Non possiamo aspettare che si abbatta lo tsunami sul sistema finanziario

Il crollo del sistema finanziario globale è dietro l’angolo. Gli analisti discutono se sarà scatenato dallo scoppio della bolla dei corporate bond o da una crisi del debito sovrano come quella che si sta sviluppando in Argentina, il cui governo ha annunciato un “debt reprofiling” (altri lo chiamano insolvenza) e ha reintrodotto i controlli sui capitali – proprio quelli per cui Macri aveva stigmatizzato il precedente governo della Kirchner.

In previsione dello tsunami finanziario, i banchieri centrali pianificano denaro a pioggia (“helicopter money”) su una scala non mai vista prima (cfr. SAS 35/19). Qualcuno di loro è persino del parere che un collasso del sistema sarebbe opportuno per liberarsi di Trump, personaggio odiato da Wall Street e dalla City di Londra.

Trump ha commesso errori, come l’uso delle tariffe punitive (cosa diversa da quelle protezionistiche) nei confronti della Cina, e le pressioni sulla Fed per abbassare i tassi non sono la soluzione. Abbassare i tassi senza una riorganizzazione fallimentare del sistema finanziario significa continuare a gonfiare la bolla senza alcun effetto sull’economia reale. V’è invece bisogno delle quattro leggi di LaRouche: separazione bancaria, banca nazionale, programma di investimenti e volano scientifico-tecnologico.

Trump promise la separazione durante la campagna elettorale ma non l’ha fatta. Ha mantenuto la promessa sul programma spaziale e questo è molto buono. Ma non possiamo aspettare che arrivi lo tsunami per cambiare marcia e varare il resto delle quattro leggi. Trump dovrebbe farlo ora che i suoi nemici sono sulla difensiva (vedi sotto: “Il contro-golpe”).