Gli agricoltori tedeschi protestano contro la politica agricola UE

Nelle due settimane che hanno preceduto la riunione del consiglio dei ministri tedesco sulle controverse nuove restrizioni all’uso di pesticidi e insetticidi ora previste, gli agricoltori sono scesi in piazza nelle principali città della Germania. Le restrizioni prevedono il divieto totale di uso del glifosato entro la fine del 2023 in tutte le “zone di tutela della natura” appositamente definite e “nelle vicinanze degli insediamenti umani”. Secondo le stime, questo ridurrebbe del 30% le aree coltivabili.
Queste restrizioni si aggiungono a tutte le altre previste dalla strategia “farm to fork” dell’UE, che così com’è ora porterebbe ad un drastico calo della produzione agricola e ad un’esplosione dei prezzi dei generi alimentari.
L’ideologia verde imposta dalla Commissione UE con il pretesto di “salvare il clima” è stata fortemente criticata dal presidente della Federazione degli agricoltori tedeschi Joachim Rukwied perché incompatibile con l’agricoltura moderna. Per chiarire il problema, il 10 febbraio si è presentato davanti all’ufficio della Cancelliera Merkel con un vecchio aratro meccanico, che richiede solo “manodopera”,
Oltre al ministro dell’ambiente Svenja Schulze, le proteste hanno preso di mira anche il ministro dell’agricoltura Julia Klöckner, che il 27 gennaio ha respinto categoricamente la richiesta degli agricoltori di un intervento del governo per garantire prezzi che coprano i costi dei prodotti agricoli. Nel suo “foglio informativo” pubblicato il 27 gennaio, la Klöckner ribadisce la linea della Commissione europea sui presunti benefici dei mercati globali aperti, sostenendo che possono regolare i prezzi meglio degli interventi statali. Proteggere i prodotti agricoli nazionali, sostiene il documento, non è vantaggioso per il consumatore privato, che preferisce una “maggiore diversità di prodotti offerti” non necessariamente di origine nazionale.
A livello europeo, tre organizzazioni agricole hanno denunciato i piani dell’UE di ratificare un accordo di libero scambio con il blocco sudamericano Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Il Copa-Cogeca (Comitato delle organizzazioni professionali agricole-Confederazione generale delle cooperative agricole), il CIBE (Associazione internazionale dei bieticoltori europei) e l’AVEC (Associazione dei trasformatori e del commercio di pollame nei paesi dell’UE) spiegano in un video di sei minuti le tre ragioni principali della loro opposizione all’accordo raggiunto nel giugno 2019 con il Mercosur (https://www.copa-cogeca.eu/copa-cogeca-tv).
L’accordo minaccerebbe l’esistenza di “settori già fragili” come la produzione di carne bovina, trasferendo il potere contrattuale dagli allevatori dell’UE ai grandi operatori dei paesi del Mercosur. In secondo luogo, distruggerebbe il settore del pollame, poiché la quantità di importazioni annuali consentite è equivalente alla produzione di Danimarca, Finlandia e Svezia messe insieme. Infine, non si richiede ai produttori extracomunitari di rispettare gli stessi standard rigorosi imposti agli allevatori europei, per esempio sulle emissioni di biossido di carbonio. Inoltre, secondo il CIBE, il Brasile utilizza 27 erbicidi e insetticidi che sono vietati in Europa.