Conferenza dello Schiller Institute sull’Afghanistan: la pace attraverso lo sviluppo e il dialogo col governo che si sta formando

21 agosto – Lo Schiller Institute ha ospitato oggi un videoconferenza internazionale dal titolo “Ora, più urgente che mai: Afghanistan-Opportunità per iniziare una nuova era per il genere umano”, che ha riunito relatori con una vasta esperienza, da cinque nazioni – Stati Uniti, Germania, Italia, Pakistan e Canada. Tre temi principali sono stati affrontati nel corso del nel dialogo: porre fine al paradigma delle “guerre permanenti”, avviare un dialogo con il nuovo governo afgano in via di formazione, e far partire i progetti economici.
“Promuovere un rapido sviluppo economico”, è stato il consiglio di Helga Zepp-LaRouche nel suo discorso di apertura. La signora LaRouche ha esordito dicendo che quello che si è verificato in Afghanistan segna “la fine di un sistema”, forse non così grande come la caduta del muro e la fine dell’Unione Sovietica, ma altrettanto portentosa. E’ stato un errore fatale quello di condurre guerre senza fine, e giochi geopolitici. Questo deve finire, e va oltre l’Afghanistan in quanto tale”. Ha sottolineato anche che “è giunto il momento di cambiare le ipotesi assiomatiche su Russia e Cina”.
Dopo la signora LaRouche hanno preso la parola il colonnello a riposo Ulrich Scholz (Germania), un esperto militare e di filosofia; Pino Arlacchi (Italia), ex capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga (1997-2002), ora docente all’Università di Sassari; Hassan Daud (Pakistan), AD della Khyber Pakhtunkhwa Province Board of Investment; Ray McGovern (U. USA) ex analista della CIA e co-fondatore del Veteran Intelligence Professionals for Sanity (VIPS), e Nipa Banerjee (Canada), docente all’Università di Ottawa. Una domanda è stata posta da Khalid Latif, direttore del Center of Pakistan and International Relations (COPAIR).
I co-moderatori dell’evento di oggi, Dennis Speed e Diane Sare, hanno sottolineato che la discussione di oggi è una continuazione del dialogo iniziato con la conferenza dello Schiller Institute del 31 luglio, “Afghanistan: un punto di svolta nella storia dopo il fallimento dell’era dei cambi di regime”, a cui hanno preso la parola molti degli stessi relatori.

A due settimane dall’evento del 31 luglio dello Schiller Institute (foto), che ha presentato una panoramica sullo sviluppo dell’Afghanistan e della regione, l’azione militare ventennale degli Stati Uniti e della NATO è terminata. I talebani hanno preso il controllo di Kabul. Oggi ci sono stati incontri a Kabul tra il direttore politico talebano Abdul Ghani Baradar, l’ex presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai, il capo dell’Alto Consiglio afgano per la riconciliazione nazionale Abdullah Abdullah, e altri verso un’eventuale formazione di un governo, che sarà annunciato poco dopo il 31 agosto, quando si concluderà il periodo di evacuazione.
Ciò di cui non abbiamo bisogno ora, ha detto Arlacchi, è la “talebanologia” – speculare sulle loro intenzioni e ipotesi. Molti altri erano d’accordo, sottolineando che le intenzioni su cui concentrarsi sono quelle delle grandi potenze: Cosa intendono fare gli Stati Uniti e l’Unione Europea? Lavoreranno, per esempio, insieme alle altre grandi potenze di Russia, Cina e India, così come i vicini immediati dell’Afghanistan, Iran e Pakistan, e le nazioni dell’Asia centrale a nord, per aiuti umanitari e iniziative economiche? Una persona su tre dei 39 milioni di abitanti dell’Afghanistan soffre di insicurezza alimentare. Ci sono decine di migliaia di sfollati interni e migliaia di persone in fuga dalla nazione. Tutto questo, con la pandemia di COVID-19 che continua.

Arlacchi ha riferito la sua esperienza passata su un progetto di fabbrica di lana nella provincia di Kandahar, con negoziati di successo con il governatore talebano, anche nel convincerlo a consentire alle donne di lavorare in fabbrica. Nel dialogo del 31 luglio, Arlacchi aveva riferito del successo ottenuto nello sradicare quasi tutte le coltivazioni di papavero da oppio nel periodo 1998-2000, con il suo programma ONU, in collaborazione con i talebani. La produzione di oppio è tornata dopo l’invasione USA/NATO del 2001. Arlacchi ha detto oggi con enfasi: “Dovremmo iniziare subito a fare piani per l’eliminazione della droga”.

Quanto alla affidabilità del nuovo governo talebano, Ray McGovern ha sollevato il punto che si può e si deve avere un processo di monitoraggio veritiero, che potrebbe venire, per esempio dalle Nazioni Unite. Ha sollevato l’esempio specifico di come l’Ispettore Generale Speciale per la Ricostruzione Afgana, istituito dal Congresso alcuni anni fa, ha effettivamente tenuto resoconti veritieri su ciò che gli Stati Uniti e la NATO stavano facendo in Afghanistan. La prof.ssa Banerjee era fortemente d’accordo su questo punto. Questi documenti dell’ispettore generale sono stati pubblicati nel 2019 dal Washington Post, descritti da McGovern come “l’unica cosa utile fatta dal Washington Post negli ultimi 20 anni”. L’autore principale Craig Whitlock, ha appena pubblicato il suo nuovo libro, The Afghanistan Papers: A Secret History of the War.

La questione dello sviluppo economico per la regione è stata affrontata da Daud, la cui provincia di Khyber Pakhtunkhwa in Pakistan confina con l’Afghanistan, provincia “ricca di minerali, acqua, gente che lavora sodo”. Ha sottolineato che, “quando il governo dell’Afghanistan sarà forte e stabilizzato, potrà rivolgersi alla Cina”, e lavorare con l’Iniziativa Belt and Road e la Shanghai Cooperation Organization, in cui ha già lo status di osservatore. Può diventare “un crocevia della regione”.
In passato, questa stessa regione è stata definita come una “terra di mille città”, ha dichiarato la signora LaRouche concludendo la discussione. L’idea della Nuova Via della Seta è di nuovo quella di creare le condizioni per centinaia e migliaia di nuove città, centri scientifici e nuove città belle e moderne. Il vecchio paradigma sta crollando, non solo in Afghanistan. La guerra non può più essere un mezzo per risolvere i problemi.
Ecco il video della conferenza: