Ucraina: pericolosa escalation verso la guerra con la Russia

Il 18 gennaio la Verkhovna Rada (il Parlamento ucraino) ha approvato una legge che punta alla riconquista militare delle autoproclamate Repubbliche Popolari del Donetsk e di Lugansk nella regione orientale del Donbass. La legge annulla di fatto gli accordi di Minsk II del febbraio 2015, che chiedevano il cessate il fuoco ed elezioni locali da tenersi nel Donbass. Dichiarando che la regione è “temporaneamente occupata” da un “aggressore” (ovvero la Russia, che nega di avere sue forze lì), la legge dà al Presidente Petro Poroshenko il potere di usare l’esercito anche senza il permesso del Parlamento.

La Presidente del Consiglio della Federazione Russa (il Senato) Valentina Matviyenko (nella foto con Putin) ha risposto istantaneamente: “Questa legge affossa gli accordi di Minsk, induce all’uso irresponsabile e incontrollabile del potere militare, all’uso delle armi, e consente l’imposizione della legge marziale. Non è stato fatto un passo verso il processo di pace. Questo è molto allarmante e preoccupante”.

Boris Gryzlov, il rappresentante autorizzato della Russia nel gruppo di risoluzione del conflitto, ha denunciato la decisione della Rada come “un passo verso un conflitto militare”, notando che segue “la decisione americana di fornire all’Ucraina armi letali”.

Gryzlov si riferisce alla decisione, denunciata nuovamente in un articolo sul sito della Commissione Americana per un Accordo Est-Ovest dal noto giornalista Max Blumenthal, presa nell’ottobre 2016, sotto l’Amministrazione di Obama, quando il Pentagono cominciò ad armare il battaglione Azov che, nonostante la professata ideologia razzista e nazista, è stato incorporato nella Guardia Nazionale Ucraina. A quel tempo, la società texana AirTronic iniziò la fornitura di lanciagranate a reazione per 5,5 miliardi di dollari, le cui foto comparvero sul sito del battaglione nel giugno 2017, in mano ai suoi miliziani nel mezzo di un’esercitazione. Cinque mesi dopo “un team di ispettori militari americani visitò il battaglione Azov sul fronte della guerra civile ucraina per discutere come migliorare la cooperazione logistica… gli ufficiali dell’esercito americano hanno studiato le cartine con la controparte ucraina, ignorando bellamente i simboli nazisti sulle maniche”.

Blumenthal avverte che il battaglione Azov sta reclutando tra le organizzazioni di estrema destra in tutta Europa: “Ai foreign fighter viene promesso un addestramento in armi pesanti, inclusi i carri armati, nei campi ucraini pieni di altri fascisti di varia provenienza”.

Gilbert Doctorov, membro dello stesso American Committee for East-West Accord, ha sottolineato il 21 gennaio su Consortium News che “Kiev ha cancellato la popolazione delle due repubbliche. Ha tagliato tutti i collegamenti di trasporto e telecomunicazioni. Non paga le pensioni e l’assistenza ai bisognosi. Ha chiuso il sistema bancario e non ci sono legami commerciali”. Doctorov aggiunge che il regime impopolare di Poroshenko vede la guerra come un sistema per ottenere il denaro promesso ma finora negato dall’Occidente e per evitare di pagare 14 miliardi di dollari annui di interessi e il debito principale, equivalente a metà del PIL.

Benché la situazione sia molto pericolosa, continuano i colloqui tra il rappresentante speciale degli Stati Uniti Kurt Volker e l’assistente del Presidente russo Vladislav Surkov sul dispiegamento di una missione dell’ONU nel Donbass.