Il Maestro Josè Briano porta il belcanto a Berlino

MoviSol, agosto 2006 – Dal 12 al 20 luglio 2006 il Maestro Josè Briano, un insegnante di canto messicano che ha fatto della scuola del belcanto lo scopo della sua vita e del suo insegnamento, ha partecipato ad una intensa settimana di lezioni di canto e prove del mottetto di Bach “Jesu meine Freude” insieme a 60 giovani del LYM, il movimento giovanile di LaRouche, provenienti da tutta Europa, dagli Stati Uniti e dal Messico, e in collaborazione con John Sigerson, direttore del coro del LYM di Boston, Washington e Los Angeles.


Avendo partecipato nel 1982 alle prime lezioni di canto che il Mo. Briano diede al movimento di LaRouche in Germania, ed essendo da allora tra i suoi collaboratori, ho avuto il privilegio di assistere alle sue lezioni, ed anche di fargli da interprete. Le lezioni avevano luogo ogni giorno nella chiesa Martin Lutero di Berlino est, che la sera ospitava anche le prove del mottetto di Bach. I 60 giovani del LYM si sono suddivisi in sei classi di 10 allievi ciascuna, alternando voci maschili e voci femminili, per consentire al Mo. Briano di dare lezioni corali e individuali al contempo. In questo modo, tutti e 60 i giovani partecipanti, alcuni dei quali non avevano mai cantato in vita loro, essendo da pochissimo in contatto col movimento di LaRouche, non soltanto apprendevano come trovare l’impostazione e l’appoggio della voce, mettendo simultaneamente in funzione tutte le casse di risonanza, e come usare i registri naturali della voce, fondamentali per il belcanto, ma anche come diventare potenziali insegnanti, ascoltando le lezioni degli altri e imparando a distinguere un suono “ingolato” da uno brillante, uno troppo aperto da uno troppo chiuso, fino a raggiungere quella bellezza estetica da cui prende il nome il “belcanto”. Gli stessi giovani del LYM che avevano cantato al mattino, inclusa una folta delegazione dalla Francia, reduci dalla campagna elettorale per il candidato presidenziale del movimento di LaRouche, Jacques Cheminade, partecipavano al pomeriggio alla campagna elettorale per Daniel Buchmann, candidato del Movimento Solidarietà tedesco (BueSo) a sindaco di Berlino, e anch’egli cantante nel coro. Al pomeriggio si alternava un altro gruppo, che aveva distribuito in mattinata il pamhplet del BueSo dal titolo provocatorio “Schreibtischtaeter” (assassinii a tavolino), riferito a personaggi come il banchiere della Lazard Rohatyn, l’ambasciatore americano a Berlino Kornblum e la presidente di Treuhand Breuer, che con la loro politica di speculazione finanziaria e privatizzazioni stanno trasformando la capitale della Germania nella capitale della deindustrializzazione e della povertà. Tra le tante domande poste al Mo. Briano in questi 8 giorni di intenso lavoro, sulla tecnica, ma anche sull’opera, su quali cantanti rispecchino meglio la tecnica del belcanto, c’è stata anche quella “come mai ha deciso di lavorare con i giovani del LYM?”. La sua risposta è stata “perché il LYM ha fatto della disciplina musicale un aspetto fondamentale per educare dei politici migliori”. Non posso che concordare, e forse anche i nostri politici affronterebbero meglio la crisi economica e strategica globale se invece di adeguarsi agli infimi livelli culturali proposti dalla nostra televisione, decidessero di emulare Bach, Mozart, Beethoven o Giuseppe Verdi, come fanno i giovani del LYM. La dimostrazione della superiorità della cultura classica nella formazione dei politici del domani ci è stata data ogni sera, quando il Coro del LYM ha provato “Jesu meine Freude” diretto da John Sigerson, sotto l’occhio vigile del Mo. Briano che veniva a soccorso dei tenori quando le note acute si facevano troppo difficili. Grazie alle lezioni di canto, il mottetto di Bach è diventato giorno dopo giorno sempre più trasparente, non soltanto perché si potevano distinguere le cinque diverse voci che lo compongono, ciascuna col proprio colore vocale e coi propri passaggi di registro, ma perché attraverso tutte le cinque voci ne è emersa una ancora più possente di un coro di 60 giovani: quella di Johannes Sebastian Bach, che ricorrendo a un testo biblico polemizza con la guerra dei trent’anni e con la brama di ricchezza e di potere che l’hanno provocata, polemica valida oggi esattamente come ai tempi di Bach.



Di Liliana Gorini,

Vicepresidente del Movimento Solidarietà