Germania: c’è di nuovo chi parla di vite non degne di essere vissute

Dall’inizio dell’epidemia del virus Covid-19, vi sono stati una serie di terribili inviti espliciti o impliciti a lasciar morire gli anziani e i malati gravi, tenendo conto del “rapporto costi-benefici”. Jeremy Warner, vicedirettore del Telegraph fu il più plateale, scrivendo che la pandemia “potrebbe anche risultare leggermente benefica a lungo termine, riducendo il numero sproporzionato di persone anziane non autosufficienti”. Mentre l’economia continua a soffrire per l’isolamento, questo pensiero pernicioso trova terreno fertile.
In Germania il dibattito è iniziato apertamente quando il presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble, parlando del coronavirus e dell’allentamento delle restrizioni, disse al Tagesspiegel del 26 aprile: “Dire che la protezione della vita viene prima di ogni altra cosa non è corretto”. L’unico valore inviolabile, ha aggiunto, è “la dignità umana”, ma “ciò non esclude che si debba morire”. In questa dichiarazione è il tentativo perfido di separare la tutela della vita dalla dignità umana.
La dichiarazione di Schäuble è stata sostenuta in varie misure da Christian Lindner, capo del partito liberale FDP; da Robert Habeck, leader del Partito dei Verdi; da Alexander Gauland, dell’AfD. Il sindaco della città di Tubinga, Boris Palmer, un politico del Partito dei Verdi, è andato perfino oltre, deplorando che “stiamo forse salvando persone che moriranno comunque tra sei mesi” a causa di altre malattie. L’ondata di proteste che ne è seguita lo ha costretto a fare marcia indietro, ma ormai ciò che è detto resta agli atti.
Interpellata su questo dibattito il 30 aprile, Helga Zepp-LaRouche lo ha denunciato con la massima fermezza. “È assolutamente incredibile: se ci pensate, sono trascorsi quasi esattamente 75 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e la gente ora discute sul fatto che potrebbero esservi delle vite che non vale la pena di salvare! Sono sbigottita!”
Ha ricordato il terribile monito del dottor Leo Alexander, il consulente medico dei processi di Norimberga, il quale osservò: “La pratica di eutanasia è cominciata con piccolissimi cambiamenti nella scala dei valori, con l’idea emergente che esistessero vite non degne di essere vissute”, andata di pari passo con l’argomentazione utilitaristica che a volte, per il bene di molti, alcuni devono essere sacrificati. Per il dottor Alexander, questo “stabilì la deriva che portò i nazisti a pieno titolo nell’orrore dei campi di concentramento”.
La signora LaRouche ha esortato i cittadini a svegliarsi di fronte al pericolo, “perché avremmo dovuto imparare una lezione da quello che è successo con il regime nazista e trovo scandaloso che ormai molti politici tedeschi accettino che si possa discutere di questo [vite che non varrebbe la pena salvare]. Questo è il sistema neoliberista”.
Nell’intervento alla conferenza dello Schiller Institute del 25 aprile, la signora Zepp-LaRouche ha fatto risalire quell’ideologia alla tradizione che segna una linea di continuità tra Thomas Malthus, Adam Smith e Bertrand Russell, che promuove “questa immagine degradata che non distingue gli esseri umani dagli altri esseri viventi e quindi nega la sacralità della vita umana. Voglio davvero denunciarla nei termini più forti possibili”.