L’impero britannico anche dietro il Russiagate italiano?

Quando una persona o un ente è sospettato di un crimine, tende a coprirsi e ad adottare un basso profilo – in altre parole, tenta di allontanare i sospetti. Questo non è il caso di quel che chiamiamo “Impero Britannico”. Con la crescente esposizione del ruolo dell’intelligence britannico e del governo di sua maestà nel “Russiagate” e nella manipolazione della politica americana, l’Impero ha reagito con in modo ancor più provocatorio e manipolativo in tutto il mondo, nel tentativo di salvare il potere. Si considerino solo alcuni casi degli ultimi dieci giorni:

Provocazione n. 1 contro l’Iran: il 5 luglio, le forze britanniche hanno sequestrato una superpetroliera iraniana al largo di Gibilterra, con la scusa che si stava dirigendo verso la Siria, violando così le sanzioni contro Damasco. Teheran ha chiesto il rilascio immediato della nave e dell’equipaggio, sostenendo che il petrolio non doveva essere consegnato in Siria.

Provocazione n. 2 contro l’Iran: l’11 luglio il governo britannico ha affermato che un tentativo di tre navi iraniane di catturare una petroliera britannica nel Golfo Persico era stato neutralizzato dall’intervento di una nave da guerra britannica. Il Ministro degli Esteri iraniano ha negato un episodio del genere e ha accusato il governo britannico di cercare di suscitare tensioni. Stranamente, la petroliera, la British Heritage, aveva lasciato il Golfo Persico senza caricare petrolio, ed era scortata dall’HMS Montrose, unica nave da guerra britannica nel Golfo, ove di solito transitano dalle quindici alle trenta petroliere inglesi. Inoltre, la CNN riferisce che “il 10 luglio, la nave ha spento i transponder per almeno ventiquattr’ore”.

Libia: mentre una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che chiede un immediato cessate il fuoco nella guerra civile libica, riflette l’intesa tra Washington e Mosca sulla certezza che una continuazione del conflitto avrà conseguenze umanitarie devastanti, forze straniere stanno rifornendo entrambe le fazioni di armi, denaro e munizioni. I media arabi riferiscono che le forze del governo di Tripoli sono state in grado di riconquistare Gharyan, a Sud della capitale, grazie a una nuova fornitura di armi dalla Turchia. Questo spiega la reazione adirata del generale Khalifa Haftar, che ha vietato i voli turchi sul proprio territorio e ha ordinato la cattura di sei marinai turchi, che sono stati successivamente rilasciati.

Allo stesso tempo, le forze di Tripoli dichiarano di aver trovato a Gharyan missili fabbricati negli Stati Uniti e originariamente venduti alla Francia, a dimostrazione del fatto che le forze di Haftar ricevono aiuti stranieri. Il Ministero della Difesa francese ha ammesso che quei missili appartenevano a truppe speciali francesi dispiegate in Libia.

Se ci chiediamo chi tragga beneficio dalla continuazione della guerra (cui prodest?) il sospetto è evidente: l’Impero Britannico e i suoi alleati eredi dell’accordo “Sykes-Picot” per la spartizione dell’Africa settentrionale e dell’Asia Sudoccidentale.

Italia: L’operazione “Russiagate” contro la Lega è stata lanciata da Londra. Alberto Nardelli, a capo del desk europeo di BuzzFeed con sede a Londra e collaboratore del Guardian, ha scritto sull’esistenza di un’audioregistrazione che avrebbe rivelato un accordo che il capo dell’Associazione Amicizia Russia-Lombardia, il membro della Lega Gianluca Savoini, avrebbe concluso o stava concludendo con petrolieri russi vicini a Putin, da cui sarebbe derivato un beneficio economico per la Lega. Benché BuzzFeed non abbia fornito prove per le sue accuse, la procura di Milano ha formalmente aperto un’indagine mentre i media si sono gettati su quella che sembra proprio essere una bufala. Chiaramente, l’intenzione è di indebolire gli sforzi di Roma per cambiare la politica dell’UE sulla Russia, come affermato dal Primo Ministro Conte durante la visita di Vladimir Putin a Roma il 4 luglio (foto).