L’esplorazione dello spazio indica la via del futuro dell’umanità

La scorsa settimana è iniziata la fase finale di tre entusiasmanti missioni su Marte, che contribuiranno molto ad allargare la nostra conoscenza dell’universo: come è nato, come funziona e quale sarà il ruolo futuro dell’uomo. Le sonde lanciate dagli Emirati Arabi Uniti (Hope) e dalla Cina (Domande al Cielo) sono già entrate in orbite marziane, mentre la Perseverance della NASA dovrebbe atterrare poco dopo che avrete letto questa newsletter.
Ogni astronauta può confermare che l’esplorazione dello spazio è la dimostrazione migliore di quanto gli abitanti della terra facciano tutti parte di una singola specie umana con interessi e obiettivi comuni. Lyndon LaRouche ha sempre sostenuto le missioni congiunte per collaborare agli “scopi comuni dell’umanitá” superando i conflitti geopolitici, etnici o economici di cui sono pieni i notiziari quotidiani.
Un altro campo in cui è evidente la necessità della cooperazione internazionale è la battaglia per proteggere il pianeta dalle malattie. È illusorio pensare che i “paesi ricchi” o i detentori dei cosiddetti “valori occidentali” riescano a difendersi da soli dalle pandemie. Ecco perché la proposta dello Schiller Institute per un sistema sanitario mondiale è così rilevante.
Combattere e prevenire l’insorgere di pandemie significa anche garantire una dieta alimentare adeguata a tutta la popolazione mondiale mentre solo quest’anno 270 milioni di persone saranno minacciate dalla fame secondo il World Food Program. È possibile produrre cibo sufficiente a sfamare la popolazione mondiale, a patto che cambi l’attuale, iniquo sistema finanziario e si abbandonino i folli propositi di riduzione dei flussi energetici con il pretesto di combattere i cambiamenti climatici.
Detto ciò, l’esplorazione dello spazio è speciale. Nelle parole del capo dell’Ente Spaziale degli Emirati, la trentaquattrenne Sarah al-Amiri:
“Oggi la nostra regione, il Medio Oriente, è attraversato da sconvolgimenti. È una regione che vive la sua ora più buia. Ma ciò che stiamo facendo con la missione Hope degli Emirati comunica un messaggio. Il Medio Oriente è composto di giovani al 50%. Il progetto Hope è guidato da una squadra di under-35 e composto al 34% di donne. L’età media è di 27 anni. Un’intera nazione ripone le proprie speranze su una squadra di giovani e lancia un messaggio alla regione”.
“La scienza è, per me, la forma di cooperazione più internazionale che ci sia. Non ha limiti, non ha confini, ed è guidata dalla passione degli individui per il beneficio della conoscenza umana” (2017).