Lo scontro tra Italia e Unione Europea si sposta sul piano del credito

La buona notizia è che si compiono dei passi concreti per difendere i risparmiatori e il credito alle imprese e alle famiglie; la cattiva notizia è che si continua a parlare di separazione bancaria, ma rinviandone l’iniziativa in sede europea.

Sul fronte della difesa del credito vi sono stati due passi importanti, a cavallo dell’anno nuovo: l’emendamento alla finanziaria sulle BCC e l’intervento preventivo su Carige.

L’emendamento sulle BCC, stilato dalle Commissioni bilancio e finanze di Camera e Senato è ora legge. Esso mira a sottrarre le due grandi holding che raccolgono le Banche di Credito Cooperativo – Iccrea e Cassa Centrale – dagli standard contabili internazionali adottati dalla BCE nell’ambito dell’Unione Bancaria. Tali standard valutano gli attivi a valore “mark-to-market”, e cioè a valore attuale di mercato. Applicandoli alle BCC, essi ne svaluterebbero i titoli di stato, generando una perdita di 2,6 miliardi di euro.

Intervenendo nella discussione sulla manovra al Senato, il presidente della Commissione Finanze Alberto Bagnai ha stigmatizzato la vigilanza della BCE e della Banca d’Italia, che non si sarebbero accorte di quale buco immane si sarebbe aperto nelle BCC. Inoltre, i criteri internazionali usati per le banche “universali”, che fanno trading, non si applicano alle banche commerciali che tengono i titoli di stato come parte del capitale e li rifinanziano o vendono a scadenza, cioè a valore di emissione e non di mercato. Costringere le banche commerciali (BCC) a valutare in bilancio i titoli a valori di mercato è un attentato al capitale e innescherebbe una spirale incontrollata.

Per quanto riguarda la Carige, il governo si è attivato dopo che la BCE ha imposto la gestione commissariale, estendendo garanzie statali alla banca per impedire una “risoluzione” (inglesismo per liquidazione) e il “bail-in” (esproprio) di azionisti, obbligazionisti e correntisti. Spiegando la decisione, Di Maio ha pubblicato una dichiarazione in dieci punti, nella quale ha reiterato che il governo italiano è favorevole al ripristino di un regime di separazione bancaria. “Ci batteremo in Europa per riformare il sistema di vigilanza bancaria e faremo la separazione tra banche commerciali e d’affari”, si legge al punto 9 della dichiarazione, pubblicata su facebook.com.

La debolezza di tale affermazione sta nel fatto che cambiare la legge bancaria europea è più difficile che raddrizzare le zampe dei cani. E, invece, urge ripristinare la separazione ora, prima che scoppi la prossima crisi finanziaria, in modo da disinnescare il previsto tentativo dei mercati finanziari di ricattare nuovamente i governi e costringerli al salvataggio degli speculatori.

La decisione su Carige ha comunque suscitato proteste da parte degli ambienti eurofili, come il quotidiano tedesco Handelsblatt, che l’8 gennaio ha scritto: “Dopo la crisi finanziaria, gli Stati dell’Euro avevano concordato che le banche in difficoltà avrebbero dovuto essere liquidate, invece di salvarle col denaro dei contribuenti. Le perdite dovrebbero quindi essere scaricate su azionisti, creditori e risparmiatori benestanti”. E invece, “Roma sta di nuovo soccorrendo un istituto di credito invece di liquidarlo”. (Nella foto MoviSol chiede la separazione bancaria e credito produttivo).