Mission Impossible per Deutsche Bank

Come abbiamo riferito la scorsa settimana, Deutsche Bank ha annunciato un forte ridimensionamento del settore investment e ha riorganizzato gli organi direttivi nella speranza di frenare l’emorragia che dura da diversi anni. Specialmente la sua divisione negli Stati Uniti, che svolge quasi esclusivamente attività di banca d’affari, si trova in una situazione molto precaria.

Il 31 maggio il Wall Street Journal ha rivelava che già nel 2017, secondo fonti “al corrente dei fatti”, la Federal Reserve aveva classificato “in condizione problematica” l’attività di Deutsche Bank. La vigilanza le aveva segnato il rating più basso per riserva di capitale, qualità degli attivi, gestione, introiti, liquidità e sensibilità al rischio di mercato (parametri noti come CAMELS). Ciò spiegherebbe come mai alcuni mesi fa la BCE abbia ordinato alla banca di simulare uno scenario interno di rientro dall’esposizione in derivati della divisione investment per determinare se questa ne risultasse insolvente.

L’attuale crollo del valore azionario di DeBa, visibilmente al di sotto della soglia dei dieci Euro, fa fede al giudizio espresso dalla Fed. Negli Stati Uniti la banca sta ancora pagando le multe per truffa sugli investimenti immobiliari e cercando di rientrare dalle cartolarizzazioni della bolla che, all’epoca del crollo del 2007-2008, l’aveva fatta apparire come il più grande proprietario immobiliare d’America. Gli asset di Deutsche Bank negli Stati Uniti (senza i contratti derivati) sono stimati a 42,6 miliardi di dollari.

Secondo le fonti del WSJ, la Federal Reserve e la FDIC, il fondo statale di garanzia dei depositi, stanno ora tenendo sotto controllo, da vicino, le attività di DeBa, tanto da richiedere il nulla osta quasi per ogni decisione. Gli ispettori della Fed avrebbero constatato che DeBa non è capace di calcolare la dimensione e le scadenze della propria esposizione o persino di determinare verso quali banche o quali clienti sia esposta. Ciò ne fa il candidato potenziale per il ritiro della licenza bancaria negli Stati Uniti.

A parte questo, il 1 giugno l’esposizione di DeBa in miliardi di Euro di debito statale e privato in Italia è stato usato a pretesto da Standard & Poor’s per retrocederne il rating a BBB+, il che ne renderà più costoso il finanziamento. Già ora la banca deve spendere 93 centesimi per guadagnarne 100, quasi come una organizzazione non-profit.

I piani della stessa DeBa di ridimensionare il settore investment è una fatica di Sisifo, dato che il 90% o più degli investimenti sono in derivati e altri settori speculativi. Se il governo tedesco dovesse intervenire per ricapitalizzare la banca, potrebbe probabilmente ordinarle di separare le due divisioni, quella finanziaria e quella commerciale, per proteggere quest’ultima. Per ricostruire la banca su nuove basi (ovvero riportarla alla vocazione originaria) occorrerebbe fare proprio come Lyndon LaRouche (foto) propose nel 2016.