Per fermare il MES urge la separazione bancaria (Glass-Steagall)!

A questo punto sarà difficile che il Consiglio Europeo approvi la riforma del Meccanismo di Stabilità (MES) come previsto al vertice del 12-13 dicembre. Fonti di Bruxelles hanno espresso apertura alla possibilità che, su richiesta italiana, la decisione sia rimandata per includerla nel pacchetto complessivo dell’Unione Bancaria nel suo complesso. Staremo a vedere se la richiesta del governo Conte sia motivata da proposte di modifica di sostanza o se si tratti di una manovra volta a rintuzzare gli assalti dell’opposizione.
Come abbiamo più volte ripetuto, il MES è giuridicamente un’aberrazione ed economicamente dannoso. È un trattato internazionale che attribuisce poteri enormi sulla vita di 500 milioni di cittadini europei a un organismo che si comporta come un consiglio d’amministrazione, dove una maggioranza qualificata può ordinare da un giorno all’altro ai governi di versare quote di decine di miliardi per salvare megabanche in difficoltà. E questo, godendo della piena immunità di legge e senza pubblicare i verbali.
Nel caso di una crisi bancaria – certa come l’amen in chiesa – il MES (o anche il Single Resolution Fund, che si muove in avanscoperta) confischerà azioni, obbligazioni e conti correnti dai 100 mila euro in su (bail-in), dopodichè impegnerà fino a 700 miliardi per salvataggi bancari tradizionali, saldando i debiti finanziari (speculativi) verso il resto del sistema, così garantendo che i grandi investitori, quelli che dalla crisi del 2008 hanno accresciuto la loro ricchezza mentre la classe media veniva decimata, salvino i loro patrimoni.
Ma 700 miliardi sono una barzelletta, a fronte dei 28 mila miliardi di dollari in salvataggi bancari che è costata la crisi del 2008 solo alla Fed.
Dieci anni dopo la crisi finanziaria le élite politiche dimostrano di non aver appreso le lezioni di quella crisi. Come ha evidenziato l’economista Daniel Stelter in una notevole analisi pubblicata sul settimanale tedesco Focus il 26 novembre, “il sistema finanziario globale è completamente sfuggito al controllo” e le banche centrali, “invece di adoperarsi per ridurre il fardello del debito [del sistema] l’hanno ulteriormente gonfiato. Il debito globale è al 325% del PIL, 75 punti percentuali più che nel 2007. Con la politica di tassi negativi, le banche centrali si sono messe nell’angolo. Ora entriamo nell”end game monetario'”.
Quell’End Game è cominciato lo scorso 17 settembre, quando il mercato interbancario si paralizzò improvvisamente. Il sospetto che un segmento della bolla “omnibus” globale sia scoppiato nella forma di una grave insolvenza bancaria è stato sollevato da numerosi ambienti. Il Sole 24 Ore ha recentemente pubblicato i risultati di una propria inchiesta, giungendo alla conclusione che sarebbe insolvente una banca giapponese pesantemente esposta in CLO (Collateralized Loan Obligation) verso le banche francesi. I CLO sono derivati il cui sottostante è composto da obbligazioni di imprese sovraindebitate, i cui proventi non bastano per pagare gli interessi sul debito. Lo stesso meccanismo collegato ai subprime di recente memoria.
Questo spiegherebbe l’improvvisa fretta dell’UE a concludere i negoziati sul MES per avere a disposizione un fondo di salvataggio bancario. Lo stesso Carlo Cottarelli ha ammesso che il vero scopo del MES riformato sia quello di “salvare tutte le banche”. In un’intervista radiofonica il 17 novembre, Cottarelli ha dichiarato che, finché il Fondo di Risoluzione Unico (SRF), finanziato dalle banche, non abbia raggiunto le dimensioni adeguate, “serve la possibilità che il MES intervenga con i suoi soldi per evitare che non ci siano sufficienti soldi per sostenere il sistema bancario europeo”. Ad esempio, ha aggiunto, se le banche tedesche vanno in crisi, metterebbero a repentaglio l’intero sistema europeo. Perciò, “non penso che sia sbagliato dire che il MES può intervenire a sostegno delle banche, di tutte le banche. È giusto”.
Ripetere lo stesso errore nella speranza che stavolta funzioni è indice di pazzia. L’intero sistema è insostenibile e va “segato”, nel senso di separare le banche di credito da quelle d’affari, come non ci stancheremo mai di ripetere.
MoviSol e il LaRouchePAC si battono da anni per la separazione bancaria, e il ripristino della legge Glass-Steagall, e da anni denunciano il MES e le sue conseguenze sui nostri risparmi, tra cui il prelievo forzoso (bail-in) per salvare Deutsche Bank e altre megabanche tedesche o francesi con un’altissima esposizione in derivati. Ora tutti gridano al pericolo per i risparmi e invocano l’articolo 47 della Costituzione che dovrebbe tutelarli, ma Liliana Gorini, presidente di MoviSol (foto), ne parlava già nel 2013 alla radio, e di nuovo in questa dichiarazione del 2016, tre anni fa:

Renzi: questo è il fin di chi fa mal