L’establishment politico USA è ancora in uno stato di confusione e i commentatori dei media non riescono a spiegare la serie di vittorie a sorpresa nelle elezioni primarie del 23 giugno a New York. I candidati delle macchine politiche tradizionali e i sostenitori della guerra di Israele a Gaza hanno subìto una meritata punizione da parte degli elettori. Il sindaco di New York City, Zohran Mamdani (foto), ha sostenuto attivamente tre candidati al Congresso che hanno sfidato gli uscenti nei loro stessi collegi e hanno vinto ciascuna delle battaglie. Nella sua città, il leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries ha visto perdere la maggior parte dei candidati da lui sostenuti. Il denaro dell’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), che fino a ieri garantiva la vittoria, stavolta si è rivelato una fatale zavorra.
Una tendenza chiara è che molti dei candidati più espliciti contro quella che definiscono la guerra di Israele a Gaza hanno vinto con un crescente sostegno del voto ebraico e in particolare di quello giovanile. Il candidato al Congresso Brad Lander, frequente alleato di Mamdani, ha battuto nettamente il deputato in carica Dan Goldman, noto per il sostegno illimitato a Israele e a Benjamin Netanyahu in termini di armi, finanziamenti e protezione politica. Darializa Avila Chevalier, una candidata alle prime armi e dottoranda attiva negli accampamenti di protesta contro la guerra alla Columbia University, ha sconfitto il deputato in carica Adriano Espaillat, finanziato dall’AIPAC. La festa per la vittoria di Chevalier alla presenza dell’attivista palestinese Mahmoud Khalil, è stata accompagnata da cori di “Free Palestine”.
Claire Valdez, anch’essa alleata di Mamdani, ha vinto con un ampio margine contro il presidente del Borough di Brooklyn Antonio Reynoso per il seggio nel settimo distretto congressuale di New York. Valdez ha dichiarato alla festa per la vittoria: “Continuerò a chiedere la liberazione della Palestina. Ci opporremo al genocidio. Rifiuteremo l’apartheid. E useremo il nostro denaro per migliorare le vite qui invece di distruggerle all’estero”.