“Ciò che sta accadendo oggi in Francia presenta elementi specifici del nostro Paese. Tuttavia, è l’espressione di una dinamica globale. In questo senso, la Francia è l’epicentro di un terremoto europeo e, senza dubbio, globale”. Con questa osservazione, Jacques Cheminade, presidente di Solidarité et Progrès, ha aperto il suo intervento alla riunione della Coalizione Internazionale per la Pace del 23 ottobre. Di fronte a “un’oligarchia che fa la guerra e le ruba il futuro, pur sostenendo di difendere la democrazia”, ha affermato, la giovane generazione rivendica condizioni degne di esseri umani. E le sue rivendicazioni sono sostenute “dagli insegnanti, da una rinascita del movimento dei Gilet Gialli, dalla maggioranza dei sindacati e da tutte le vittime del sistema militare-finanziario dominante. Si tratta di un potenziale catalizzatore per un fermento di sciopero di massa, nel senso inteso da Rosa Luxemburg”.
Al contrario, ha ammonito Cheminade, “ciò che si vede nelle immagini diffuse dai media non corrisponde affatto alle dinamiche del movimento, ma alle tattiche utilizzate per screditarlo. Queste immagini riflettono le conseguenze della politica di repressione e infiltrazione dell’oligarchia, volta a creare un clima di paura”.
Ciononostante, la violenza e i saccheggi scoppiati durante le manifestazioni del 17 ottobre non hanno impedito ad altri 800.000 francesi di scendere in piazza una settimana dopo. Stavolta si sono verificati pochi episodi di violenza, nonostante le provocazioni. Il Paese si sta ora preparando allo sciopero generale indetto dai sindacati per il 5 novembre. La mobilitazione finora è tale che il governo ha dovuto fare concessioni significative agli studenti, anche per cercare di tranquillizzare i mercati. Nel frattempo, la dinamica si sta diffondendo in tutta Europa.