L’EIR e William Binney piantano il primo chiodo sulla bara del Russiagate

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo avrebbe potuto fermare la truffa del Russiagate già nel 2017, quando era direttore della CIA, ma si rifiutò di agire sulla base delle informazioni ricevute personalmente da William Binney, ex direttore tecnico della NSA (National Security Agency). I dettagli del suo incontro con Pompeo sono stati illustrati dallo stesso Binney ad una conferenza stampa internazionale indetta dall’EIR di Washington il 23 luglio, a cui Binney ha parlato insieme al suo collaboratore dei VIPS (Veteran Intelligence Professionals for Sanity) Kirk Weibe ed a Barbara Boyd dell’EIR, dimostrando che non ci fu alcuna intrusione russa nei computer della Direzione del Partito Democratico durante la campagna presidenziale del 2016.

Benché Binney avesse già reso pubbliche le sue prove, la conferenza stampa si è svolta in un momento strategico chiave in cui le forze denunciate dai relatori, tra cui lo stesso Mike Pompeo, stanno conducendo il mondo verso uno scontro tra USA, Russia e Cina che potrebbe sfociare in una guerra mondiale. Come è stato detto durante la conferenza, ogni passo, compresa la copertura mediatica e le azioni legali, per fermare lo “stato di sorveglianza” che ha preso di mira il Presidente Trump, può aiutare a stabilizzare il quadro globale.

Come ha dichiarato la fondatrice dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche il 25 luglio, in un successivo dialogo con Binney, “Penso che l’aspetto più pericoloso in questo momento, in campo strategico, sia l’attuale scontro contro la Cina, per il quale non esiste alcuna base. E la demonizzazione della Cina, che presenta il PCC come la più grande minaccia per il mondo in questo momento, è un’escrescenza dello stesso apparato e degli stessi metodi che, come ho descritto, sono stati utilizzati contro di noi nel raid e che sono stati alla base delle guerre interventiste. Dobbiamo porre fine a questo tipo di scontro”.

Quando ha parlato del “raid contro di noi”, la signora LaRouche si riferiva alla persecuzione del suo defunto marito, l’economista statunitense Lyndon LaRouche (che incluse un raid condotto nell’ottobre 1986 da 400 agenti federali, sostenuti da elicotteri e veicoli corazzati, contro la sede del movimento di LaRouche e la residenza degli stessi coniugi LaRouche in Virginia), che portò ad una montatura giudiziaria e ad una condanna carceraria nel 1989.

Come abbiamo scritto più volte, il segretario di Stato Pompeo si è dimostrato un utile idiota dell’Impero britannico con le sue accuse contro la Cina. Il fatto di aver incontrato alcuni dei protagonisti dell’orchestrazione del Russiagate contro Donald Trump, durante la sua recente visita a Londra, può aiutare a spiegare perché si sia rifiutato di agire sulla base delle prove presentate da Binney nel 2017.

La chiusura del consolato cinese a Houston, che ha dato ai funzionari cinesi un ultimatum senza precedenti di appena 72 ore per lasciare la sede, è ingiustificabile. Il vero scopo è quello di intensificare lo scontro con la Cina. Questo, in un quadro strategico di provocazioni in atto in altre parti del mondo, anche da parte di un altro tirapiedi dell’Impero britannico, il presidente turco Erdogan, che è al centro di destabilizzazioni che coinvolgono la Libia, il nuovo conflitto scoppiato tra Azerbaigian e Armenia e una pericolosa escalation del conflitto con la Grecia nel Mediterraneo orientale.

Questi punti caldi mirano a sabotare il vertice dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU proposto dal Presidente russo Vladimir Putin, un’iniziativa pienamente sostenuta dalla signora Zepp-LaRouche in quanto simile a quella da lei avanzata in precedenza di un vertice tra le quattro potenze – USA, Russia, Cina e India – per stabilire le condizioni per la pace e lo sviluppo mondiale.

Un tale vertice è l’unica sede in grado di prendere decisioni riguardanti tutte le crisi che l’umanità si trova ad affrontare a questo punto: la pandemia, la crisi economica e il crollo del sistema finanziario mondiale.