L’esistenza dell’umanità dipende da un Nuovo Paradigma: conferenza internazionale dello Schiller Institute

Ha superato ogni previsione il successo della conferenza on-line dello Schiller Institute, tenutasi lo scorso fine settimana, per discutere i principi su cui basare il nuovo paradigma nei rapporti internazionali.
Per questo motivo, abbiamo deciso di pubblicare un resoconto della conferenza, il cui titolo era “L’esistenza dell’umanità dipende ora dalla costruzione di un nuovo paradigma”. Ma vorremmo incoraggiare coloro, tra i nostri lettori, che non hanno potuto seguire la conferenza in diretta, a prendersi il tempo di guardare i video su https://schillerinstitute.com/blog/2020/03/29/conference-mankinds-existence-now-depends-on-the-establishment-of-a-new-paradigm/. Per la maggior parte degli interventi sono disponibili le traduzioni simultanee in tedesco, francese, italiano e spagnolo. Nei prossimi giorni pubblicheremo i video in italiano.
Il leitmotiv della conferenza è stato l’opera e il pensiero di Lyndon LaRouche, scomparso il 12 febbraio dello scorso anno, nel campo dell’economia, naturalmente, ma anche della cultura classica e delle scienze fondamentali. Così, la prima sessione si è aperta con due estratti da discorsi di LaRouche del 1997 e del 2007, che dimostrano la sua capacità di previsione. Nei due brevi video, LaRouche sottolineava l’importanza della collaborazione tra Stati Uniti e Cina sulle principali piattaforme infrastrutturali, nonché il ruolo strategico critico di Stati Uniti, Russia, Cina e India per porre fine al sistema dell'”Impero Britannico”.
Helga Zepp-LaRouche ha quindi esordito tratteggiando un’ampia ricostruzione storica e presentando l’attuale convergere di molteplici crisi, ovvero la pandemia del coronavirus Covid-19, l’invasione delle locuste dall’Africa all’India, la minacciosa crisi alimentare globale, l’aumento della disoccupazione, ecc., come qualcosa che supera persino i periodi bui del XIV secolo. La fondatrice dello Schiller Institute ha individuato le cause a lungo termine della crisi attuale e ha sollecitato il mondo a eliminarle e ad aprire un nuovo capitolo della storia universale ponendo fine all’era della geopolitica ed erigendo un nuovo sistema basato sul primato dell’identità umana come specie creativa.
La signora LaRouche ha denunciato l’attuale escalation della propaganda contro la Cina, gestita dagli stessi centri londinesi che stanno dietro al colpo di stato contro il presidente Trump, come l’MI-6 e la Henry Jackson Society. La Cina è una potenza nucleare e stiamo scherzando col fuoco, ha ammonito. E tuttavia, questa campagna espone anche il nostro avversario, l’Impero britannico, come un impero morente completamente distaccato dalla realtà. E se c’è qualcuno che dovrebbe “pagare” (dato che i guerrafondai chiedono alla Cina di rimborsare i costi economici del virus), questo è l’Impero britannico, che dovrebbe pagare per i propri crimini contro l’umanità e per la perdita inutile di vite umane negli ultimi due secoli.
La signora LaRouche ha poi fatto un’ampia panoramica intellettuale del degenerato ordine mondiale liberale/neoliberista, le cui radici affondano nelle screditate opinioni di Thomas Malthus sulla sovrappopolazione, o nella filosofia di Adam Smith e nelle espressioni moderne della teoria dei giochi e degli algoritmi finanziari gestiti dai calcolatori elettronici, basate sul presunto pensiero scientifico di Bertrand Russell. Si ricordi l’auspicio, formulato da Russell, che di tanto in tanto la peste spazzasse il mondo per “risolvere” il problema della sovrappopolazione, caratteristica della natura malvagia dell’Impero. La soluzione, ha sostenuto Helga Zepp-LaRouche, è una visione del mondo completamente nuova basata sul progresso scientifico dell’umanità, rappresentato oggi dall’esplorazione dello spazio, dell’energia di fusione e dallo sviluppo del genio umano.
Il relatore successivo, il vice rappresentante russo presso l’ONU Dmitrij Polyanskij, ha affrontato i temi dei più ampi impatti sociali della pandemia e della necessità di una maggiore cooperazione globale. Ha sottolineato in particolare l’errore di cercare qualcuno da incolpare o di usare la crisi per esacerbare la concorrenza. Ha anche sottolineato il ruolo del G20 per recepire e soddisfare le istanze soprattutto dei Paesi in via di sviluppo.
