di questo programma.
Contrariamente ai resoconti che circolano in quasi tutti i media occidentali, questi centri sono stati creati in risposta alla crescente minaccia del terrorismo islamico nella provincia orientale della Cina, dopo una massiccia ondata di terrorismo, causata da terroristi che tornavano in Cina dopo essere stati addestrati in Pakistan e in Medio Oriente, che fece centinaia di morti e vittime nel 2014.
Migliaia di fondamentalisti uiguri avevano aderito alla jihad in Siria ed erano tra i foreign fighter dell’ISIS, e molti di essi sono ancora là (dopo essere stati addestrati e armati da servizi segreti occidentali, bisognerebbe aggiungere). Ma il loro “Grande Satana” non sono gli Stati Uniti o l’Occidentale, bensì il governo centrale in Cina.
Lo scopo di quelli che i media occidentali hanno etichettato come “campi di detenzione” è in realtà di contribuire a integrare nella società coloro che erano stati influenzati dalla causa fondamentalista, fornendo loro formazione professionale, corsi di lingua e di insegnamenti islamici contrapposti alle versione terroristiche e sovversive dell’Islam, così come corsi di storia e di diritto cinese e islamico.
Inoltre, il Presidente cinese Xi ha riconosciuto per tempo l’importanza di portare lo sviluppo economico nella regione e si sta adoperando per fare dello Xinjiang un hub della Nuova Via della Seta e una porta verso l’Asia centrale.
Da quando è cominciato il programma rieducativo non ci sono stati gravi incidenti terroristici nella regione. È utile a questo proposito paragonare i metodi di antiterrorismo usati negli ultimi decenni dagli anglo-americani in particolare. Le guerre condotte all’insegna della lotta al terrorismo, in Iraq, Libia, Siria o altrove, hanno portato a bombardamenti di massa di città, centri economici e infrastrutture, causando milioni di morti, soprattutto tra i civili. E il risultato? Ancora più violenza, estremismo, instabilità e odio crescente verso l’Occidente.
Ora che centinaia di foreign fighter dell’ISIS provenienti dall’Europa vengono cacciati dalla Siria e tentano di tornare ai loro Paesi di origine, la denigrazione per motivi geopolitici degli sforzi della Cina per fermare il terrorismo internazionale può avere gravi conseguenze.

(Nella foto la dirigente dello Schiller Institute francese Christine Bierre durante una visita di “fact finding” nello Xinjiang).