Un Rinascimento culturale, antidoto al sottosviluppo, alla pseudoscienza ed alla geopolitica

Tutti gli interventi alla conferenza dello Schiller Institute sono o saranno presto disponibili in video e in forma scritta sui siti dello Schiller Institute in varie lingue. In questa sede pubblichiamo un elenco completo dei relatori e dei loro temi, tratto dal programma. Incoraggiamo i lettori a seguire tutta la conferenza, se possibile, o a selezionare gli interventi a cui sono più interessati. Per motivi di spazio, possiamo solo offrire qui una breve panoramica delle quattro sessioni.
La prima sessione ha affrontato l’argomento delle attuali crisi strategiche e di come migliorare i rapporti globali per evitare la guerra ed è stata aperta da un videoclip di Lyndon LaRouche nel luglio 2011 in Germania, che ha dato il La per la due giorni di lavori. “La più importante di tutte le questioni strategiche che dobbiamo affrontare oggi”, affermava LaRouche nel video, “è il fatto che la specie umana è assolutamente unica nelle sue capacità”. Nessun’altra specie che conosciamo ha i “poteri cognitivi” della specie umana. Ma dobbiamo usare questi poteri, questa creatività, per assicurare la nostra sopravvivenza e il nostro sviluppo, ammoniva.
Helga Zepp-LaRouche è stata seguita da due rappresentanti della Russia: l’ambasciatrice Anna Evstigneeva, vice rappresentante permanente presso l’ONU, e Andrey Kortunov, direttore generale del Consiglio russo per gli affari internazionali (RIAC); da rappresentanti della Cina e dal colonnello Richard Black, statunitense, tutti molto preoccupati per il peggioramento dei rapporti tra USA, Cina e Russia.
La seconda sessione era dedicata alla “Scienza dell’economia fisica” come mezzo per fermare le pericolose politiche iperinflazionistiche di oggi e affrontare i problemi di emergenza e di sviluppo di paesi come Afghanistan e Haiti. È stato discusso anche il tema di come creare un sistema sanitario mondiale come elemento di base dell’economia fisica.
La terza sessione è stata molto tempestiva, aprendosi proprio alla conclusione del fiasco della COP26. Intitolata “Non ci sono limiti allo sviluppo nell’Universo”, ha riunito scienziati ed esperti provenienti da Germania, Russia, Paesi Bassi, Italia, Sudafrica e Stati Uniti, che hanno confutato le argomentazioni fraudolente della cosiddetta “lobby del clima”. Tutti hanno deplorato la misura in cui la politica, l’ideologia e il denaro hanno preso il sopravvento sulla comunità scientifica, con ricercatori e scienziati che si adeguano alla “linea di partito” per ricevere fondi e riconoscimenti. Un dibattito rigoroso è diventato praticamente impossibile, poiché coloro che mettono in discussione il “consenso” vengono immediatamente bollati come “negazionisti”, nella peggiore tradizione dell’infame Inquisizione.
Infine, l’ultima sessione era dedicata alla “Bellezza della vera cultura umana”, con interventi dedicati a come progettare sistemi di istruzione che stimolino la creatività nei giovani. Si è aperta, tuttavia, con un intervento polemico di Jacques Cheminade sulla degenerazione della cultura occidentale, esemplificata dai videogiochi che mostrano uccisioni, violenza estrema e perversione sessuale.
Helga Zepp-LaRouche ha chiuso la sessione e la conferenza, sottolineando la necessità di un Rinascimento culturale che attinga al meglio di ogni cultura della storia umana, affrontando il rapporto dell’uomo con l’Universo, la legge naturale e la bellezza.
Pubblichiamo di seguito l’intervento del Sen. Richard Black (foto):

SENATORE RICHARD BLACK: Sono il senatore Black. Lasciatemi iniziare dicendo che ho un passato militare. Ho partecipato a pesanti combattimenti a terra con la 1a Divisione dei Marines; sono stato ferito. Due miei commilitoni sono stati uccisi combattendo accanto a me. Ero un pilota di elicotteri e ho volato in 269 missioni di combattimento. Sono stato colpito dal fuoco di terra in quattro occasioni. Dopo la scuola di legge, ho servito come ufficiale JAG [Judge Advocate General], e alla fine sono stato capo della divisione di diritto penale, testimoniando davanti al Congresso e preparando ordini esecutivi per la firma del presidente. Cito tutto questo semplicemente per sottolineare che sono patriottico; ho versato sangue per il paese. Ma non ho alcun interesse a combattere in difesa di Taiwan o per la gloria degli oligarchi globali che traggono così tanto profitto dalla guerra.

