C’è la mano dell’intelligence britannico nella vicenda dell’assassinio di Regeni?

Nel caso dello studente italiano Giulio Regeni, rapito il 25 gennaio al Cairo e fatto ritrovare barbaramente torturato e assassinato il 3 febbraio, è inquietante il ruolo delle reti britanniche che lo hanno mandato allo sbaraglio, reti che fanno capo ad ambienti accademici che spesso sono contigui all’intelligence di Sua Maestà.

Mentre non è ancora stato stabilito se elementi delle forze di sicurezza egiziane siano responsabili dell’assassinio, è sorprendente la mobilitazione di ambienti della sinistra radical chic e della destra liberista, sia in Italia che nel mondo anglosassone, che pretende che Roma metta il generale el-Sisi sul banco degli accusati. Ciò sembra avvalorare la tesi dell’ambasciatore egiziano a Roma, il quale ha parlato del tentativo di creare una frattura tra l’Italia e l’Egitto proprio nel momento in cui i due paesi stanno intensificando i rapporti.

L’Italia rappresenta il terminale europeo della Via della Seta Marittima che riceverà grande incremento dal raddoppio del Canale di Suez e delle zone di sviluppo industriale attorno ad esso, alle quali sta lavorando il governo egiziano. Il ruolo privilegiato dell’ENI è stato confermato nei giorni scorsi, con la firma del contratto per lo sfruttamento dei giacimenti di gas di Zohr, i più grandi del Mediterraneo, scoperti dallo stesso ENI lo scorso anno.

Regeni, che si trovava in Egitto per una ricerca universitaria, è stato mandato allo sbaraglio dai suoi insegnanti di Cambridge, che non solo hanno sottovalutato il rischio della frequentazione di ambienti messi fuorilegge dal governo, ma che sono essi stessi coinvolti attivamente nella rete internazionale delle cosiddette “primavere arabe”. Il settimanale Panorama ha pubblicato un video che mostra uno dei due tutori, Anne Alexander, che parla a un comizio dell’opposizione egiziana a Londra il 4 novembre scorso, due giorni prima della visita di el-Sisi a Londra, e, urlando, chiama “assassino” il Presidente egiziano, esortando a una campagna internazionale per rovesciarlo. Lo stesso video mostra le bandiere dei Fratelli Musulmani tra il pubblico.

L’altro tutor, Maha Abdelrahman, aveva, secondo La Repubblica, cambiato il formato del lavoro di ricerca di Regeni, dopo che lo studente aveva partecipato a una riunione clandestina nel dicembre scorso. Da un lavoro di ricerca analitica, Regeni avrebbe dovuto passare a una partecipazione diretta nella vita e nelle dinamiche interne dell’oggetto di studio.

Il governo italiano dovrebbe chiedere spiegazioni al governo inglese e all’Università di Cambridge, come hanno già fatto alcuni docenti dell’università britannica.