Se si vuole seguire il filo conduttore che collega il massiccio salvataggio delle banche nel 2008, il Green Deal e l’attuale spinta verso una guerra mondiale, si seguano le mosse dell’attuale leader politico dell’Impero britannico, l’ex banchiere centrale canadese, ex governatore della Banca d’Inghilterra e attuale primo ministro canadese Mark Carney.
Dal famoso discorso al Forum di Davos di quest’anno, in cui ha confessato che l'”ordine basato sulle regole” è sempre stato un inganno, Carney è diventato il beniamino di molti ambienti che hanno interpretato ciò come una denuncia in buona fede del corrotto mondo “unipolare”. Ma chi conosceva l’agenda di Carney ha fiutato qualcosa di sospetto. Ciò che Carney stava ora promuovendo era vino vecchio in otri nuovi.
L’editoriale firmato da Carney e dal primo ministro lussemburghese Luc Frieden sul Financial Times del 25 giugno deve quindi rappresentare per tutti una rivelazione tardiva. In quell’articolo, il duo Carney-Frieden ha annunciato la creazione di una nuova banca multilaterale per pompare somme inaudite di capitale finanziario nella produzione militare.
L’idea di una banca di questo tipo, che i due hanno denominato “Defense, Security and Resilience Bank” (DSRB), non è nuova: è stata proposta per la prima volta dall’Atlantic Council, un think tank anglofilo della NATO, che il 13 dicembre 2024 ha pubblicato un articolo di Rob Murray sul tema. All’epoca, sia la Germania che la Francia respinsero l’idea. Il fatto che Carney l’abbia ripresa in mano ora significa solo una cosa: lo stato di bancarotta del sistema finanziario rende urgente potenziare il piano di salvataggio basato sul riarmo.
Nessuno più di Carney conosce dall’interno quanto sia marcio il sistema e nessuno più di Carney è pronto a passare sui cadaveri pur di salvarlo. Mentre i suoi colleghi discutevano ancora se il sistema finanziario fosse colpito da una tempesta transitoria o da un vero e proprio tsunami, da governatore della banca centrale canadese, Carney intuì immediatamente la natura sistemica della crisi e attuò una politica di massicce iniezioni di liquidità nel marzo 2008, isolando il sistema bancario canadese dalla crisi circostante. La sua performance gli valse la promozione a governatore della Banca d’Inghilterra, il primo non britannico a varcare la soglia di Threadneedle Street dalla fondazione della banca centrale di sua maestà.
Nel 2015, quando il sistema finanziario minacciava di esplodere nuovamente, Carney agì ancora una volta in modo preventivo, organizzando quella che due anni dopo sarebbe diventata ufficialmente la Rete delle Banche Centrali per l’Ecologizzazione del Sistema Finanziario (NGFS). Secondo Carney e l’NGFS, l’economia globale necessitava di investimenti di capitale compresi tra 3,5 e 7 bilioni (trillion) di dollari all’anno per finanziare con successo la transizione verde e raggiungere l’obiettivo “Net Zero” entro il 2050. Naturalmente, ciò avrebbe funzionato solo con incentivi governativi. Se ora vi state chiedendo se Carney sia stato il vero padre del Green Deal dell’UE, datevi una risposta.
Rispetto alle richieste dell’NGFS, le cifre che ora Carney e Frieden chiedono per la NATO appaiono piuttosto modeste: 850 miliardi di euro in più all’anno. Tuttavia, le istituzioni dell’UE e gli Stati membri riuscirono solamente ad avvicinarsi alle cifre chieste dell’NGFS esclusivamente grazie ai fondi pubblici stanziati per il Green Deal dal 2019, che secondo una stima ragionevole si aggiravano tra 1.300 e i 1800 miliardi di euro.
I fondi aggiuntivi per la NATO, sostengono, possono essere quindi reperiti solo da una banca che goda della piena garanzia dei governi nazionali, come la DSRB. In altre parole, ingenti quantità di capitale finanziario speculativo sarebbero convogliate nella produzione militare, sostenute da garanzie governative, che a loro volta sono sostenute dal saccheggio del tenore di vita delle popolazioni in questione, esattamente come accadde sotto il banchiere centrale e ministro delle Finanze nazista Hjalmar Schacht.
Alla prossima riunione della NATO del 7-8 luglio in Ankara sapremo di quanto sostegno gode l’iniziativa di Carney, ma una cosa è chiara: una volta avviato, il riarmo diventa una china scivolosa verso la guerra, proprio come il regime nazista si ritrovò senza alternativa se non la guerra una volta esaurita la “ripresa” economica prodotta dall’economia militarizzata.