Sono preoccupato per le crescenti tensioni sino-americane, e non sono d’accordo con coloro che ritengono che gli Stati Uniti debbano avere l’egemonia in Asia. Quindi, permettetemi di iniziare analizzando la situazione a Taiwan. La Cina considera Taiwan come un interesse nazionale vitale, e dopo aver riconosciuto una politica di Una sola Cina per decenni, è pericoloso che gli Stati Uniti ribaltino ora la loro politica di lunga data che riconosce Taiwan come parte integrante della Cina. La storica visita del presidente Nixon nella Repubblica Popolare Cinese nel 1972 ha portato a un drammatico miglioramento nei rapporti commerciali e di sicurezza che ha aumentato enormemente i livelli di vita sia degli americani che dei cinesi. Questi risultati epocali si basarono sul comunicato di Shanghai, che ancora oggi è la base dei rapporti bilaterali. Nixon e il premier cinese Ciu En Lai risolsero le proprie divergenze sulla questione di Taiwan stabilendo una politica di Una Cina-Due Sistemi. Finché l’approccio è stato gestito con sensibilità e rispetto, abbiamo mantenuto la pace e l’armonia per mezzo secolo dopo.

Teniamo a mente che nel 1971, gli Stati Uniti permisero all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di emanare la risoluzione 2758, che riconosceva la Repubblica Popolare Cinese come unico rappresentante legittimo nelle Nazioni Unite. Così, il governo di Pechino sostituì la Repubblica di Cina di Taiwan nel potente Consiglio di Sicurezza dell’ONU composto da cinque membri. Come risultato, la maggior parte delle nazioni cambiarono i propri rapporti diplomatici stabilendoli con Pechino, e non con Taiwan. Nel 1979 gli Stati Uniti riconobbero formalmente la Repubblica Popolare Cinese come il governo legittimo, lì a Pechino, e a quel punto chiudemmo ogni rapporto formale con Taiwan. Tutti riconobbero che ad un certo punto, per quanto lontano, la Cina sarebbe stata riunita sotto il governo della Repubblica Popolare Cinese di Pechino.

Ora la crescita senza precedenti del commercio tra Cina e Stati Uniti ha inevitabilmente provocato alcuni disaccordi. Il presidente Trump ha sollevato questioni molto legittime sulla proprietà intellettuale e sull’equilibrio del commercio. All’inizio, queste questioni sono state affrontate con rispetto, ma con l’aumentare delle pressioni politiche interne, sia i democratici che i repubblicani hanno iniziato ad adottare un approccio più militante nei confronti della Cina. Ogni partito accusava l’altro di essere troppo accondiscendente con la Cina. Alla fine, questo si intensificò fino ad arrivare ad una stridente cacofonia di voci ostili e irragionevoli che accusavano la Cina di ogni sorta di cose. Ci sono state affermazioni esagerate sulle intenzioni cinesi verso Taiwan, e queste hanno innescato azioni militari provocatorie, compreso l’invio di navi da guerra statunitensi nello Stretto di Taiwan, una dimostrazione di forza calcolata essenzialmente per mettere in imbarazzo la Cina.

Le crescenti tensioni sino-americane hanno danneggiato entrambe le parti. Penso che i leader americani sarebbero saggi a riaccendere lo spirito di amicizia che fu il retaggio più duraturo del presidente Richard M. Nixon. La Repubblica Popolare Cinese sarebbe indubbiamente sollevata se le tensioni su Taiwan si dissipassero, e gli Stati Uniti possono aiutare adottando un tono meno provocatorio e più conciliante. Risolvere la questione dell’Unica Cina non è responsabilità degli Stati Uniti. È una questione interna che deve essere risolta dal popolo cinese. Hanno una grande pazienza, e lasciati a loro stessi, risolveranno la questione in modo pacifico e reciprocamente accettabile.

Permettetemi di passare brevemente alla questione degli Uiguri nella provincia dello Xinjiang in Cina. Abbiamo molti guerrafondai negli Stati Uniti che cercano di aumentare le tensioni con la Cina e hanno sfruttato la situazione degli uiguri dando un quadro sbagliato. La situazione è in realtà molto più complessa. La provincia dello Xinjiang è un’enorme regione arida e nord-occidentale della Cina, scarsamente popolata. Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni sulla produzione di beni prodotti dagli uiguri nella provincia, e questo a sua volta ha tolto posti di lavoro agli uiguri e ha esacerbato la loro povertà.

