Il 25 maggio, il Ministero degli Esteri russo ha annunciato “una serie di attacchi sistematici” contro le strutture del complesso militare-industriale di Kiev, a partire da quelle coinvolte nella produzione e nel lancio di droni, nonché contro “i centri decisionali e i posti di comando”. Di conseguenza, ha consigliato a tutti i cittadini stranieri, compresi i diplomatici, di lasciare Kiev il prima possibile. Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha telefonato al suo omologo statunitense, Marco Rubio, per informare ufficialmente l’amministrazione Trump dell’azione.
Questo annuncio fa seguito agli attacchi sulla capitale ucraina sferrati dalla Russia nella notte del 24 maggio in risposta alla strage avvenuta meno di 48 ore prima nel dormitorio di una scuola professionale a Starobelsk, Lugansk, che ha causato la morte di almeno 21 adolescenti e il ferimento di oltre quaranta di essi (foto).
La risposta immediata della Russia, secondo il Ministero della Difesa, ha preso di mira “strutture di comando e controllo militare, basi aeree e imprese dell’industria della difesa ucraina”, utilizzando almeno un missile balistico Oreshnik, missili balistici Iskander aerolanciati, missili balistici ipersonici Kinzhal anche aereolanciati e missili da crociera Tsirkon, missili da crociera aerei, marittimi e terrestri, nonché velivoli senza pilota (si noti che la NATO non dispone di alcuna difesa contro l’Oreshnik, un missile a capacità nucleare). Il Ministero della Difesa ha affermato che nessuna infrastruttura civile è stata colpita.
Gran parte dei media mainstream ha criticato aspramente il Cremlino per gli attacchi, ma ha omesso di precisare che si trattava di una rappresaglia per Starobelsk e non solo, dato che nelle ultime settimane si era registrato un forte aumento degli attacchi con droni ucraini in profondità nel territorio russo. La leadership russa è perfettamente consapevole del fatto che tali attacchi non avrebbero potuto essere sferrati senza l’intervento attivo dei paesi membri della NATO in Europa. Da qui i moniti estremamente severi rivolti ai leader europei.
Colpire il dormitorio “è stato un attacco mirato contro i civili, tratto direttamente dal manuale nazista tedesco”, ha riferito il Ministero degli Esteri russo, aggiungendo che: “Questi attacchi utilizzano armi a lungo raggio fornite al regime di Kiev dai paesi della NATO, compresi i droni, e vengono effettuati con l’assistenza tecnica di specialisti stranieri provenienti da noti Stati membri della NATO. Abbiamo informazioni attendibili secondo cui le capitali occidentali stanno fornendo intelligence alle forze armate ucraine e aiutandole nella scelta dei bersagli”. Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha sottolineato più volte che l’UE è diventata “praticamente indistinguibile dalla NATO”. Ma l’attacco a un dormitorio scolastico, che non si trova vicino a installazioni militari, un attacco che si è svolto in tre ondate successive, è un enorme ritorno alla barbarie.
Lo stesso Vladimir Putin ha affermato che l’attacco era intenzionale, definendolo “una manifestazione di neonazismo” e lasciando intendere che sarebbero state intraprese adeguate azioni di ritorsione. Ha inoltre sottolineato che si trattava dell’ennesimo tentativo di provocare la Russia affinché reagisse in qualche modo, per poi incolparla delle conseguenze.
Pertanto, come ha dichiarato l’esperto statunitense di armamenti Scott Ritter alla International Peace Coalition tre settimane fa, “Mosca ha varcato il Rubicone”. La grande domanda è: quando si sveglieranno gli europei e accetteranno finalmente di appoggiare una fine negoziata del conflitto? Ricordiamo che Mosca aveva già pubblicato alcune settimane fa un elenco di siti in Europa che riforniscono la macchina da guerra ucraina e che potrebbero quindi diventare bersagli. I leader europei vogliono davvero portare la guerra nell’Unione Europea, continuando a rifiutare i negoziati?