Le banche centrali sono ancora cieche di fronte al crac imminente

Come c’era da aspettarsi, il mercato interbancario non è ancora resuscitato e la Federal Reserve ha rinviato la fine delle sue iniezioni quotidiane di liquidità al 4 novembre, indicando che è disposta a fare qualunque cosa per evitare il crac. Questo significa ancora più droga per un sistema bancario già drogato.
Significa anche avventurarsi ulteriormente nella zona dei tassi negativi, come ha chiesto il 3 ottobre il capo di Unicredit e della European Banking Federation (EBF), Jean-Pierre Mustier. Secondo lui, le banche dovrebbero passare ai propri clienti tassi di interesse bassi e negativi, in modo che la politica della banca centrale fosse la più efficace possibile. Questo ovviamente inciterà le famiglie e i fondi pensioni ad avventurarsi in investimenti a più alto rendimento e ad alto rischio.
Il massacro dei risparmi sta devastando la Germania, ove attualmente non v’è un titolo di stato che valga la pena di un investimento. La rendita negativa offerta è la seguente: 2 anni: -0,793%; 3 anni: -0,845%; 5 anni: -0,803%; 7 anni: -0,764%; 10 anni: -0,593%; 30 anni: -0,089%. Come abbiamo ripetuto spesso, le banche centrali non possono fare altrimenti, nel sistema attuale. Possono solo scegliere se morire di insolvenza o di iperinflazione.
Eppure, Lyndon LaRouche aveva spiegato molto chiaramente, nel suo famoso grafico sulla “funzione del collasso”, qual sia il problema del sistema e qual sia l’unica soluzione: una riorganizzazione fallimentare. Il grafico (vedi foto) mostra tre curve: in cima, una curva iperbolica che indica la crescita degli aggregati finanziari globali; sotto, un’altra curva che mostra la crescita dei valori monetari che supportano la prima curva; e in basso, una terza curva che rappresenta la crescita, anzi, la mancata crescita, dell’economia reale. Il divario tra l’economia reale e gli aggregati finanziari è tale da provocare inevitabilmente una discontinuità. La discontinuità si verificherà, per esempio, se le banche centrali smetteranno di espandere la seconda curva. È quanto ha fatto la Fed con la sua “quantitative restriction”, che ha drenato 1.400 miliardi di dollari di riserve bancarie. La situazione potrà tornare alla normalità solo ristabilendo una corrispondenza tra le tre curve.
Questo significa cancellare il valore di milioni di miliardi di dollari in aggregati finanziari, derivati e altri strumenti simili, che non hanno alcun rapporto con i valori reali. Lyndon LaRouche delineò i quattro passi cruciali per avviare una ripresa economica: 1) separare le banche ordinarie dalle banche d’affari 2) creare una banca nazionale per l’emissione di credito; 3) lanciare investimenti pubblici su vasta scala basati su un’alta densità di flusso energetico; 4) finanziare volani scientifici come la ricerca sulla tecnologia di fusione e l’esplorazione umana dello spazio.
Quando LaRouche pubblicò la sua “funzione del collasso”, denunciò il fatto che il sistema era in bancarotta. Eppure, nonostante l’evidenza del crac finanziario del 2008, le banche centrali e le istituzioni finanziarie si rifiutano di capire che l’attuale paralisi del mercato interbancario è un nuovo sintomo della stessa bancarotta. Esemplare di questa incompetenza generale è un documento pubblicato il 5 ottobre da PricewaterhouseCooper (PwC), in cui la seconda azienda nel mondo per i servizi professionali scrive che “le cause di questa perturbazione non sono state pienamente comprese”.