Polyanskij è stato seguito dal Console generale della Repubblica popolare cinese a New York, Huang Ping. L’intervento del console Huang era pre-registrato perché l’ambasciatore sarebbe stato impegnato ad assistere alla consegna delle forniture mediche in arrivo dalla Cina a Boston in quel momento. Huang ha colto l’occasione per descrivere l’approccio e la filosofia di Pechino nella risposta all’attuale pandemia e ha auspicato un aumento della collaborazione tra gli Stati Uniti e la Cina.
È seguita una breve sequenza di domande dal pubblico, con il consigliere scientifico del Consolato generale della Cina a New York Zhou Guolin, il quale ha risposto alle domande per conto dell’ambasciatore Huang. La prima domanda riguardava l’importanza di un lungimirante vertice dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, recentemente proposto dalla Russia. Un’altra domanda, sul ruolo dell’energia nucleare per lo sviluppo dell’Africa, è stata posta dal vice rappresentante del Sudafrica presso l’ONU.
Jacques Cheminade, più volte candidato alla presidenza francese, ha aperto la seconda parte della prima sessione, con un intervento intitolato “Un’Europa di cui non ci si debba vergognare”. Cheminade ha presentato la sua visione della causa persa dell’Europa sotto l’attuale sistema di cultura e politica, o come ha affermato, “dove la menzogna è diventata un’arte perversa”, e poi ha affrontato i tipi di cambiamento necessari per far rivivere le vere nazioni sovrane d’Europa e partecipare a un nuovo paradigma di sviluppo. Ha fatto riferimento ai trent’anni “gloriosi” della ricostruzione europea dopo la seconda guerra mondiale come esempio della vera Europa.
Subito dopo ha preso la parola Michele Geraci, economista ed ex sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico italiano. Geraci, che, quando era al governo, svolse un ruolo chiave nell’adesione dell’Italia all’Iniziativa Belt and Road, ha parlato della propria esperienza decennale in Cina e della sua esperienza nel governo italiano negli ultimi anni, concentrandosi sulla necessità di coniugare la rappresentanza politica alla competenza.
Sollecitato da una domanda di Helga Zepp-LaRouche, Geraci ha contrapposto la realtà della vera Cina, che egli ha percorso in lungo e in largo, e la natura sociale e benevola del popolo cinese, all’immagine distorta in Occidente, spesso viziata da esperienze con segmenti di quella società che non ne sono del tutto rappresentativi. “Ho avuto la fortuna”, ha spiegato Geraci, “come quasi tutti coloro che abbiano vissuto in Cina per un decennio, di assistere a una trasformazione che per noi analisti è quasi un miracolo avvenuto sotto i nostri occhi e rappresenta ciò che un Paese è in grado di realizzare. Nel fare la nostra analisi, abbiamo avuto anche la fortuna di incontrare la gente; parlare non solo con il Primo ministro e il Presidente, ma anche con i contadini”. Viaggiando nel Paese, “ho visto un diffuso senso di accoglienza e curiosità e sono sempre stato bene accolto in tutti i miei compiti”. Geraci ha specificato che questa è l’essenza non solo della Cina ma di molti Paesi asiatici.
Hanno poi preso la parola anche Bassam Al-Hachem dell’Università del Libano sulla crisi del proprio Paese, e Daniel Burke, candidato indipendente al Senato degli Stati Uniti nel New Jersey, che ha lanciato un appello ai giovani di tutto il mondo affinché si impegnino a sostenere la causa dello sviluppo globale attraverso le idee di Lyndon LaRouche. Sono pervenute domande, tra gli altri, dall’Ambasciatore del Costa Rica, dall’Ambasciatore del Mali e dall’Ambasciatore della Nigeria, tutti nel Canada. Si è sviluppata anche una vivace discussione sull’Unione Europea con il pubblico e con Zepp-LaRouche, Geraci e Cheminade.
(Nella foto, Helga Zepp-LaRouche, Michele Geraci, la presidente di MoviSol Liliana Gorini e Claudio Celani ad una precedente conferenza dal titolo “L’Italia nella Nuova Via della Seta” che si è tenuto nel marzo 2019 a Milano, alla Regione Lombardia).