Il pericolo strategico dietro la vittoria proclamata da Biden

Mentre Joe Biden proclamava di aver vinto le elezioni presidenziali basandosi sulle proiezioni dell’Associated Press, Trump dichiarava di non accettare la decisione che avrebbe privato il popolo americano del sacro diritto ad elezioni oneste. Trump ha promesso di far sì che “il popolo americano abbia il risultato onesto che merita e che la democrazia esige”.
Il 7 novembre il LaRouche Political Action Committee (LPAC) ha patrocinato un dibattito online i cui partecipanti hanno dettagliato le specifiche aree in cui devono essere verificate le accuse di frode e delineato il contesto più ampio in cui questa è stata effettuata.
Prima di esaminare la questione dei brogli è cruciale considerare esattamente il quadro strategico in cui si colloca la battaglia per la Presidenza degli Stati Uniti.
In primo luogo, il rischio di un collasso completo del sistema finanziario transatlantico non è svanito, nonostante i trucchi infiniti delle autorità monetarie. Per impedire ai governi di agire nell’interesse della popolazione per cercare di proteggere quest’ultima dagli effetti del collasso, l’establishment della City di Londra e di Wall Street mira al diretto controllo della politica economica da parte delle banche centrali.
Allo stesso tempo e in congiunzione con la crisi finanziaria, cresce il pericolo che uno tra i diversi conflitti in corso nel mondo sfoci in una guerra mondiale. Il partito della guerra angloamericano fa affidamento su Joe Biden per riattivare la politica di guerra permanente e cambiamento di regime, che lo stesso Biden e Obama avevano portato avanti e che Donald Trump ha bloccato con successo.
Il pericolo è talmente concreto che persino la più alta autorità militare del Regno Unito ha lanciato un avvertimento contro il rischio di una terza guerra mondiale per errore di calcolo. In un’intervista a Sky News l’8 novembre, il capo di Stato Maggiore della Difesa britannico gen. Nick Carter ha dichiarato che la crisi economica globale causata dalla pandemia potrebbe portare a nuovi rischi per la sicurezza e, dall’escalation di conflitti regionali, per errori di calcolo, sfociare in “una guerra generale”. Riguardo al pericolo di una guerra mondiale, ha affermato che “dobbiamo essere coscienti di tali rischi”.
Tornando alle elezioni statunitensi, è sorprendente come i leader europei, che si considerano i guardiani dei “valori democratici”, si siano affrettati a congratularsi con Joe Biden per la “vittoria” prima dell’annuncio dei risultati ufficiali, solamente sulla base delle notizie dei media. Questo ci porta ad un altro pericolo crescente, quello dei media “affermati” e dei social media legati al “complesso militare-industriale” che si arrogano, o ricevono, il potere di decidere chi, quando e di che cosa possa informare i cittadini e cosa debba essere invece spietatamente censurato. Il fatto che le principali reti televisive abbiano deciso di interrompere la trasmissione delle dichiarazioni di Trump il 5 novembre, definendole “fake news”, dovrebbe far scendere brividi di paura lungo le vertebre di chi ha a cuore i diritti civili e umani.