Il mantra di Bruxelles, ripetuto a pappagallo dai guerrafondai di ogni paese membro dell’UE per mettere a tacere le critiche, era “La Russia è l’aggressore e l’Ucraina è l’aggredito”. Ma la stessa logica evidentemente non si applica quando l’aggressore sono chiaramente gli Stati Uniti e l’aggredito è il Venezuela. Le reazioni dei vari leader europei tradivano un notevole imbarazzo.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen non ha nemmeno menzionato l’aggressore, twittando: “Siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite”. L’Alto rappresentante dell’UE per la politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, si è espressa sulla stessa lunghezza d’onda: “L’UE ha ripetutamente affermato che Maduro manca di legittimità e difeso una transizione pacifica. In ogni circostanza, i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite devono essere rispettati. Invitiamo alla moderazione”.
Allo stesso modo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito la situazione “complessa” e tale da richiedere “un’attenta valutazione”. E poi: “Il diritto internazionale rimane il quadro di riferimento. L’obiettivo è una transizione ordinata verso un governo eletto”. Ha aggiunto che il presidente Maduro “ha portato il suo Paese alla rovina. Le ultime elezioni sono state truccate. Come molti altri Paesi, non abbiamo quindi riconosciuto la sua presidenza”.
Una dichiarazione rilasciata in seguito da Armin Laschet della CDU, presidente della commissione affari esteri, rivela un aspetto dell’esitazione degli europei. “Non dobbiamo dimenticare che rimaniamo impegnati nei confronti dell’Ucraina… La domanda è: sarebbe saggio che gli europei decidessero ora di muovere accuse unilaterali contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump?” La sua preoccupazione è che le critiche a Donald Trump potrebbero chiudere definitivamente la porta, che finora era rimasta socchiusa, del dialogo USA-EU sull’l’Ucraina.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affermato che, benché l’Italia condanni l’“azione militare esterna”, considera “legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”.
Il Presidente francese Emmanuel Macron ha suscitato grande scalpore affermando che i venezuelani dovrebbero “gioire” per il rapimento di Nicolas Maduro, anche se in seguito ha cercato di fare marcia indietro, dicendo di non aver “né sostenuto, né approvato” l’operazione militare.
Da mettere in evidenza che sia il primo ministro slovacco Robert Fico che quello ungherese Viktor Orbán si sono dimostrati molto più critici nei confronti dell’uso della forza militare statunitense in Venezuela.