Nella più grave crisi della propria storia, l’UE è paralizzata

L’Unione Europea si trova ad affrontare la più grave crisi dalla sua nascita e potrebbe non sopravvivere alle prossime due settimane. La riunione di emergenza del Consiglio Europeo, convocata il 27 febbraio per varare urgenti misure per contrastare la crisi sanitaria e i suoi effetti economici, ha rimandato le decisioni di due settimane – mentre la gente muore. La richiesta presentata da un gruppo di nove Paesi guidati da Italia, Francia e Spagna, è stata respinta dal fronte guidato da Germania, Olanda e Austria. I “falchi” hanno respinto la proposta di emettere senza condizioni obbligazioni per finanziare l’emergenza, e si sono trincerati dietro il MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, come unica opzione.
“Una comunità che scarica i propri membri in difficoltà non merita il suo nome”, ha commentato il settimanale tedesco Die Zeit.
La gravità della spaccatura nella “comunità” è evidenziata dalle dichiarazioni del Ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra, che ha chiesto un’indagine della Commissione dell’UE per scoprire come mai alcuni Stati membri (intesi: Italia e Spagna) non abbiano in bilancio risorse per fronteggiare l’emergenza. Questo, da un Paese che si è sempre contraddistinto per una linea di rigida applicazione delle politiche di austerità tali da smantellare gran parte dei sistemi sanitari nazionali. Quell’uscita, definita “ripugnante” dal Primo Ministro portoghese António Costa, è espressione di qualcosa di peggiore del razzismo: una cultura della morte che porta alcuni accademici ad accusare l’Italia di spendere troppo per gli anziani. Frits Rosendaal, capo del reparto di epidemiologia del Centro Medico dell’Università di Leida, ha dichiarato che il sistema sanitario italiano è sotto stress perché gli italiani “accettano pazienti che non cureremmo perché sono troppo anziani” (vedi https://www.elespanol.com/mundo/europa/20200327/paises-bajos-espana-italia-admiten-covid-19-ucis/477952614_0.html).
Mentre non si sbaglia a collocare tali vedute molto vicine all’ideologia nazista, gli altri, le “colombe”, sono completamente fuoristrada. I Coronabonds o Eurobonds, come dir si voglia, sono la risposta sbagliata alla crisi. Sono una fuga in avanti verso la completa de-statalizzazione della politica economica e del controllo su credito, debito e bilanci nazionali. I Paesi europei hanno bisogno di rafforzare la capacità di credito nazionale, se necessario unendo le risorse in istituzioni multilaterali e non in quelle sovrannazionali, che sono del tutto e per tutto controllate dai mercati finanziari.
La Germania e gli altri non accetteranno mai di garantire il debito dell’Italia se non a patto di condizioni che equivalgono ad appropriarsi delle chiavi di casa. Ma l’interrogativo lecito è: perché i nostri insistono tanto con proposte irrealizzabili, quando la sospensione delle regole del Patto di Stabilità consentono di “pompare tanta liquidità nell’economia” quanta se ne vuole, come ha dichiarato la Von Der Leyen. Inoltre, la BCE ha tolto le restrizioni quantitative e qualitative per l’acquisto di titoli sovrani sul mercato secondario, così che le emissioni future sono quasi blindate. Certo, sarebbe meglio che la BCE acquistasse direttamente i titoli del Tesoro, come fa con le obbligazioni societarie, invece di comprarli dalle banche. Ma questo è un altro aspetto che mette in luce il problema fondamentale dell’UE: la sua ragion d’essere è quella di salvare i mercati finanziari e non i popoli.

(Nella foto uno striscione del LaRouchePAC a New York, che dice “sottoponiamo al triage Wall Street, non la nonna!”)