Dopo il referendum: separazione bancaria e governo politico!

Editoriale di Liliana Gorini, Presidente di MoviSol

L’esito del referendum avrà sorpreso i mercati, eternamente nel panico dalla Brexit, ma non sorprende certo noi di Movisol, che già nel giugno scorso avevamo previsto la fine della carriera politica di Renzi, richiamandoci al “finale” del Don Giovanni di Mozart (questo è il fin di chi fa mal). Come Don Giovanni, Renzi ha voluto sfidare la legge naturale, ha cercato di stracciare la Costituzione del 1948, con le sue importantissime tutele per il lavoro e per il risparmio, ed è stato giustamente punito dagli elettori. La sua riforma era stata scritta da JP Morgan, che ritiene le Costituzioni antifasciste (e non soltanto quella italiana) un impedimento alla politica di austerità ed al prelievo forzoso dell’oligarchia finanziaria, decisa a salvare una bolla speculativa che è ormai 20 volte il PIL mondiale anche a costo di rubare i risparmi di tutti i cittadini.

La vittoria del NO è dunque una vittoria di tutto il popolo italiano, anche di molti tra coloro che hanno votato “sì” per timore delle minacce mafiose del Financial Times. Una vittoria che si inserisce perfettamente nel “nuovo paradigma”, come l’ha definito giustamente Helga Zepp-LaRouche, iniziato con la Brexit, proseguito con l’elezione di Trump (un voto di protesta contro l’establishment rappresentato da Hillary Clinton e dalla sua politica guerrafondaia). Il nuovo paradigma vede la sua espressione migliore nella Nuova Via della Seta, la politica di investimenti in grandi progetti infrastrutturali varata dalla Cina e da cui trarrebbe beneficio anche il nostro paese, soprattutto perché include un Piano Marshall per lo sviluppo dell’Africa, unica alternativa alle migrazioni di massa.

Il messaggio degli elettori è stato chiaro: non abbiamo più intenzione di essere presi in giro, e di pagare il conto degli speculatori e delle grandi banche con misure di austerità, come quelle imposte dall’Unione Europea, che non fanno che peggiorare la situazione economica. Ancora una volta, questo messaggio molto chiaro non è stato compreso dai commentatori, in particolare da quelli economici, che la sera del voto ancora auspicavano un governicchio che “rassicuri i mercati”, salvi il Monte dei Paschi di Siena coi soldi dei contribuenti e adotti misure “impopolari”. Con la spudoratezza che li contraddistingue, anche Moscovici e la Merkel hanno auspicato un “governo tecnico”, o “di continuità” come l’ha definitio Moscovici, possibilmente a guida Padoan, e che accetti passivamente le modifiche alla legge di stabilità che ci verranno dettate da Bruxelles. Come se non avessimo votato proprio contro queste imposizioni da parte dei gerarchi dell’UE, ed a favore del ritorno alla sovranità nazionale, sancita dalla Costituzione.

I mercati non vanno rassicurati, i mercati (a partire da Deutsche Bank e JP Morgan, coi loro 50.000 miliardi di dollari di esposizione in derivati) devono semmai andare in galera per aver mandato in rovina la nostra economia con le loro speculazioni. Come ha ribadito più volte l’economista americano LaRouche, Wall Street e la City di Londra “vanno chiuse”con il ripristino della legge Glass-Steagall, ovvero della netta separazione tra banche commerciali e banche d’affari, uno dei temi centrali al Congresso americano in questo momento, grazie alla mobilitazione del LaRouche PAC. E’ giunta l’ora che gli otto disegni di legge per la separazione bancaria che giacciono al Parlamento italiano da anni ormai, e di cui Renzi e la Merkel hanno sempre vietato la discussione, vengano discussi ed approvati in aula. Alla Commissione Bilancio è stato impedito di accedere ai dati sull’esposizione in derivati delle banche italiane: questi soprusi devono finire e il Parlamento deve tornare a legiferare. E soprattutto deve poter discutere di programmi per rilanciare l’economia reale, senza essere confinato per altri due anni ad una discussione unicamente sulla legge elettorale, mentre le banche e l’UE continuano a dettar legge in politica economica.

Occorre dar vita al più presto ad un governo politico, e non tecnico, i cui punti programmatici dovranno essere:

  1. la separazione bancaria, precondizione per poter far fronte alla crisi bancaria italiana senza dilapidare i risparmi dei cittadini
  2. la ricostruzione delle zone terremotate, e la messa in sicurezza di case e scuole ignorando i diktat dell’Unione Europea
  3. l’abolizione delle sanzioni contro la Russia, che hanno mandato in rovina la nostra industria e la nostra agricoltura, e la cooperazione con Russia, Cina e BRICS per la crescita
  4. investimenti nella ricerca tecnologica, scientifica e spaziale che rilancino il lavoro qualificato
  5. investimenti nell’istruzione e nella cultura, che rilancino il nostro ruolo di culla del Rinascimento

Il vecchio paradigma (incluse le discussioni su possibili governi tecnici) va abbandonato, come hanno chiesto gli elettori. E’ tempo di avviare il nuovo paradigma.