Cheminade: il movimento dei gilet gialli rifiuta il vecchio paradigma

Mentre la mobilitazione dei gilet gialli in Francia entra nella sua 13esima settimana, esso ha dato il via a una serie di iniziative di protesta in altri Paesi europei. Su questo movimento l’ex candidato presidenziale Jacques Cheminade è stato intervistato da Sophie Shevardnadze per RT; l’intervista è stata pubblicata il 2 febbraio col titolo “Le proteste dei gilet gialli ricordano l’inizio della Rivoluzione francese”.

Il movimento di protesta, sottolinea Cheminade, ha radici profonde in tutto il Paese e riunisce coloro che si considerano la “maggioranza dimenticata” che ora prende posizione per dire: “Noi siamo il popolo” e chiediamo maggiore giustizia sociale. Essa capisce intuitivamente che le élite francesi si sono sottomesse al “globalismo finanziario”, che i mercati finanziari mondiali e la Banca Centrale Europea hanno usurpato il potere dei governi, che questi dovrebbero invece usare per tutelare il bene comune.

Interpellato sull’apparente carenza nel movimento di leader coi quali il governo potrebbe negoziare, Cheminade nota che “anche se per molti versi è differente, fu anche così all’inizio della Rivoluzione francese, quando non c’erano leader”. Queste persone non si conoscevano, molte di loro non erano mai scese in piazza, spiega; sono artigiani, persone del ceto medio e della classe operaia che si uniscono improvvisamente, avendo capito che “è nudo” il re nel quale sono metaforicamente rappresentati la classe dominante e i politici al potere. “Il livello di rispetto per i politici in Francia a questo punto è al 9% e l’istituzione più rispettata è quella degli ospedali pubblici, al 90%, quindi abbiamo quel… che Rosa Luxemburg ai suoi tempi definiva un fermento da sciopero di massa”.

Vi sono tentativi di lanciare una lista di candidati alle elezioni europee, ma Cheminade ritiene che Macron stesso vi stia mettendo le mani, perché “spera che una lista di gilet gialli porti via i voti all’estrema sinistra, all’estrema destra e all’opposizione di centro-destra” (rafforzando così il suo movimento, che tra parentesi è giunto a livelli abissali).

Nonostante le differenze all’interno del movimento, Cheminade ritiene che vogliano tutti partecipare al processo decisionale e che debbano essere istruiti su come funziona la società. “Sanno che funziona nel modo sbagliato, ma non sanno come farla funzionare nel modo giusto e il mio compito, in qualità di politico – diciamo – dissidente, è di organizzarli in modo che comprendono che cosa bisogna fare in positivo. È difficile, sarà un compito che richiederà del tempo, ma è molto interessante”.

Cheminade sottolinea che la questione non è ridistribuire la ricchezza dai ricchi ai poveri, ma di crearne altra nella società, e lo si fa elargendo credito pubblico per investire nel futuro. Alle manifestazioni dei gilet gialli sono apparsi striscioni che chiedono la ri-nazionalizzazione della Banca di Francia. Il partito Solidarité et Progrès di Cheminade chiede la creazione di una vera banca nazionale per finanziare lo Stato e i progetti necessari. Chiede inoltre la rottura con l’Unione Europea nella sua forma attuale.