Dopo sei mesi in cui non sono riusciti a costringere la leadership iraniana ad accettare le proprie condizioni per porre fine al conflitto, gli Stati Uniti sembrano ritenere di poterlo fare ora, lanciando una “feroce” campagna di guerra economica contro la Repubblica Islamica e tutti i suoi partner commerciali, denominata “Operazione Economic Outcast”.
Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent (foto) ha annunciato questa politica il 24 agosto e l’ha ribadita una settimana dopo in occasione della riunione dei ministri delle finanze del Gruppo dei 20 tenutasi nella Carolina del Nord. Lo stesso giorno ha dichiarato all’AP che le altre nazioni devono interrompere le relazioni commerciali con l’Iran e che, in caso contrario, saranno “escluse” dal sistema del dollaro. “Si tratterà di violenza finanziaria”, ha affermato. “Stiamo dimostrando alla gente che sappiamo chi siete, voi sapete chi siete, e tutto questo deve finire”. Parole dure, ma riusciranno davvero a intimidire i principali partner commerciali dell’Iran?
Questo è stato senza dubbio un argomento di discussione al vertice dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai (SCO), tenutosi dal 31 agosto al 1° settembre a Bishkek, in Kirghizistan, al quale hanno partecipato i capi di Stato e di governo dei dieci Stati membri, tra cui il presidente iraniano Pezeshkian. La Cina, per esempio, ha dichiarato apertamente fin dall’inizio che non avrebbe accettato alcuna “sanzione unilaterale illecita”, e la Cina rappresenta il 30% del commercio totale dell’Iran, tra cui l’80-90% delle esportazioni petrolifere del Paese.
Dopo la Cina, gli Emirati Arabi Uniti sono il secondo partner più importante, con il 13%, seguiti dalla Turchia (13%), dall’Iraq (8%), dalla Russia e dal Pakistan (3%) e dall’India (2%). Tutti questi paesi, ad eccezione dell’Iraq, sono membri o partner sia della SCO che dei BRICS. Gli Emirati Arabi Uniti sono l’unico Paese che potrebbe piegarsi, almeno formalmente, alle richieste di Washington.
A Bishkek, il primo giorno il presidente Pezeshkian ha discusso dell’aumento degli scambi bilaterali con il primo ministro indiano Modi e ha incontrato il presidente russo Putin e il primo ministro pakistano Shehbaz, che sta mediando tra Teheran e Washington, oltre che altri leader presenti. È inoltre prevista la sua partecipazione al vertice del BRICS il 12-13 settembre a Delhi.