L’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Cirillo supera le aspettative

Oltre a incontrare Papa Francesco, il Patriarca Cirillo ha coronato la sua visita dell’America Meridionale con una visita dell’Antartide.

All’incontro del 12 febbraio a Cuba, Papa Francesco e il Patriarca ortodosso Cirillo hanno firmato un comunicato composto di trenta punti che sancisce un approccio strategico con cui le chiese cristiane possono scongiurare l’ingresso del mondo in una Nuova Epoca Buia.

Si è trattato del primo incontro tra un papa cattolico e il capo della più orientale delle chiese ortodosse dal 1430, anno in cui il greco Isidoro, allora capo della chiesa di Kiev e di tutte le Russie a Mosca (prima della sua successiva espulsione), incontrò Papa Eugenio IV nell’ambito del Concilio ecumenico di Firenze. Le chiese cattolica e ortodossa sono separate da mille anni, soprattutto a causa della dottrina cosiddetta del Filioque, ovvero della convinzione che lo Spirito Santo (amore agapico) proceda non soltanto dalla persona del Padre (creatore) a quella del Figlio (creatura), ma anche nel senso inverso, nobilitando la creatura poiché ama il creatore.

Filioque

La dichiarazione congiunta non risolve la storica diatriba teologica, né le altre divisioni tra le due chiese, ma le affronta in modo appunto amorevole, fraterno. “Non siamo concorrenti ma fratelli”, afferma al punto 24. Le due guide spirituali fanno appello alle persone di buona volontà affinché agiscano coralmente sui princìpi cristiani nel presente, soprattutto nell’Asia Sudoccidentale. Alcuni passaggi molto forti trattano della persecuzione che in quella regione colpisce le comunità cristiane di antica origine. La dichiarazione chiede a tutte le nazioni di assumersi la responsabilità e di intraprendere azioni prudenti contro il terrorismo, e aggiunge: “Nell’elevare la voce in difesa dei cristiani perseguitati, desideriamo esprimere la nostra compassione per le sofferenze subite dai fedeli di altre tradizioni religiose”. Il punto 17 afferma “Non possiamo rimanere indifferenti alla sorte di milioni di migranti e di rifugiati che bussano alla porta dei paesi ricchi”.

La scelta di Cuba come luogo di incontro viene spiegata al punto 3: “Incontrandoci lontano dalle antiche contese del ‘Vecchio Mondo’, sentiamo con particolare forza la necessità di un lavoro comune tra cattolici e ortodossi, chiamati, con dolcezza e rispetto, a rendere conto al mondo della speranza che è in noi (cfr 1 Pt 3, 15)”.

Degna di nota è l’assenza di qualunque riferimento o concessione al culto ecologista, in particolare al tema dei “cambiamenti climatici antropogenici” con il quale gli ambienti fedeli alle mire della monarchia britannica hanno farcito l’enciclica di Papa Bergoglio Laudato sì. Al centro dell’attenzione, al contrario, sono i “focolai” in cui i fedeli e le chiese cristiani sono sotto assedio, e la speranza di superare la divisione plurisecolare di cui la cristianità soffre.

Andrei Zolotov, il redattore capo di Russia Direct e membro fondatore del Club Valdai, ha descritto la dichiarazione congiunta come “oltre le aspettative”, in quanto include anche la questione ucraina. Il documento, ha fatto notare, “deplora le ostilità in Ucraina” e le guide spirituali “invitano le chiese ucraine a lavorare insieme in vista dell’armonia sociale, evitando di prendere parte in scontri, e non sostenendo ulteriori sviluppi nel conflitto [politico]”.

Anthony Salvia, un ex funzionario del Dipartimento di Stato americano, ha sottolineato su Russia Insider che a proposito dell’Ucraina la dichiarazione molto chiaramente auspica una riconciliazione da ottenere per gli ortodossi con il rispetto di “norme canoniche esistenti” e per i cattolici con contributi attivi di pacificazione in risposta alle tensioni in corso. “Non è un messaggio che vogliano sentirsi rivolgere i propugnatori della egemonia occidentale a livello globale, i quali temono che la riconciliazione possa condurre all’annullamento delle sanzioni antirusse”, ha affermato Salvia.

Alexander Baunov, un ex membro del Centro Carnegie di Mosca, ha firmato un commento dal titolo “Il Papa e il Patriarca: la ricerca della Russia del giusto Occidente”, nel quale si legge: “Questo incontro dirompente sarebbe stato impossibile senza la benedizione del Presidente Vladimir Putin.. Putin aveva bisogno di questo storico incontro per dimostrare che l’establishment religioso in Occidente prova più simpatie per lui dell’élite politica occidentale”.

Da parte russa, Ilario il Metropolitano di Volokolamsk negli ultimi due anni è stato coinvolto in qualità di capo della segreteria per le relazioni internazionali del patriarcato moscovita, nei negoziati preparatori e nella stesura dei comunicati. Ilario è anche un compositore musicale e spiega spesso ai suoi interlocutori come sia stati ispirato da Johann Sebastian Bach. L’incontro tra Francesco e Cirillo ha coinciso quasi con la Candelora, la festa della Presentazione al Tempio, secondo il calendario ortodossa celebrata il 15 febbraio, nella quale occasione il patriarcato moscovita ha ritrasmesso con la sua emittente Spas TV un documentario prodotto l’anno scorso da Ilario. Nello stile di un corso di catechismo, questo fa conoscere ai russi che “in Occidente, uno dei pezzi musicali più noti sulla Candelora è la cantata di J. S. Bach dal titolo ‘Ich habe genug’. Questo componimento fu davvero amato da Bach, poiché tornò a lavorarvi sopra spesso”. La musica bachiana suonata in sottofondo è accompagnata dall’esposizione di alcuni ritratti della Sacra Famiglia di un altro genio dell’Occidente, Rembrandt.

Intervistato a Cuba dalla televisione di stato russa il 13 febbraio, Ilario ha presentato questo incontro come un parto ventennale. “Sappiamo che il Patriarca Alessio II e il Papa Giovanni Paolo II cercarono di tenere un simile incontro, ma Dio non volle che accadesse all’epoca. E forse è provvidenziale che l’incontro sia accaduto proprio ora, quando la situazione del mondo è gravata di pericoli, con una minaccia di innesco di una terza guerra mondiale, come il Papa ha detto non molto tempo fa in uno delle sue omelie”.

Il Patriarca Cirillo ha visitato Cuba, il Paraguay e il Brasile, dicendo messa nelle chiese ortodosse russe della diaspora russa. Ha incontrato anche, in ogni nazione, alcuni leader politici, tra i quali Fidel Castro e la Presidente del Brasile Dilma Roussef.

Bellingshausen-Trinitas

Il 18 febbraio Cirillo ha compiuto un volo pericoloso (l’aereo ha dovuto tornare indietro una volta) per visitare la chiesa ortodossa russa della Santa Trinità sull’Isola del Principe Giorgio, dai russi chiamata Isola Waterloo, una delle isole Shetlands meridionali, un tempo considerate parte dell’Antartide. Laggiù, parlando ai russi che abitano la stazione di ricerca scientifica Bellingshausen, Cirillo ha detto che “l’Antartide è l’unico luogo in cui non esistono armi, né attività militare, né ricerche condotte allo scopo di distruggere le genti. È dunque l’immagine di un’umanità ideale e una testimonianza che gli uomini possono vivere senza frontiere, senza armi, senza la competizione ostile, e possono cooperare e sentire che sono membri di una sola famiglia”.

Bellingshausen

di Anita Gallagher e Rachel Douglas