Esattamente come gli Stati Uniti dopo l’11 settembre adottarono misure di dissuasione del terrorismo, e anche dopo Pearl Harbor nella seconda guerra mondiale, i cinesi hanno motivazioni simili per sopprimere il terrorismo e per garantire la sicurezza del loro popolo. Nel 2014, un gruppo di terroristi armati di coltello ha occupato la stazione ferroviaria di Kunming, nella provincia dello Yunnan. Hanno ferito i cinesi Han con dei coltelli in un attacco molto pubblicizzato e molto brutale. Più di 170 persone sono state uccise o ferite dai terroristi con i coltelli. Erano separatisti uiguri che portavano una bandiera del Turkestan orientale dipinta a mano. E hanno massacrato decine e decine di persone inermi. Quei militanti intendono adottare un governo islamico brutale del VII secolo, e sono anche determinati ad epurare tutti i cinesi Han da questa enorme provincia della Cina. Il governo cinese ha dovuto reagire; non potevano assolutamente accettare che il loro popolo venisse massacrato ed espulso da una parte del loro paese.

Le notizie che un gran numero di uiguri sono stati messi in campi di internamento devono essere messe un po’ in prospettiva. Se si torna indietro alla seconda guerra mondiale, che storicamente non è stata poi così lunga, dopo l’attacco a Pearl Harbor, gli Stati Uniti misero tutti i giapponesi-americani in campi di internamento. I giapponesi-americani a quel tempo non avevano precedenti di violenza contro il pubblico americano in generale, eppure non era controverso metterli in campi di internamento. Anche le nazioni del Sud, dell’America Centrale e del Canada si unirono a quello che stavamo facendo, e misero i cittadini giapponesi nei campi d’internamento. Quindi, penso che dovremmo essere un po’ meno critici nei confronti della Cina, perché a differenza della loro situazione, i nippo-americani non ci avevano mai fatto nulla. Invece, i militanti uiguri sono stati estremamente violenti e distruttivi. Ci sono molti, molti cittadini uiguri molto bravi, ma l’elemento violento è significativo, e il governo cinese deve semplicemente agire e reagire.

Vorrei ricordare che c’è una brigata di militanti uiguri che attualmente agisce sotto il comando di al-Qaeda nella provincia siriana di Idlib. Si trovano lì per imparare le tattiche terroristiche che possono eventualmente riportare in Cina e usare per rovesciare il governo cinese. Il terrorismo è una cosa molto pericolosa per tutte le nazioni, come abbiamo sperimentato. E penso che non dovremmo permettere alla CIA di intraprendere azioni che rafforzerebbero le attività terroristiche degli uiguri nel nord-ovest della Cina, e dovremmo invece astenerci dall’utilizzare gli uiguri come pedine di un gioco pericoloso che destabilizza il mondo.

Infine, permettetemi di toccare brevemente le nostre azioni riguardanti il Dialogo Quadrilaterale di Sicurezza, quello che viene chiamato il Quad. Gli Stati Uniti hanno recentemente formato un’alleanza tra Stati Uniti, Australia, India e Giappone, che viene coordinata militarmente ed è diventata sempre più ostile verso la Cina. È preoccupante vedere questa alleanza prendere forma nello stesso momento in cui il Dipartimento di Stato e la Central Intelligence Agency sembrano muoversi silenziosamente per incoraggiare forse le attività terroristiche degli uiguri in Cina.

Non credo che gli Stati Uniti o il mondo traggano beneficio dall’istigare l’instabilità con la Cina. Questo rischia di degenerare in una grande guerra che potrebbe degenerare in una guerra termonucleare. Le tensioni che vengono promosse sia con la Russia che con la Cina sono pericolose e controproducenti. Le nazioni devono riconoscere che i futuri conflitti globali tra le grandi potenze rischiano di degenerare in una guerra termonucleare. In quel caso, la sopravvivenza dell’umanità è incerta. I leader mondiali devono fare passi coraggiosi per normalizzare il commercio, sopprimere il terrorismo e ripristinare la visione a lungo termine di Nixon della pace e della prosperità sino-americana. Grazie.