Duri colpi all'”Horror Show” del vertice di Copenhagen

Alla vigilia dell’apertura, il vertice di Copenhagen sul clima si è trovato nei guai. Oltre all’opposizione di grandi nazioni come la Cina e l’India, si sono verificati i seguenti sviluppi:

  • Il 1 dicembre, il capo dell’Unità di Ricerca (CRU) dell’East Anglia University, Phil Jones, è stato costretto a dimettersi a seguito di un’inchiesta aperta sull’ipotesi che abbia manipolato le tabelle storiche della temperatura terrestre per trasformare i dati del raffreddamento in un riscaldamento. Subito dopo sono state aperte inchieste dai rispettivi atenei su Michael Mann dell’Università dello Stato della Pennsylvania, uno dei principali collaboratori di Jones, ed su un altro collaboratore all’Università dell’Arizona. Persino Rajendra Pachauri, capo dell’IPCC, è stato costretto ad annunciare una propria inchiesta.

  • Il Senato australiano ha sconfitto una legge sulle emissioni e sul carbon trade con 41 voti contro 33, a seguito di una spaccatura del Partito Liberale. Il nuovo leader del PL, Tony Abbot, ha definito “spazzatura” la teoria antropogenica del riscaldamento globale.

  • Il senatore statunitense James Inhofe ha chiesto un’inchiesta federale sul “climategate”. Il 1 dicembre egli ha chiesto un’audizione al Senato sull'”apparente tentativo di manipolare i dati, diffamare gli scienziati che hanno opinioni diverse e aggirare la legge sulla libertà d’informazione” rivelato dallo scandalo delle e-mails. Inhofe ha dichiarato al Financial Times (5-6 dicembre): “Voglio che i popoli di tutto il mondo capiscano che in alcun modo gli Stati Uniti ratificheranno un accordo che assomigli in qualche modo a Kyoto”. Ha aggiunto: “Non c’è modo che la legge Kerry-Boxer [sui cambiamenti climatici] attualmente al Senato sia perfino messa ai voti. E’ morta e sepolta”.

  • I membri repubblicani di due commissioni della Camera e del Senato hanno reso pubblica una lettera spedita all’Ente di Protezione dell’Ambiente (EPA) che chiede l’apertura di un’inchiesta sul climategate, e che la stessa EPA consegni alle rispettive Commissioni parlamentari tutta la corrispondenza con la CRU e i documenti relativi. Il deputato Jim Sensenbrenner, uno dei firmatari, ha dichiarato che le e-mails portano l’impronta del “fascismo scientifico”. All’EPA viene anche chiesto di ritirare varie conclusioni sui gas serra finché non ne sarà provata la validità scientifica.

  • Una settimana prima della conferenza di Copenhagen si è scoperto che il mercato europeo delle emissioni è stato usato per compiere ingenti frodi finanziarie per un ammontare di centinaia di euro. La forma di truffa più comune è chiamata “giostra”, e consiste nell’acquisto di crediti di emissione in paesi con IVA bassa o inesistente, e rivenderli in paesi con IVA al 25%. I truffatori fatturano l’IVA, intascano i soldi e spariscono senza pagare le tasse.

  • La Danimarca, dove si svolge la conferenza, si è divisa quando, il 4 dicembre, il presidente del Parlamento Thor Pedersen, membro del partito liberale al governo, ha sfidato la validità della teoria antropogenica, ricordando al principale quotidiano, Berlinsgke Tidende, che si trattava appunto di una “teoria” e non di “conoscenza”. Pedersen è stato appoggiato da altri membri del suo partito.