La Commissione UE e il Parlamento Europeo fanno a gara di isteria climatica

Il 14 gennaio la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, ha presentato il piano per finanziare la nuova Bolla dei Tulipani nota come “Green Deal”. La montagna ha partorito un topolino, dato che i mille miliardi di euro di investimenti sono diventati 47,5 miliardi, per giunta di garanzie. Tali garanzie, secondo la Commissione, dovrebbero generare fino a 650 miliardi di investimenti.
Il giorno successivo, il Parlamento Europeo ha spinto ancora più in là i già radicali obiettivi di riduzione di CO2 della Commissione, votando una risoluzione che chiede di ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 invece dell’obiettivo del 40% stabilito dalla von der Leyen.
La risoluzione chiede anche alla Commissione di lavorare su “un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere compatibile con l’OMC”, e cioè penalizzare le importazioni con un alta impronta di carbonio. Il PE ha poi respinto gli emendamenti presentati dal gruppo dei conservatori e da singoli deputati per inserire il nucleare tra le tecnologie cosiddette “CO2-friendly”. La risoluzione è passata con 482 voti contro 136 e 95 astensioni (vedi http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2020-0005_IT.html).
Parlando con i giornalisti, il presidente del gruppo ID, Marco Zanni, ha spiegato che il suo gruppo ha votato contro la risoluzione considerandola “troppo ideologica”. Occorre, ha detto Zanni, “considerare il fatto che i nostri agricoltori, i nostri settori produttivi hanno già fatto molto per ridurre le emissioni di CO2. Oggi l’Europa rappresenta una minima parte di emissioni in tutto il mondo. Non siamo certo noi a doverci sobbarcare un ulteriore peso che può avere un impatto negativo in termini di occupazione, in termini di vantaggio competitivo delle nostre aziende (…) e diciamo, vista la situazione economico industriale del nostro Paese e dell’Europa, metterci un altro fardello di questo tipo non ci sembra l’idea più intelligente”.
Con perfetto tempismo, mentre la von der Leyen presentava il proprio piano a Strasburgo, Larry Fink, amministratore del più grande hedge fund del mondo, Black Rock, annunciava una “significativa riassegnazione di capitale” uscendo dalla economia del carbonio e entrando negli investimenti cosiddetti verdi. Nella sua regolare lettera ai clienti, Fink ha scritto che Black Rock ha deciso di intraprendere un’azione immediata per uscire dagli investimenti nel carbone a uso energetico e comincerà a chiedere ai clienti di comunicare i rischi collegati al clima.
“Poiché i mercati dei capitali anticipano i rischi futuri, vedremo dei cambiamenti nell’assegnazione dei capitali più in fretta degli stessi cambiamenti climatici”, ha scritto Fink nella lettera. “Nel prossimo futuro – e prima di quanto pensino i più – ci sarà una significativa riassegnazione del capitale”. (Nella foto Fink insieme all’AD della Borsa di New York).