Emerge, dalle commemorazioni tenutesi venerdì scorso negli Stati Uniti per il venticinquesimo anniversario degli attacchi dell’11 settembre, una triste sensazione di distacco, che riflette la rassegnazione al fatto che la verità su ciò che è realmente accaduto non verrà mai a galla. Ciò ha messo in luce un fatalismo innaturale nell’accettare la versione “ufficiale”, secondo cui la responsabilità di quel sanguinoso atto terroristico ricade su gruppi di dirottatori mandati da un fanatico saudita che viveva in una caverna in Afghanistan. Questa versione è generalmente accettata perché è stata ripetuta così spesso, mentre qualsiasi altra teoria viene ridicolizzata come “complottismo”.
Le manifestazioni hanno quindi assunto un carattere di pura formalità e hanno riguardato la condivisione dei ricordi delle vittime e l’espressione di gratitudine verso i primi soccorritori che hanno fatto del loro meglio per aiutare i feriti. Sono state versate alcune lacrime e sono state fatte promesse di non permettere mai più che un evento del genere possa ripetersi, espresse in alcuni casi proprio dalle stesse persone che hanno agito per impedire un’indagine approfondita su quanto accaduto, accettando al contempo le misure di sorveglianza di massa inaugurate da quegli eventi.
Un’eccezione degna di nota a questo rituale sono state due manifestazioni in cui i membri del movimento LaRouche hanno svolto un ruolo di primo piano. Ciò non dovrebbe sorprendere, poiché fu proprio LaRouche a smascherare per primo la storia di copertura su Bin Laden in un’intervista radiofonica con Jack Stockwell l’11 settembre (vedi qui: https://larouchepub.com/eiw/public/2001/eirv28n36-20010921/eirv28n36-20010921_012-larouche_let_calm_heads_prevail-lar.pdf), mentre l’attacco era in corso, e a intervenire successivamente più volte per sostenere che questa falsa narrazione facesse parte dell’operazione di depistaggio volta a impedire lo svolgimento di un’indagine completa. È degno di nota il fatto che lo stesso Jack Stockwell ha intervistato Diane Sare, candidata presidenziale indipendente seguace di LaRouche, per discutere di quella famosa intervista nell’ambito dei suoi ricordi sull’11 settembre.
Un’importante eccezione riguarda la nota attivista e presidente nazionale di 9/11 Families United, Terry Strada, che si è rivolta ai partecipanti alla commemorazione nazionale dell’11 settembre a New York. Strada, il cui marito è morto negli attentati, è stata decisa e schietta quando ha affermato: “Per 25 anni, un’amministrazione dopo l’altra, compresi i leader qui presenti oggi davanti a noi, ha scelto di proteggere i sauditi invece di stare dalla parte delle famiglie dell’11 settembre. Hanno nascosto prove, hanno posto il veto al JASTA [la legge che restringe la portata della sovranità delle nazioni straniere che promuovono il terrorismo], hanno infranto le promesse, sia pubbliche che private. È stato un tradimento dopo l’altro”.
La Strada ha fatto questa dichiarazione mentre in prima fila sedevano gli ex presidenti Bill Clinton, George Bush, Barack Obama e Joe Biden, tutti coinvolti nella sua accusa. Ha inoltre fatto appello al vicepresidente Vance, anch’egli presente, affinché trasmettesse questo messaggio a Trump.
Una seconda manifestazione pubblica degna di nota si è svolta a Manhattan, convocata dal candidato indipendente al Congresso Jose Vega, affiancato dalla già menzionata Diane Sare. I due hanno condotto un “forum intergenerazionale” intitolato “11 settembre più 25: la guerra senza fine si è rivoltata contro di voi”, a cui hanno partecipato gli informatori dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale (NSA) sull’11 settembre Tom Drake, Kurt Wiebe, Bill Binney e Marc Milleur. Questi facevano parte di un team – chiamato il “Thin Thread” (filo sottile, ndr) – che aveva sviluppato un sistema che non richiedeva violazioni della privacy per rintracciare i sospetti terroristi, ma era stato scartato dai collaboratori di Dick Cheney, favorevoli a una versione più brutale della “guerra al terrorismo”.
Tom Drake ha elevato il livello di riflessione con la sua ponderata sfida personale rivolta ai giovani presenti: “La mia ispirazione, la mia forza e il mio scopo quotidiano consistono nel sostenere il futuro della prossima generazione e in particolare delle generazioni più giovani… Loro sono destinati, così come vivono ora, a ereditare (questo).
“La domanda è: a cosa siete disposti a rinunciare? A cosa vi impegnerete per riportare la nazione al suo scopo originario di repubblica federale sovrana?”
Questo senso personale di profonda urgenza, trasmesso da Strada, Drake e dai suoi ex collaboratori della NSA è essenziale per spezzare la passività che ha permesso a coloro che sono coinvolti nell’insabbiamento dell’11 settembre di utilizzare quell’evento per tenere gli Stati Uniti impantanati in guerre permanenti.