Senza azione urgente per la ripresa, l’economia mondiale sprofonderà nel Maelstrom

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha aggiornato le previsioni formulate ad aprile, quando anticipò un declino del 3% del PIL mondiale, correggendolo al 4,9%. Francia, Italia e Spagna subiscono il crollo maggiore, oltre il 12%; seguite dal Regno Unito, con oltre il 10%, Germania e Stati Uniti, con l’8% circa, Russia, con oltre il 7% e il Giappone, con quasi il 6%. Solo la Cina è data in crescita, sebbene solo dell’1%.
Le previsioni escludono un ripristino di misure di lockdown anche nel caso di un ritorno della pandemia. Questa eventualità è invece contemplata nell’analisi di Tuomas Malinen, fondatore di NGS Economics di Helsinki. I lettori che talvolta si chiedono se questa newsletter non esageri col pessimismo farebbero bene a leggerla: https://gnseconomics.com/2020/02/10/the-stages-of-the-collapse/. Se continua la politica attuale, scrive Malinen, lo scenario più roseo è quello di una “calamità economica”, mentre lo scenario peggiore è quello di un'”apocalisse economica”.
Descrivendo le fasi del crollo economico iniziato con l’arresto del mercato “repo” nel settembre scorso, il prof. Malinen esamina la risposta delle banche centrali, con espansione di liquidità e monetizzazione del debito, affermando che ciò può tenere a galla il sistema bancario temporaneamente, ma non impedirà una catena di insolvenze, a partire dai CLO e dai debiti delle imprese.
Se ciò portasse a una corsa agli sportelli e a una crisi bancaria, assisteremmo a una deflazione globale, al crollo della liquidità e a un crollo “spettacolare” dei mercati azionari. Come risultato, la disoccupazione e la povertà “esploderebbero” mentre le entrate fiscali “crollerebbero perché il reddito calerebbe e le plusvalenze finanziarie evaporerebbero”. I deficit pubblici raggiungerebbero valori massimi inediti come risultato della spesa pubblica e le banche centrali sarebbero costrette ad aumentare la monetizzazione.
A quel punto, “i governi cercherebbero di salvare le banche criticamente importanti, il che richiederebbe ingenti finanziamenti che molti Paesi – come quelli dell’Eurozona – non possono permettersi e non sarebbero in grado di reperirli nei mercati dei capitali paralizzati. Questa realtà economica farebbe del bail-in l’unica opzione, anche se politicamente indigesta. In una realtà fiscale nuova e triste, è probabile che i governi, disperati, taglierebbero i fondi per le pensioni e per altri programmi di previdenza sociale. Si creerebbe una calamità economica”.
Ma potrebbe andare molto peggio, in particolare se il Coronavirus mutasse e si diffondesse nel mondo, con l’adozione di lockdown draconiani e un collasso completo delle filiere. “Questi fattori agghiaccianti, combinati alla crescita della disoccupazione, ai fallimenti delle imprese e alle turbolenze dei mercati darebbero il colpo finale al sistema bancario. Le perdite bancarie sarebbero talmente alte che, anche con l’applicazione del bail-in non si eviterebbe il fallimento. Il settore bancario europeo crollerebbe completamente, seguito da un’implosione dell’ordine finanziario globale. Il commercio mondiale evaporerebbe. Il mondo soccomberebbe in un completo annientamento economico”.
“Questo sarebbe uno scenario da ‘apocalisse economica’. Potremmo assistere a disoccupazione, povertà diffusa e disordini mai visti prima, e qualche Paese debole potrebbe sprofondare nell’anarchia”.
“Sfortunatamente, le cose potrebbero peggiorare ancora se i banchieri centrali compissero il passo finale nel loro schema di distruzione monetaria: i lanci dall’elicottero. Questi porrebbero fine al sistema monetario così come lo conosciamo”.
Soluzioni? Il prof. Malinen vi accenna, proponendo di sostenere “le funzioni essenziali del settore bancario”, particolarmente in Europa, e affermando che “se le banche decotte e le imprese ‘zombie’ vengono fatte fallire o liquidate metodicamente, ciò ripulirà l’economia da gran parte degli investimenti mal riposti, gettando le basi per una ripresa forte e sostenuta”. Peccato che l’autore si fermi qui e non invochi il ripristino della separazione bancaria (Glass-Steagall Act). che otterrebbe esattamente questo.